Israele
Alba scura per Israele, e tutto il mondo fuori
Non so chi abbia letto per intero la dichiarazione congiunta dell’inglese Keir Starmer, del canadese Mark Carney e del francese Emmanuel Macron dell’altra sera. Bisogna arrivare al penultimo capoverso di questa loro verbosa dichiarazione per trovare la parola “Hamas”. Prima di quell’unica menzione, ma anche dopo,


Non so chi abbia letto per intero la dichiarazione congiunta dell’inglese Keir Starmer, del canadese Mark Carney e del francese Emmanuel Macron dell’altra sera. Bisogna arrivare al penultimo capoverso di questa loro verbosa dichiarazione per trovare la parola “Hamas”.
Prima di quell’unica menzione, ma anche dopo, il comunicato che i leader di Francia, Regno Unito e Canada hanno affidato alle agenzie di stampa non è né altro né meglio che una cataratta di indignazione per le “oltraggiose” iniziative israeliane nella Striscia di Gaza e per le sofferenze che in modo deliberato e gratuito quelle iniziative imporrebbero alla popolazione palestinese.
Quel comunicato non suscitava soltanto il dispetto israeliano: incassava anche il caloroso saluto dell’organizzazione terroristica che il trio anglo-franco-canadese faticava a nominare. Il quale trio, secondo i macellai del 7 ottobre, è “sulla strada giusta” quando chiede a Israele di rinunciare a perseguire l’obiettivo di eradicare il potere delle dirigenze terroristiche che tengono in ostaggio la Striscia di Gaza, un obiettivo evidentemente ritenuto “sproporzionato” da Francia, Canada e Gran Bretagna.
Forse soltanto il Sud Africa, nel suo ricorso per genocidio alla Corte Internazionale di Giustizia, aveva usato toni e, soprattutto, argomenti assimilabili a quelli di Mark Carney, Emanuel Macron e Keir Starmer nel comunicato non casualmente graditissimo dai gentiluomini di Hamas. I quali sono nominati dal suddetto trio soltanto en passant, e non per condannarne i crimini né tanto meno, figurarsi, per intimare loro di arrendersi e cedere le armi.
Per Francia, Regno Unito e Canada non ci sono ostilità a Gaza se non da parte di Israele (i soldati israeliani, notoriamente, cadono per mano di vegliardi in carrozzella, puerpere allettate e diabetici terminali).
Questo sconnesso pezzo d’Europa e quel grosso brano di Nord America, l‘uno e l’altro preda e culla più spaventosa rimonta antisemita dell’Occidente, avrebbero potuto insistere anche duramente sul dovere di Israele di assicurare l’ingresso degli aiuti (magari supportando le iniziative rivolte a evitare che finiscano nella grinfia di Hamas, come finora è successo); avrebbero potuto insistere sul dovere di Israele di fare la guerra rispettando il diritto di guerra.
Hanno invece scelto di denegare a Israele il diritto di sconfiggere Hamas, semplicemente augurandosi che l’organizzazione terroristica possa – non si sa come, né per intervento di chi, né quando – che l’organizzazione terroristica possa cessare di esercitare il proprio potere su Gaza.
E che la mancata estirpazione di quel potere sia a spese del popolo israeliano non è, ovviamente, cosa che susciti l’interesse di Sir Keir Rodney Starmer, di Mr. Carney e di Monsieur Macron.
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Ennesimi infamoni che per una manciata di voti (e per il potere) non si tirano indietro nel salire sul carro, molto pieno, degli antisemiti propal. Se poi ci mettiamo pure le aperture dell’amministrazione trump, facciamo bingo!! Lentamente Israele viene messa all’angolo con il rischio che possa, veramente, sentirsi in grave pericolo e dar di matto (leggasi come preemptive strike contro i caffettani iranici)
Come ti giri ti giri, incontri solo delle canaglie. Persino i volenterosi che, verso l’Ucraina paiono avere il giusto atteggiamento, quando si tratta di Israele vanno in consfusione.
Con tutto il male che penso di Netanyahu, dei coloni e degli ultraortodossi, in parte correi dell’infinita guerra, penso che non potrà mai esserci sicurezza per Israele finché dovrà vivere accanto ai Palestinesi.
E, se devo scegliere tra la sopravvivenza di Israele e la sconfitta totale e definitiva di Gaza, scelgo Israele senza esitazione.
Nadia Mai