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Gli Houthi e l’azzardo dell’Iran

Iran

Gli Houthi e l’azzardo dell’Iran

La milizia yemenita inizia a disturbare il traffico marittimo globale nel Mar Rosso, dichiarandolo un mezzo per pressare un cessate il fuoco a Gaza. Il presunto sostegno degli Houthi alla Palestina ha guadagnato sempre più sostegno nel mondo musulmano e tra i gruppi di estrema sinistra

Raymi Libutti07/03/2024Aggiornato 23/05/202410 min lettura2.052 parole

di Raymi Libutti

L’ascesa degli Houthi nella provincia nord-occidentale dello Yemen, Sa’da, negli anni ’90, ha rappresentato un punto di svolta cruciale nel panorama politico della regione. Mossi inizialmente dalla volontà di rivitalizzare lo Zaydismo sciita in uno Yemen a maggioranza sunnita e di resistere all’influenza esterna, soprattutto dall’Arabia Saudita, gli Houthi subiranno un’importante trasformazione nel corso del tempo.

Ciò che inizia come una lotta locale per l’identità e l’autonomia si trasforma in una forza politica che si allinea strettamente agli interessi strategici dell’Iran nella regione. L’Iran vede negli Houthi un alleato utile per contrastare l’influenza saudita e per estendere la propria sfera di influenza nel Golfo Arabico. Tuttavia, mantenere il controllo su un proxy così distante e complesso come gli Houthi rappresenta una sfida per Tehran, poiché l’instabilità interna dello Yemen e le pressioni internazionali complicano la gestione dell’alleanza.

Questo articolo si propone di esaminare le intricanti dinamiche del movimento Houthi, dalla sua genesi alla sua attuale posizione come attore chiave nella geopolitica del Medio Oriente. Inoltre, analizzerà le sfide che l’Iran deve affrontare nel mantenere saldo il suo controllo su un gruppo che si trova al centro di un conflitto regionale sempre più complesso e devastante.

Dal conflitto settario alla forza bellicosa: L’ascesa degli Houthi

Il movimento degli Houthi prende le sue radici dal tentativo di contrastare la marginalizzazione degli Zayditi nella società yemenita degli anni ’90, per poi trasformarsi in una potente milizia guidata dal leader religioso Hussain al Houthi nei primi anni del 2000. Per comprendere appieno questa evoluzione, è essenziale tornare al 2003, anno dell’invasione statunitense dell’Iraq, evento che ha innescato una radicale trasformazione in molti gruppi del Medio Oriente. Gli Houthi, trovando solidarietà con organizzazioni sciite come Hezbollah, adottano una narrativa anti-imperialista e jihadista, opponendosi con forza all’intervento straniero e criticando i regimi arabi per la loro presunta debolezza, mancanza di autenticità religiosa e vicinanza all’Occidente. 

Il movimento degli Houthi sfida apertamente l’allora presidente Ali Abdullah Saleh, accusandolo di collusione con potenze straniere, in particolare l’Arabia Saudita. Come accaduto in altri paesi, l’onda della primavera araba del 2011, che rivendicava il cambiamento del regime di Saleh, ha gettato lo Yemen in una profonda crisi, creando un vuoto di potere che ha favorito l’emergere degli Houthi come attori di rilievo. Questo evento ha ulteriormente attirato l’attenzione dell’Iran sul gruppo. La fase di crisi acuta è diventata un’opportunità cruciale sia per gli Houthi che per Tehran.

Nel 2014, la milizia yemenita riesce a prendere il controllo di due terzi dello Yemen, compresa la capitale Sana’a, dando il via a una lunga guerra civile e stabilendo uno semi-stato teocratico. In particolare, sarà il controllo della costa strategica del Mar Rosso a conferire loro un vantaggio cruciale per sfidare le potenze regionali. La loro posizione strategica e il loro credo sciita e anti-imperialista, li rendono elementi rilevanti nella strategia geopolitica a lungo termine dell’Iran. Gli Houthi entreranno a far parte dell'”Asse della Resistenza” della Repubblica Islamica, consolidando ulteriormente la loro identità e la loro forza nel contesto regionale.

L’ascesa degli Houthi ha determinato un significativo cambiamento nel panorama politico non solo dello Yemen, ma anche a livello regionale. Nel 2015, l’Arabia Saudita, preoccupata per il crescente potere del gruppo sciita e per le possibili minacce alla propria sicurezza, ha guidato un intervento militare in Yemen al fine di ripristinare il governo riconosciuto a livello internazionale e contrastare gli Houthi. Questo intervento ha innescato una serie di attacchi di rappresaglia degli Houthi contro l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti, tra cui gli attacchi con droni alle infrastrutture civili di Riyadh. Nel 2022, i sauditi hanno sospeso i bombardamenti e hanno cercato il dialogo diplomatico, riconoscendo i limiti del successo dell’operazione, che non è riuscita a ristabilire il controllo del governo legittimo dello Yemen sulla situazione. È plausibile ipotizzare che, nell’ambito del suo complesso gioco geopolitico, l’Iran stia operando per contrastare l’influenza dell’Arabia Saudita, il suo principale avversario nella regione.

