Iran
Il destino dell’Iran tra Stati Uniti e l’ombra d’Israele
Nel cuore del deserto dell’Oman, nella città di Mascate, è avvenuto un incontro cruciale: un negoziato segreto tra due nemici storici: la Repubblica Islamica dell’Iran e gli Stati Uniti d’America. Quando Donald Trump, durante la visita di Benjamin Netanyahu a Washington, aveva annunciato l’inizio di un



Nel cuore del deserto dell’Oman, nella città di Mascate, è avvenuto un incontro cruciale: un negoziato segreto tra due nemici storici: la Repubblica Islamica dell’Iran e gli Stati Uniti d’America.
Quando Donald Trump, durante la visita di Benjamin Netanyahu a Washington, aveva annunciato l’inizio di un dialogo tra gli Stati Uniti e la Repubblica Islamica, il mondo – Netanyahu incluso – era rimasto sorpreso, non solo per la ripresa dei colloqui dopo anni di silenzio, ma anche per il fatto che entrambe le parti erano sull’orlo di un conflitto.
Un negoziato dalle ombre
Gli Stati Uniti insistevano per un confronto diretto, mentre l’Iran, seguendo la sua consuetudine, preferiva un dialogo indiretto. Nonostante ciò, la realtà si è presto rivelata: inizialmente, l’inviato speciale di Trump, Steve Witkoff, e il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, comunicavano tramite mediatori omaniti da stanze separate. Alla fine, tuttavia, il dialogo diretto si è concretizzato.
Il governo ospitante, l’Oman, aveva imposto severe restrizioni alla presenza dei giornalisti su richiesta delle parti coinvolte. Solo due reporter erano presenti: uno dell’emittente di Stato iraniana e uno dell’Associated Press. Una presenza così limitata ha alimentato le speculazioni dei media.
Entrambe le parti hanno definito i colloqui “positivi”, lasciando intendere che un nuovo incontro si sarebbe tenuto sabato 19 aprile in una capitale europea. Più tardi, l’Ansa ha confermato che il nuovo round di colloqui sarebbe avvenuto a Roma.
L’Iran desidera coinvolgere anche l’Europa, la Cina e la Russia nei negoziati, proprio come avvenne con l’accordo nucleare del 2015 (JCPOA). L’obiettivo: prolungare i negoziati e ottenere un sostegno implicito dalle potenze economiche. È noto che Francia, Germania e Regno Unito si oppongono a un’azione militare contro l’Iran e sostengono una soluzione diplomatica.
Donald Trump: il mercante alla Casa Bianca
Uno dei motivi principali che avevano spinto Trump a ritirarsi dal JCPOA era stato il fatto che i benefici economici dell’accordo andavano principalmente a vantaggio di europei, cinesi e russi. Questa volta, l’intenzione è di siglare un accordo bilaterale tra Teheran e Washington, per garantire che siano le aziende americane a beneficiare dell’eventuale riapertura del mercato iraniano.
Donald Trump, con la sua mentalità imprenditoriale, ha intrapreso un’avventura finanziaria di notevole portata insieme a sua moglie, lavorando alla creazione di una criptovaluta privata. Le sue decisioni, sia in ambito economico che politico, hanno provocato significative oscillazioni nei mercati finanziari. Di conseguenza, mentre alcuni dei suoi stretti alleati hanno capitalizzato queste turbolenze ottenendo profitti ingenti, milioni di piccoli investitori americani hanno subito pesanti perdite finanziarie. Questa situazione ha alimentato le preoccupazioni del Partito Democratico, che ha sollevato la questione al Congresso, sollecitando un’indagine per presunto insider trading, al fine di chiarire le dinamiche dietro queste fluttuazioni di mercato e salvaguardare l’integrità finanziaria degli investitori statunitensi.
La natura affaristica da parte di Trump è anche evidenziata dalla scelta del negoziatore americano, l’amico di Trump ed ex agente immobiliare Steve Witkoff, ora incaricato di rappresentare un presidente che plasma la politica estera americana sulla base del profitto.
Per Trump riuscire a siglare un accordo, sarebbe un modo per presentarsi come “l’eroe della pace”, compensando il fallimento nel porre fine alle guerre in Ucraina e tra Israele e Hamas.
Dal nucleare civile alla linea rossa delle armi atomiche
Il tema principale del negoziato è il programma nucleare iraniano. Teheran vuole limitare i colloqui a questo tema, mentre gli Stati Uniti chiedono un accordo più ampio che includa i missili balistici e le attività regionali dell’Iran. Washington ha come linea rossa l’impossibilità per Teheran di costruire un’arma nucleare.
