Occidente
L’ombra delle atomiche
di Ugo Mangini Notizia di questi giorni è un’intervista a Radoslaw Sikorsky durante la quale il Ministro degli Esteri polacco ha esplicitamente ventilato l’ipotesi che alcune nazioni (la Polonia?) decidano di dotarsi di un arsenale nucleare indipendente in ambito NATO. https://www.youtube.com/watch?v=8wKzNjY5Olk Quest’affermazione fa eco ad un

di Ugo Mangini
Notizia di questi giorni è un’intervista a Radoslaw Sikorsky durante la quale il Ministro degli Esteri polacco ha esplicitamente ventilato l’ipotesi che alcune nazioni (la Polonia?) decidano di dotarsi di un arsenale nucleare indipendente in ambito NATO.
Quest’affermazione fa eco ad un recente comizio del candidato alle elezioni presidenziali americane Donald Trump che ha letteralmente specificato, qualora eletto, di non avere intenzione di proteggere gli alleati che non siano disposti a fare la loro parte anche sul piano economico e che anzi, avrebbe incoraggiato la Russia a fare “ciò che le aggrada” a qualsiasi paese NATO che non paga la sua parte.
Non è bastata evidentemente la successiva rassicurazione di Stoltenberg, Segretario Generale della NATO, a tranquillizzare la Polonia, paese che ha conoscenza diretta fin dai tempi del Molotov-Ribbentrop dei metodi e dell’affidabilità del vicino “invadente” da cui la separa solo la poco amichevole Bielorussia. Quest’ultima a sua volta ha ricevuto l’anno scorso dalla Russia una dotazione di testate atomiche tattiche controllate direttamente da Mosca. Infine, la Polonia si trova a confinare direttamente con l’enclave russa di Kaliningrad, fornita a sua volta di una sessantina di armi nucleari.
La Polonia, tuttavia, è tra i paesi che, come l’Italia, hanno firmato e ratificato il Trattato di Non Proliferazione nucleare (TNP) del 1968, anche se non il successivo Treaty on the Prohibition of Nuclear Weapons del 2017.
Treaty on the Non-Proliferation of Nuclear Weapons
Il TNP, in breve, proibisce agli Stati firmatari “non-nucleari” al momento della stipula di procurarsi tali armamenti in qualsiasi modo e agli Stati “nucleari” (al momento della stipula Stati Uniti, Regno Unito e Unione Sovietica, con l’adesione successiva di Francia e Cina) di trasferire armi nucleari a terzi.
L’ipotesi, dunque, che la Polonia possa ambire ad un suo programma nucleare, ritirandosi dal TNP, è preoccupante nell’ottica di quel lungo sforzo che da decenni il mondo intero compie nel tentativo di ridurre numero e disponibilità dei più distruttivi ordigni inventati dall’umanità. Il possibile allargamento degli stati nucleari, oltre al “club dei 5” e agli stati non firmatari noti per il possesso di armi atomiche (India, Pakistan, Israele, Nord Corea e, probabilmente, in breve tempo Iran) pone molti interrogativi sulla deriva che la pressione delle aggressioni russe di questi anni stanno imponendo al mondo libero.
L’arma atomica ha tuttavia giocato e gioca anche altri ruoli nell’ambito delle vicende precedenti e seguenti all’invasione Russa dell’Ucraina.
In primo luogo perché quest’ultima rinunciò alla propria dotazione nucleare (circa 1800 testate, che ne facevano all’epoca la terza potenza nucleare al mondo, dopo Russia e Stati Uniti) e alla quota di bombardieri strategici lasciatole in eredità dallo scioglimento dell’URSS, con la firma del Memorandum di Budapest del 1994.
In cambio, è bene ricordarlo, ebbe una precisa garanzia, controfirmata dagli altri tre partecipanti alla trattativa, Stati Uniti, Regno Unito e Federazione Russa, di rispetto della propria sovranità e dei propri confini. Naturalmente, Crimea compresa.
Il Memorandum è molto esplicito in tal senso e, pur non possedendo la forza giuridica di un vero e proprio trattato, è stato rispettato integralmente da parte dell’Ucraina, all’epoca impossibilitata anche sul piano economico a mantenere un tale arsenale atomico.
Senza voler cadere nel racconto ucronico, è difficile non osservare come il mantenimento anche solo di una piccola parte di tale arsenale avrebbe probabilmente risparmiato non solo all’Ucraina di Zelensky l’invasione del febbraio 2022, ma anche la violazione dei suoi confini nel 2014, prima in Crimea e poi con l’infiltrazione degli uomini del FSB in Donbass.
C’è però un terzo aspetto della crisi Ucraina su cui si riflettono le ombre dell’atomica ed è quello costituito dalle quasi 6000 testate operative in possesso della Federazione Russa.
Quest’ultima ha condotto nei mesi scorsi esercitazioni con l’uso di missili Iskander dotati di testate nucleari tattiche nelle sue regioni orientali, nell’ipotesi di dover fronteggiare un ipotetico attacco cinese ai suoi confini, segno che, dietro alla facciata dei prestiti e degli accordi commerciali, il paese non ha troppa fiducia nell’amicizia dell’alleato orientale.
Il controllo di tanti armamenti nucleari si riflette tuttavia anche su un altro aspetto che impatta direttamente la guerra in Ucraina: il rapporto degli alleati occidentali e in particolare degli Stati Uniti con le tattiche operative e la fornitura di particolari categorie di armi a Kiev. Non è un segreto che l’Ucraina non sia mai stata fornita di armi missilistiche con gittata adeguata a colpire in profondità la Crimea per timore che queste ultime venissero utilizzate direttamente su obiettivi posti in Russia, né che l’aiuto occidentale sia risultato sempre frenato dal timore di uno stravolgimento dell’establishment di governo della Federazione Russa.