L’espansione dell’influenza iraniana

L’Iran, consapevole dell’importanza strategica degli Houthi per i suoi obiettivi geopolitici nel Medio Oriente, agisce nell’ombra per sfruttare la crescente influenza del movimento a vantaggio della propria agenda regionale. Questa agenda include l’eradicazione di Israele, l’espulsione degli Stati Uniti dal Medio Oriente e la riduzione del ruolo dell’Arabia Saudita nella regione. Difatti, l’intervento militare dell’Arabia Saudita nello Yemen, in particolare, sembra aver accresciuto l’interesse dell’Iran per gli Houthi. Nonostante ciò, l’ideologia comune tra gli Houthi e Tehran avrebbe comunque portato alla loro cooperazione, basata su un fondamentalismo islamico sciita. Da notare che il fondatore del movimento, Hussain al Houthi, insieme a suo padre Badreddin, hanno ricevuto un’educazione in Iran tra gli anni ’80 e ’90.

Il sostegno dell’Iran agli Houthi si manifesta attraverso l’assistenza di rete iraniana, che include la fornitura di armamenti, l’addestramento delle milizie e il supporto nell’intelligence, consolidando così il loro status come un significativo proxy iraniano. Nonostante i ripetuti tentativi dei funzionari iraniani di negare o minimizzare tali accuse nel corso degli anni, prove concrete dei trasferimenti di armi iraniane al gruppo sono state presentate dagli Stati Uniti, in collaborazione con l’Arabia Saudita. Nel 2018, sono stati forniti dettagli sui trasferimenti di missili balistici di produzione iraniana e componenti di missili da crociera agli Houthi. Questi armamenti si sono dimostrati cruciali per il gruppo, consentendo loro di consolidare il loro controllo e di condurre operazioni militari più efficaci nel conflitto in corso nello Yemen. Si presume che tali forniture di armi e supporto continuino ad avvenire, spesso attraverso rotte marittime nel Mar Arabico.

Ma l’Iran ha anche altri obiettivi nell’includere il movimento Houthi sotto la sua ala. Per via delle sanzioni dell’Occidente che hanno ostacolato le capacità della marina iraniana IRIS Alborz, il posizionamento strategico degli Houthi lungo la costa del Mar Rosso offre all’Iran l’opportunità di affermare la sua influenza marittima attraverso conflitti proxy permettendo di mettere sotto pressione l’Arabia Saudita e utilizzando lo Yemen per il contrabbando d’armi ad altre proxy iraniane, come Hamas nella Striscia di Gaza, per costituire una minaccia diretta agli Stati Uniti e l’Israele.

Conseguenze non volute e rischio di escalation

Proprio per questo, quando Hamas conduce un attacco contro Israele il 7 ottobre 2023, consapevole che avrebbe scatenato una dura risposta militare da parte dello stato ebraico, gli altri gruppi che costituiscono l’Asse della Resistenza intervengono. Mentre Hamas e Israele sono impegnati nel conflitto a Gaza e Hezbollah continua gli scontri con le Forze di Difesa Israeliane al confine meridionale del Libano, gli Houthi si occupano di un’altra sponda.

La milizia yemenita inizia a disturbare il traffico marittimo globale nel Mar Rosso, dichiarandolo un mezzo per pressare un cessate il fuoco a Gaza. Il presunto sostegno degli Houthi alla Palestina ha guadagnato sempre più sostegno nel mondo musulmano e tra i gruppi di estrema sinistra in Occidente. Tuttavia, ci sono dubbi sul loro vero scopo. Gli attacchi si sono estesi oltre le navi israeliane o il traffico marittimo diretto in Israele, mirando spesso indiscriminatamente alle navi che passano. Mentre sulla superficie rivendicano solidarietà con la Palestina, il loro obiettivo principale sembra essere consolidare il loro potere nello Yemen. Queste azioni indiscriminate hanno provocato una campagna di bombardamenti da parte degli Stati Uniti e del Regno Unito contro gli Houthi, i quali sembrano essere consapevoli della mano nascosta dell’Iran, così come hanno scaturito preoccupazione da parte di Cina e Russia, partner strategici dello stesso.

È per questo che quando la Cina e la Russia esortano l’Iran a frenare gli attacchi degli Houthi contro le loro navi, il gruppo acconsente. Tuttavia, ciò risulta di scarsa rilevanza, poiché varie navi non-cinesi trasportano beni cinesi, e il costo dell’assicurazione delle navi che passano nel Mar Rosso continua ad aumentare. Inoltre, l’attacco del 5 marzo 2024 da parte degli Houthi ai cavi di comunicazione sottomarini nel Mar Rosso, interrompendo servizi internet e di telecomunicazione, potrebbe acuire ulteriormente le tensioni tra Iran e i suoi partner. Nonostante gli Houthi abbiano negato la responsabilità, l’incidente ha aumentato le preoccupazioni sulla loro capacità di interrompere infrastrutture critiche globali e destabilizzare ulteriormente la situazione già tesa. Gli attacchi continui nel Mar Rosso rischiano di danneggiare l’economia cinese a lungo termine, mettendo potenzialmente a dura prova le relazioni tra Pechino e Tehran, il che sarebbe dannoso a quest’ultimo.

