Antisemitismo
Gli israeliani sionisti non sono benvenuti qui
Un cartello scritto in ebraico e appeso alla porta di una merceria nel pieno centro di Milano con una scritta in ebraico: "Gli israeliani sionisti non sono benvenuti qui". Lo ha notato Roberto Della Rocca, membro della Camera di commercio israelo-italiana, che ha condiviso la foto sui suoi profili



Un cartello scritto in ebraico e appeso alla porta di una merceria nel pieno centro di Milano con una scritta in ebraico: “Gli israeliani sionisti non sono benvenuti qui”. Lo ha notato Roberto Della Rocca, membro della Camera di commercio israelo-italiana, che ha condiviso la foto sui suoi profili social.
Acclariamo che la moda partita dalla pugnace trattora di Napoli, di selezionare la propria clientela in base a demeriti di nascita, si sta dunque diffondendo. Per il momento riguarda gli israeliani e da ultimo la fantomatica categoria degli israeliani “sionisti”.
In attesa che colpisca anche i ciclisti e i bevitori di Sambuca, dobbiamo rimarcare che, tra le tante stupidaggini che si sono potute leggere su Israele, questa dell’israeliano “sionista” è una delle più stupide ma, in vero, denota tutto quell’indicibile che si nasconde dietro a la propaganda propal malamente rimasticata in occidente.
Scimmiottare la propaganda dei nemici d’Israele e prendersela con il sionismo (“Entità sionista”, sionisti, sionismo sono termini usati da Hamas, dall’Iran e da altri potenziali distruttori d’Israele) testimonia una volta ancora la grande confusione (o l’ipocrisia?) che regna nel diffuso antisemitismo orecchiante che ha trovato nello sdoganamento della criminalizzazione d’Israele la sua tana libera tutti.
Eppure non ci vuole molto a capire che il sionismo può dispiacere a solo a chi ritiene una sciagura la nascita e l’esistenza dello Stato d’Israele, resi possibili proprio dal movimento sionista. E non dovrebbe essere complicato comprendere, conoscendo un po’ di storia, che il sionismo ha esaurito la propria missione il giorno stesso in cui Israele è nato.
Per cui solo iscrivendosi tra i nemici giurati d’Israele dà il diritto a considerarlo come un’entità sionista da cancellare dal “fiume al mare”. Ohibò! Esattamente quello che accade nella ruminante propaganda propal di seconda mano che affolla il dibattito pubblico occidentale e ora si va estendendo anche a qualche bottega.
Accade che il conformismo e il perbenismo agiscano come leve potenti e, poiché a parlare male degli ebrei si fa peccato ma a parlar male d’Israele si può e anzi si “deve”, ecco farsi strada la consuetudine furbastra dei distinguo: c’è l’ebreo buono, in genere già morto in un lager, e c’è l’ebreo cattivo, vivo e in carne ed ossa che si ostina a non dissociarsi dai crimini d’Israele. Non bastava.
Occorreva sofisticare il concetto ed estenderlo anche agli israeliani buoni a quelli cattivi: i sionisti. I primi possono entrare, i secondi no.
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C’è comunque da sperare che un buon numero di nemici di Israele, non avendo idea di che cosa dica quel cartello, ma riconoscendo i caratteri ebraici, lo prenda per un negozio sionista e lo boicotti in massa.
una merceria di Milano, d’altro canto, è equivalente al piccolo paese di provincia il cui solerte sindaco (sono tanti) spende soldi pubblici per far mettere cartelli stradali all’ingresso: “città denuclearizzata”. Cioè: inutili idioti con smanie di protagonismo.