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Il solito copione antiebraico che va in scena nelle piazze e nelle tavole rotonde

Manifestazione pro Palestina a Milano con bandiere palestinesi e striscioni contro Israele davanti a un palazzo storico.

Israele

Il solito copione antiebraico che va in scena nelle piazze e nelle tavole rotonde

Un nutrito corteo ha manifestato sabato scorso a Milano contro il "genocidio" nella Striscia. I soliti promotori (Anpi, sindacati di base, Avs, M5s, associazioni palestinesi). I soliti slogan ("Palestina libera dal fiume al mare", "Intifada, Intifada"). La solita richiesta di embargo delle armi e di boicottaggio

Manifestazione pro Palestina a Milano con bandiere palestinesi e striscioni contro Israele davanti a un palazzo storico.
Michele Magno14/04/2025Aggiornato 15/05/20253 min lettura636 parole

Un nutrito corteo ha manifestato sabato scorso a Milano contro il “genocidio” nella Striscia. I soliti promotori (Anpi, sindacati di base, Avs, M5s, associazioni palestinesi). I soliti slogan (“Palestina libera dal fiume al mare”, “Intifada, Intifada”). La solita richiesta di embargo delle armi e di boicottaggio di qualsivoglia rapporto -economico, scientifico, culturale- con Israele. Le solite vetrine infrante. I soliti scontri con la polizia. Il solito copione, insomma.

Per altro verso, in una tavola rotonda all’Università di Roma Tre di qualche giorno fa abbiamo potuto ascoltare di Vittorio Emanuele Parsi, apprezzato professore di Relazioni internazionali all’Università Cattolica del Sacro Cuore, battute di dubbio gusto (“l’America ha già il suo cinquantunesimo Stato: Israele”; “dopo le bombe, anche la fame e la sete per la popolazione di Gaza”) e affermazioni non solo discutibili, ma sorprendenti se enunciate da uno studioso che sulla questione ucraina ha invece dato prova di rigore analitico e di conoscenza dei fatti.

Ecco,allora, che -testuale- “noi [noi chi?] riconosciamo [sottinteso: solo] i confini di Israele del 1967”. Ora, i confini del 1967 sono le linee armistiziali del 1949, le quali sono state superate dagli accordi di pace con l’Egitto (1979) e con la Giordania (1994). Attualmente per il diritto internazionale i confini israeliani sono quelli stabilti da questi due Trattati (confini che peraltro sono proprio gli stessi assegnati a Israele con il mandato della Società delle nazioni).

In altre parole, sostenere che “noi riconosciamo i confini di Israele del 1967” significa sostenere che l’invasione giordana e egiziana del 1948 ha modificato de iure i confini israeliani. È come sostenere che nel 2014 l’invasione russa della Crimea ha modificato de iure i confini dell’Ucraina. Mentre, se non sono informato male, quest’ultima tesi Parsi fortunatamente non l’ha mai sposata.

Come si spiega questo doppio registro interpretativo? Nel caso del prof. Parsi, persona che per tanti altri versi stimo, non lo so. Una cosa però la so, non solo per qualche lettura ma per esperienza personale nella “Terra di Abramo”. Certo, il governo di Benjamin Netanyahu si regge su una coalizione di estrema destra, e l’Idf può essersi macchiato di atti criminali, ma non tortura e uccide i suoi oppositori come Hamas. Il popolo israeliano non è colonialista o razzista. Sta combattendo contro un nemico molto crudele, che ha strangolato a mani nude i fratellini Bibas, che specula ignobilmente sui suoi morti.

Del resto, si è mai vista una “guerra coloniale” con gli oppressi in grado di disporre di decine di migliaia di missili e droni da rovesciare per anni sugli oppressori; e con gli oppressi quotidianamente riforniti di aiuti umanitari da una moltitudine di organizzazioni internazionali con il consenso dei loro stessi oppressori; e, infine, beneficiari di un fiume di denaro proveniente da alcuni tra i paesi più ricchi della terra?

Se poi una buona parte di questi aiuti sono confiscati da Hamas per nutrire i suoi terroristi, e se una buona parte di quel denaro è stato utilizzato per scavare 300 km di gallerie (se ne vantò Sinwar cinque anni fa, ma oggi sono molti di più e sempre vietati ai cittadini di Gaza come rifugio), qualche riflessione “sine ira et studio” andrebbe finalmente fatta. Anche da chi forse non ha una spiccata simpatia per Tel Aviv.


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3 pensieri su “Il solito copione antiebraico che va in scena nelle piazze e nelle tavole rotonde

  1. blogdibarbara dice:

    Io sapevo 600 chilometri, più dei 500 e rotti della metropolitana di Londra.
    Tutte le fantasmagoriche strutture di Gaza Beach del piano Trump se le sarebbero potute costruire da soli con tutti i soldi passati dalle nostre tasche alle loro, e ancora ne avrebbero avanzati.

  2. albasolaro dice:

    Però anche il solito pezzo che si lamenta delle piazze che criticano l’Israele di Netanyahu, che barba, non riuscite anche voi a cambiare copione?

    • blogdibarbara dice:

      L’Israele di Netanyahu (il quale, essendo stato Netanyahu eletto a maggioranza in democratiche elezioni, sarebbe, per inciso, anche l’Israele degli israeliani)? Risulta che ci sia stato, dal ’48 a oggi, un qualche governo israeliano che gli amanti degli sgozzaebrei non abbiano “criticato”? Come mai è noioso Magno che denuncia l’ennesima valanga di menzogne di pal e propal mentre non è per niente noioso ciò che ha provocato la denuncia del suddetto Magno? Forse perché gli sgozzaebrei e i loro sostenitori sono più simpatici di Magno?

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