Questo incidente mette in evidenza il dilemma che l’Iran si trova ad affrontare con gli Houthi. Sebbene le azioni degli Houthi siano in linea con gli obiettivi regionali dell’Iran, il gruppo persegue anche una propria agenda. Ciò è evidente dalla loro propensione a modificare le alleanze interne secondo le circostanze politiche, incluso alla loro disponibilità di dialogare direttamente con l’Arabia Saudita. Fino a che punto l’Iran può controllare gli Houthi come fa con gli altri suoi proxy?

Il controllo limitato dell’Iran sugli Houthi

Sebbene l’Iran fornisca agli Houthi supporto militare e finanziario, è fondamentale sottolineare che gli Houthi non sono meri strumenti della politica estera iraniana e quindi l’Iran non ne ha il controllo assoluto. A differenza di Hezbollah, il quale fu istituito sotto il diretto auspicio dell’Iran negli anni ’80, gli Houthi emergono da contesti interni yemeniti e si distinguono dall’Iran per etnia, lingua e anche per sottili differenze dottrinali all’interno dello sciismo. Finanziariamente, sono quasi autonomi dall’Iran, poiché estraggono risorse economiche direttamente dallo stato e controllano il contrabbando nel paese. Inoltre, i loro obiettivi sono prevalentemente locali, concentrati sulla questione dell’autonomia delle regioni settentrionali. Gli Houthi non seguono il ramo sciita duodecimano praticato in Iran, e la loro leadership si basa sulla famiglia al-Houthi, assumendo una sorta di monarchismo, a differenza dei tradizionali movimenti di resistenza agli oppressori, come avviene per altri proxy iraniani.

Inoltre, a differenza di altre milizie affiliate all’Iran, che hanno fatto della causa palestinese la loro principale bandiera, gli Houthi sembrano considerare la questione palestinese come un mezzo per ottenere riconoscimento internazionale. Il loro obiettivo, dimostrato dalle loro recenti azioni, è quello di ottenere l’accettazione come l’autorità legittima dello Yemen, costringendo le potenze regionali e internazionali a considerarli una vera minaccia. Mentre l’Iran agisce in modo pragmatico e calcolatore, cercando di evitare un confronto diretto con Israele e gli Stati Uniti attraverso i suoi proxy, potrebbe non aver previsto che uno di essi potesse sfuggire al suo controllo. Ciò potrebbe portare l’Iran sempre più vicino a un conflitto che non sarebbe in grado di sostenere, danneggiando le sue relazioni con la Cina e la Russia, da cui dipende per affrontare le sue attuali difficoltà economiche.

Il futuro precario

La relazione con gli Houthi è stata di reciproca convenienza: per loro, è stata cruciale per mantenere il controllo sul territorio, mentre per l’Iran è stata fondamentale per consolidare la sua potenza regionale e minacciare i suoi nemici. Tuttavia, l’Iran potrebbe non aver valutato appieno la loro vera potenza e potrebbe trovarsi costretto a riconsiderare il loro ruolo all’interno della sua costellazione di proxy.

Gli sforzi degli Houthi nel danneggiare il commercio globale e minacciare Israele non hanno prodotto i risultati desiderati per l’Iran; al contrario, hanno danneggiato le relazioni con le potenze mondiali e compromesso le alleanze strategiche dello stesso.

Sebbene l’Iran abbia cercato di utilizzare gli Houthi come risorsa strategica nella politica regionale, il loro comportamento imprevedibile potrebbe coinvolgere l’Iran in conflitti più ampi e mettere a rischio i suoi interessi. È probabile che nei mesi a venire l’Arabia Saudita cercherà di risolvere la guerra civile yemenita attraverso il dialogo per contrastare l’influenza iraniana. Allo stesso tempo, l’Occidente e forse anche la Cina, dietro le quinte, cercheranno di limitare il sostegno iraniano alle azioni degli Houthi nel Mar Rosso, passaggi cruciali per promuovere la stabilità—se non l’hanno già fatto.

Tuttavia, il potenziamento militare conferito dall’Iran agli Houthi potrebbe già aver complicato la situazione a un punto senza ritorno, sia per lo Yemen, che attraversa una delle più feroci crisi umanitarie, che per la regione nel suo complesso, rischiando di generare una guerra più ampia. L’Iran potrebbe non aver valutato accuratamente gli obiettivi reali degli Houthi, esponendosi a conseguenze impreviste, e dovrà tenere a freno il gruppo yemenita prima che sia troppo tardi.

L’autrice

Raymi Libutti, un mix di culture argentino-italo-peruviane, si sente a casa ovunque eppure in nessun luogo specifico. Appassionata di geopolitica, con particolare interesse per la sicurezza e il terrorismo in Medio Oriente e Africa. Ha conseguito due master in Israele, dove ha iniziato a condividere i suoi pensieri e le sue conoscenze su ‘The Times of Israel’.

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