Il rischio che, caduto Putin, la Federazione Russa debba affrontare un nuovo processo disgregativo, analogo e forse addirittura più profondo di quello che colpì l’Unione Sovietica all’inizio degli anni ’90, preoccupa molto in occidente proprio in funzione di quelle 6000 testate nucleari disseminate nel paese e di cui si teme si possa perdere il controllo.
Peggio, molto peggio, di una Polonia che straccia il TNP, sarebbe senz’altro qualche decina di testate atomiche che passano di mano verso stati canaglia od organizzazioni terroristiche poco inclini a tenerle sottochiave.
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È interessante la prospettiva dal punti di vista del TNP. Sembra che la Polonia abbia davvero paura ma sviluppare o acquistare armi nucleari mi sembra una provocazione, tanto più adesso che il governo polacco è filo europeo. Anche l’ultima uscita di Mascon è stata una provocazione. È un altro segnale che l’Europa deve costruire con urgenza una difesa comune.
In questo mondo imperfetto ormai dobbiamo ritornare all’idea della guerra fredda o guerra ferma. Oggi la Russia, domani la Cina, dopodomani i Sauditi, ecc…
È davvero triste pensare di nuovo ad un mondo così ostile ma occorre prenderne coscienza, oppure ritornare a fare diplomazia, come si è fatto per qualche decennio fino al 2001 quando le avanguardie nazionali facevano gli interessi strategici ed economici senza essere giudicate dall’opinione pubblica.
Anche in questo caso si sottolinea la tendenza geopolitca al ritorno a due blocchi contrapposti. C’è del vero, in tutto questo, e chi ha vissuto l’epoca della guerra fredda sa bene quanto in realtà la contrapposizione abbia fatto il benessere delle genti occidentali (e il malessere di quelle oltre cortina).
Credo che, dietro alle molte chiacchiere sulla “multipolarità” si sia vicini proprio alla ridefinizione di un “noi e loro” probabilmente non più a guida russa, ma cinese.
Staremo a vedere, anche cosa ne penseranno i molti paesi emergenti che rischiano di trovarsi invischiati e soffocati.
Mi permetto un’osservazione ed un commento aggiuntivo.
Osservazione: la paura che parte dell’arsenale nucleare russo potesse essere trasferito a stati canaglia era fortissima anche nei primi anni 90 ma non accadde nulla grazie al programma americano Cooperative Threat Reduction Act unitamente al buon senso della nomenklatura russa (inutile fare soldi se poi non te li puoi godere causa una guerra termonucleare, anche locale). Di conseguenza sono incline a pensare che tale approccio potrebbe essere replicato e pertanto mi sembrano “tirate” le paure di un dopo-putin. Ammesso e non concesso che lo scenario peggiore possa essere la rapida implosione dell’attuale governo, questa potrebbe verificarsi solo a seguito di una sollevazione popolare che allo stato attuale è rubricabile come “pura utopia” dato che l’oligarchia puto-cekista (io definisco così il potere in mano agli ex-KGB sodali di putinoilmalefico alias putridoputino) detiene il pieno controllo sia dell’apparato militare-economico sia di quello produttivo, facilitato da uno stato di polizia degno erede del regime sovietico.
Da approfondire: in merito al [minimo] sostegno militare all’Ukraina, considerato l’atteggiamento dell’Europa e la recente nuova postura degli USA, temo piuttosto che in molti si stiano chiedendo quanto sia veramente negativo un ritorno alla vecchia contrapposizione Est-Ovest. Vista con estremo raziocinio, ciò che chiamiamo “guerra fredda” potrebbe essere considerata una sorta di “massa gravitazionale fortissima” che ha permesso di tenere a bada le tensioni internazionali impedendo il conflagrare di conflitti ad alta intensità. Esattamente il contrario di quanto stiamo assistendo dagli anni della dissoluzione dell’URSS. Il vero vantaggio di una “Cold War II”, per il politico di turno, sarebbe quello di poter giustificare una ripresa delle spese militari senza rischiare di perdere voti!!
Già, i voti ed in generale l’opinione pubblica fa paura, ma fa paura perché nessuno, da due anni a questa parte, si è assunto l’onere di parlare chiaro alla gente comune: se vogliamo mantenere il nostro stile di vita, le nostre libertà, occorre prepararsi a combattere per essi!!!!!
Dulcis in fundo: se il biondocrinato DT dovesse, ahinoi, essere rieletto alla Casa Bianca, siamo sicuri che verrebbe mantenuto in piedi l’accordo alla base del Nuclear Sharing?? Le B-61 sono sempre protette dal sistema della doppia chiave!!!
Sono fondalmentalmente d’accordo con le tue argomentazioni.
Ho solo qualche perplessità sulla ripetibilità del Cooperative Threat Reduction Act: gli USA non sono più gli stessi (a maggior ragione dovesse essere rieletto DT) ma anche le elite russe non sono più quelle della primissima era post-sovietica.
Temo che, in caso di frammentazione della Federazione, le difficoltà di controllo dell’arsenale nucleare potrebbero essere molto superiori. Occorre anche considerare che il bell’esempio fornito da Putin della totale mancanza di rispetto del Memorandum di Budapest non spingerà certo in futuro altri detentori di armi atomiche a cederle in cambio di un pezzo di carta straccia.