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Una lunga fedeltà a Massimo Bordin

Ritratto di Massimo Bordin, storico direttore di Radio Radicale e voce iconica della rassegna stampa italiana.

Media italiani

Una lunga fedeltà a Massimo Bordin

Anche quest'anno, a 6 anni dalla sua scomparsa, vogliamo celebrare il ricordo di Massimo Bordin che fu per molti anni il direttore di Radio Radicale ma che soprattutto animò una delle più belle pagine del giornalismo italiano: la “sua” rassegna stampa. Chi scrive conserva ancora oggi

Ritratto di Massimo Bordin, storico direttore di Radio Radicale e voce iconica della rassegna stampa italiana.
Filippo Piperno18/04/2025Aggiornato 15/05/20253 min lettura496 parole
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Anche quest’anno, a 6 anni dalla sua scomparsa, vogliamo celebrare il ricordo di Massimo Bordin che fu per molti anni il direttore di Radio Radicale ma che soprattutto animò una delle più belle pagine del giornalismo italiano: la “sua” rassegna stampa.

Chi scrive conserva ancora oggi una lunga fedeltà intellettuale ma soprattutto umana nei confronti di Massimo Bordin. Se dovessi descrivere nel presente il mio sentimento prevalente nei confronti della sua figura, che pur non ho mai conosciuto personalmente, dovrei forse riferirmi al lutto. Quel senso di frustrazione ed impotenza che ci assale di fronte alla perdita inesorabile di una persona cara. E anche se sono conscio che non si porta mai bene idealizzare persone ed idee, Bordin mi manca maledettamente quasi ogni mattina.

Già all’epoca in cui ascoltavo la sua rassegna stampa, i suoi speciali giustizia, le sue maratone oratorie con Marco Pannella, masticavo opinioni molto severe nei confronti del circuito mediatico italiano, per non dire della politica. Covavo la frustrazione, (che continuerei a provare oggi e forse ancora di più se non ci fosse InOltre), della mancanza di una voce nella quale riconoscermi, di un sodalizio ideale capace di far vibrare qualche corda.

In quel deserto, la lettura dei giornali di Bordin, quel sarcasmo corrosivo, la capacità di smascherare e decostruire, solo modulando il tono della voce, la solita frase fatta che non mancava mai, le trite banalità dell’ordinaria giornata politica italiana, tutto questo era per me un elisir. Un riscatto via etere che mi faceva sentire meno solo. Una sensazione impagabile che, così intensa, credo non proverò mai più.

Spero possiate perdonare il tono un po’ impudico dei miei pensieri ma davvero la scomparsa di Massimo Bordin è per me una ferita aperta che ancora oggi fatico ad elaborare come forse dovrei. Anche Bordin non approverebbe il registro elegiaco con cui ho scelto di ricordarlo. Ma la passione civile è anche questo e per citare una sua frase che mi è rimasta impressa: “Non sono certo io a poter malgiudicare il giornalismo militante”. Per questo spero mi perdonerà.


L’anno scorso InOltre ricordò Massimo Bordin attraverso il racconto di alcune persone che a vario titolo avevano cose interessanti da raccontare su di lui: Paolo Mieli, Giovanna Reanda, Massimo Teodori, Carlo Romeo, Andrea Bitetto e Iuri Maria Prado.

La serie dedicata a Bordin da InOltre potete ritrovarla qui. Buona lettura.


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