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Perché per Marco Travaglio l’attinenza ai fatti è l’ultimo dei problemi

Marco Travaglio e Carlo Calenda durante un acceso confronto televisivo su temi politici e informativi in Italia

Politica italiana

Perché per Marco Travaglio l’attinenza ai fatti è l’ultimo dei problemi

Sfidare Travaglio sull'attinenza ai fatti delle cose che dice e scrive, come ha fatto meritoriamente Carlo Calenda, è un esercizio doveroso per contrastare la sua propaganda spudorata ma per altri versi inutile. Una delle definizioni del termine "propaganda" che troverete sul vocabolario Treccani è: "Complesso di

Marco Travaglio e Carlo Calenda durante un acceso confronto televisivo su temi politici e informativi in Italia
Filippo Piperno25/03/2025Aggiornato 20/05/20253 min lettura485 parole

Sfidare Travaglio sull’attinenza ai fatti delle cose che dice e scrive, come ha fatto meritoriamente Carlo Calenda, è un esercizio doveroso per contrastare la sua propaganda spudorata ma per altri versi inutile. Una delle definizioni del termine “propaganda” che troverete sul vocabolario Treccani è: “Complesso di notizie destituite di ogni fondamento, diffuse ad arte e per fini particolari”.

Ovvero il propagandista è colui che utilizza – in modo consapevole – grossolane deformazioni o falsificazioni di notizie o dati, diffuse nel tentativo di influenzare l’opinione pubblica. È un metodo che Travaglio ha utilizzato con pervicacia nel corso della sua carriera e non solo con riferimento alla guerra russo-ucraina. Lo dimostra il numero di condanne per diffamazione che ha collezionato.

Ciò sta ad indicare che, quando si ricorre ad un giudice terzo per una verifica nel merito delle sue affermazioni, molto spesso per Travaglio le cose non si mettono benissimo. Sono circostanze che non sembrano preoccuparlo più di tanto perché, essendo un propagandista, è verosimile le metta nel conto dei rischi legati alla sua attività professionale.

Non solo. Il circuito mediatico-televisivo italiano, che ha deliberatamente deciso di non offrire al proprio pubblico un’informazione autorevole, valutandola come noiosa e pedante, premia chi come Travaglio punta a polarizzare e radicalizzare il dibattito. Si tratta di un metodo costruito a tavolino che non prevede la falsificabilità delle proprie affermazioni perché queste già nascono per non essere attinenti ai fatti. È il loro marchio di fabbrica.

È ingenuo pensare che, se Travaglio andasse in Ucraina di persona, cambierebbe il proprio punto di vista. Lo sa bene anche Travaglio che infatti non dimostra alcun interesse nel modificare il proprio status da propagandista a cronista di guerra.

Travaglio e le redazioni dei programmi televisivi che continuano ad invitarlo sanno bene che il loro non è un pubblico a caccia di verità complicate, discorsi complessi, analisi ponderate dei fatti. Quel pubblico vuole solo una conferma ben confezionata e resa autorevole dal mezzo televisivo delle loro verità precostituite basate sul bombardamento propagandistico al quale attingono in via esclusiva per formarsi le proprie opinioni.

Come scrisse Cesare Pavese: “Leggendo non cerchiamo idee nuove, ma pensieri già da noi pensati, che acquistano sulla pagina un suggello di conferma.”

Ecco, con Pavese, spiegati l’onnipresenza di Travaglio in televisione e il suo assoluto disinteresse per i fatti.


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Un pensiero su “Perché per Marco Travaglio l’attinenza ai fatti è l’ultimo dei problemi

  1. Maria Nadia dice:

    In un primo momento avevo approvato la partecipazione di Calenda al dibattito.
    Mi ero entusiasmata per la passione sincera che mostrava nel difendere le ragioni dell’Ucraina, posizione che condivido pienamente.
    A una seconda riflessione però ho pensato che confrontarsi con gente come Travglio e Giordano non fa che dare loro l’opportunità (già ampiamente concessa in troppe sedi) di mantenere visibilità e reiterare le proprie tesi deteriori.
    Quando non fosse addirittura un mezzo di visibilità per lo stesso Calenda.

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