Considerato che gli Stati Uniti stanno firmando accordi per lo sviluppo del nucleare civile in Arabia Saudita, è improbabile che Trump chieda lo smantellamento completo dei reattori civili iraniani. Al contrario, potrebbe persino proporre la vendita di impianti americani più avanzati.
Israele: assente presente
Ma in Medio Oriente, non esistono negoziati a due. Un terzo attore è sempre presente, spesso nell’ombra. Netanyahu, pur non essendo fisicamente a Mascate, ha un ruolo fondamentale. Israele ha già ostacolato in passato accordi che avrebbero potuto portare alla stabilità della regione. I colloqui tra Arabia Saudita e Israele furono stroncati da un attacco di Hamas, avvenuto secondo molti con il benestare di Teheran.
Oggi, Netanyahu potrebbe ripetere quello schema per sabotare i colloqui, temendo un futuro senza Trump. Secondo fonti militari israeliane, starebbe considerando un’azione militare per distruggere le infrastrutture nucleari iraniane, sulla falsariga del destino di Gheddafi.
Sebbene Trump mostri apertamente sostegno a Netanyahu, nei fatti ha spesso seguito una linea propria. Le promesse di colpire l’Iran o trasformare Gaza in un “Las Vegas” mediorientale sono rimaste sulla carta.
D’altra parte l’Iran non è la Corea del Nord. Impossibile condurre trattati alo stesso modo. Non è isolato, né ha un’economia chiusa. È un attore regionale con ampie relazioni internazionali. Impossibile ignorarlo o contenerlo con la stessa strategia.
La situazione interna iraniana
In Iran, il governo guidato da Masoud Pezeshkian ha mostrato un atteggiamento più aperto. Anche se molti oppositori credevano che il regime non si sarebbe mai avvicinato agli Stati Uniti, ora la possibilità di un’apertura economica e diplomatica è concreta.
Questa evoluzione preoccupa i settori più radicali del regime, che vedono nel nuovo orientamento del leader supremo un potenziale tradimento. Alcuni temono che la crescente influenza del governo civile possa ridimensionare il potere delle forze armate.
Le reazioni dell’opposizione in esilio sono contrastanti. Alcuni gruppi favorevoli al dialogo, a patto che porti anche a miglioramenti sui diritti umani e sulle condizioni di vita della popolazione. Altri, invece, continuano a sperare in un intervento militare americano o israeliano per rovesciare il regime.
Ma tra gli oppositori interni, soprattutto ex-riformisti che ora si sono dissociati dal sistema, prevale l’ottimismo. Vedono nei negoziati una possibilità per allentare le sanzioni, ottenere aperture culturali e creare spazi di respiro sociale.
Anche tra la popolazione iraniana si respira cauto ottimismo. Il dollaro ha perso terreno e i prezzi hanno mostrato segni di stabilizzazione. Molti cittadini, stremati dalla crisi, sperano che i colloqui portino risultati. Non per affetto verso il regime, ma per pura sopravvivenza.
Le forze armate: tra obbedienza e incertezza
Nei ranghi dei Pasdaran vi è invece tensione. Un eventuale conflitto porterebbe il Paese al disastro. Ma un’apertura economica potrebbe rafforzare il potere del governo civile a discapito dell’influenza militare.
Alcuni, però, iniziano a comprendere che la prosecuzione dello status quo non è sostenibile. Meglio un regime post-Khamenei che garantisca la sopravvivenza dell’apparato militare, piuttosto che l’implosione del sistema.
E la domanda finale: cosa farà Israele?
Tutti guardano ora a Tel Aviv. Israele tenterà di sabotare i colloqui? Vedremo un nuovo “scenario Gheddafi” a Teheran? O assisteremo a un processo di disintegrazione dell’Iran, obiettivo a lungo termine di alcuni ambienti strategici israeliani?
Nulla è certo tranne una cosa: oggi, più che mai, il destino dell’Iran è sospeso sul filo del rasoio.
Se ti è piaciuto o se non ti è piaciuto questo articolo, scrivilo nei commenti.

InOltre è completamente gratuito ed è il frutto della competenza e della passione di molte persone che lavorano senza fini di lucro. Se desideri contribuire con un piccolo supporto, puoi farlo effettuando un bonifico come di seguito specificato oppure cliccando sui pulsanti che vedi, scegliendo l’opzione che più preferisci. Le donazioni verranno utilizzate per i costi di mantenimento del sito e per altre attività editoriali.
Grazie per il vostro supporto!
Bonifico bancario intestato a Inoltre Ente del Terzo Settore con Causale: donazione/erogazione liberale a favore di Inoltre ETS.
Codice Iban: IT55A0306909606100000404908


Condividi








Se ti è piaciuto o se non ti è piaciuto questo articolo, scrivilo nei commenti.