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L’America First val bene una messa

Donald Trump e Papa Francesco a colloquio

USA

L’America First val bene una messa

Inutile improvvisarsi vaticanisti di metà settimana ed elucubrare sulle ragioni profonde della partecipazione di Donald Trump ai funerali di Papa Francesco. Si dice che venga ad istruire i suoi vescovi per pilotare il prossimo conclave al fine dell’elezione di un papa conservatore, o magari per farsi

Donald Trump e Papa Francesco a colloquio
Pietro Molteni26/04/2025Aggiornato 09/05/20255 min lettura1.012 parole
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Inutile improvvisarsi vaticanisti di metà settimana ed elucubrare sulle ragioni profonde della partecipazione di Donald Trump ai funerali di Papa Francesco. Si dice che venga ad istruire i suoi vescovi per pilotare il prossimo conclave al fine dell’elezione di un papa conservatore, o magari per farsi inserire nella lista dei candidati (in fondo, perché no?

Tanto ormai ci siamo abituati a tutto). Che i vescovi americani ed inglesi siano molto più conservatori della media europea è risaputo, ma le faide all’interno degli apparati della Chiesa meglio lasciarle a chi se ne intende (ammesso che ne possa parlare). I media hanno già deciso che il prossimo Papa sarà un pericoloso reazionario, speriamo che almeno non gli spunti il ciuffo ossigenato da sotto la papalina.

Visto l’andazzo degli ultimi giorni, le arringhe in parlamento, le prese di posizione dei leader politici (sia nei pianti che negli strepiti noi italiani rimaniamo imbattuti), è chiaro che le esequie di Papa Francesco saranno un grande esercizio di narcisismo politico, dove a seconda della propria famiglia di appartenenza, Papa Bergoglio verrà ricordato come il paladino dei migranti e della giustizia climatica, oppure come il difensore della vita del feto, della famiglia unita contro la “frociaggine” dei giorni d’oggi.

È scontato che, se di narcisismo si parla, Donald Trump non poteva dare forfait, e la lista dei leader mondiali che si sono affannati a confermare la propria presenza subito dopo l’annuncio del presidente USA sorprende per ampiezza e foga, tanto che dispiace un po’ per il “povero” Putin, costretto per ovvie ragioni a starsene per i fatti suoi come Nanni Moretti in Ecce Bombo. La mattina del 26 aprile, quel poco di vodka consumato nel silenzio della grande sala bianca del Cremlino, mentre mezzo mondo sarà a Roma tra fasti e telecamere, è un’immagine che stringe il cuore (almeno a noi che ne siamo provvisti).

Nonostante ciò, resta legittima la domanda su perché Donald Trump sarà al funerale di Papa Francesco.

Innanzitutto, questo è il primo funerale papale dell’epoca digitale. Il precedente fu quello di Wojtyla, nel 2005, un’era geologica fa da un punto di vista della comunicazione digitale (ai tempi, Facebook era ancora un esperimento dell’anonimo studente Mark Zuckerberg nel suo dormitorio di Harvard, e YouTube fu lanciato quell’anno stesso). Bush era presente, e fu il primo presidente USA della storia. Biden non partecipò ai funerali di Ratzinger che però, non essendo in carica, non ebbe lo stesso impatto. È quindi chiaro che nell’epoca della copertura mediatica totale, la presenza del presidente americano ai funerali del Papa sarà d’ora in avanti un rito formalmente obbligato.

La seconda ragione è certamente politica. Secondo tutti sondaggi, i bianchi cattolici americani sono tendenzialmente repubblicani (il 57% contro il 38% che si dichiara democratico), ed il cattolicesimo è tanto più sentito dagli Americani quanto più ci si spinge negli stati interni, fondamentali per la conquista della Casa Bianca. Dare un segnale di vicinanza al mondo cattolico che conta è per un presidente repubblicano molto importante (i latinos cattolici e in maggioranza democratici delle grandi città contano elettoralmente molto poco, essendo già in aree democratiche). Inutile fare polemiche sul fatto che Papa Francesco avesse posizioni sull’immigrazione molto diverse dal medio cattolico repubblicano, negli USA la figura del Papa è molto sbiadita, e la presenza a Roma del Presidente è più un omaggio al cuore del cattolicesimo che Roma rappresenta piuttosto che al Papa in sé ed al suo pensiero.

Il terzo motivo è la volontà di rendersi partecipe del mondo religioso in generale. Su questo punto, bisogna dar ragione a Piergiorgio Odifreddi che, parlando delle differenze tra Benedetto XVI e Francesco, disse parole inoppugnabili. Ratzinger, una volta eletto, si pose il problema della crisi del cristianesimo europeo e, da colto teologo, cercò di parlare all’élite intellettuale europea (il famoso discorso di Ratisbona ripeteva la parola “ragione” ben 45 volte).

Il risultato fu il totale allontanamento di quell’élite intellettuale che lo considerò un fastidioso conservatore dal primo giorno. Francesco, al contrario, rinunciò a “salvare” la fede europea, considerando la battaglia già persa, e si rivolse quindi alle grandi masse cristiane dell’Africa e del Sud-America. Da qui il suo linguaggio semplice, i messaggi elementari, che al contrario di quelli di Ratzinger, si rivolgevano in primis a masse di popolazione poco scolarizzate. Sorprendentemente, l’élite intellettuale europea si innamorò (ipocritamente o meno) di questo approccio popolare, e ne fece un simbolo del progressismo moderno.

Donald Trump fa un passo avanti. Nella concezione autocratica del potere dell’emergente corrente culturale di cui il Tycoon è espressione, Dio e la religione fungono da legittimazione di potere politico, riacquistando un ruolo di instrumentum regni che sembrava appartenesse ad un’epoca perduta. Come l’Innominato che, a detta di Manzoni, “non vedeva mai nessuno al di sopra di sé, né più in alto”, la vicinanza ai riti religiosi rende l’uomo politicamente più importante della Terra partecipe di un’intercomunicazione religiosa che ha forte potere di fascinazione su grandi masse di popolazioni non occidentali, e non per forza cristiane (se c’è una cosa che accomuna Francesco e Trump è il fatto di non considerare l’Europa un terreno di battaglia culturale).

Prima di qualsiasi intrigo da conclave, è necessario tenere presente quanto il misticismo escatologico eserciti un ruolo fondamentale nelle nuove correnti politico-culturali, in opposizione al laicismo celebrato come virtù irrinunciabile dal ciclo storico precedente, ed in quest’ottica, l’adesione anche formale ai riti millenari del cristianesimo è parte stessa di quella visione di potere.


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Un pensiero su “L’America First val bene una messa

  1. Annamaria B. dice:

    Trump si pavoneggerà, osserverà Roma e poi aggiungerà ulteriori orrende decorazioni imperialbarocche alla Casa Bianca.

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