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Si fermeranno i carri di Gedeone?

Israele

Si fermeranno i carri di Gedeone?

Netanyahu e Hamas sono stati definiti “intrinseci alleati”, nel senso che per anni l’uno ha alimentato l’altro allo scopo opposto ma comune di impedire il realizzarsi dei due Stati. Il gioco di sponda era chiaro quando in occasione delle elezioni in Israele, per condizionarle, dalla striscia

Stefano Piperno22/05/2025Aggiornato 22/05/20255 min lettura883 parole
Prima Pagina

Netanyahu e Hamas sono stati definiti “intrinseci alleati”, nel senso che per anni l’uno ha alimentato l’altro allo scopo opposto ma comune di impedire il realizzarsi dei due Stati.

Il gioco di sponda era chiaro quando in occasione delle elezioni in Israele, per condizionarle, dalla striscia veniva intensificato il lancio di razzi e si verificavano attentati sul suolo israeliano.

Fin dal primo momento tutti gli osservatori hanno concordato nel ritenere il che il 7 ottobre avesse il fine di bloccare il patto di Abramo in dirittura d’arrivo e solo il basso profilo della parte araba sunnita e la forza militare di Israele hanno impedito che il piano di Hamas, in accordo con l’Iran, raggiungesse lo scopo di assediare Israele da ogni parte.

Dopo quasi due anni la situazione è ancora in movimento, ma osserviamo che la reazione israeliana all’orrendo pogrom del 7 ottobre 2023 sta producendo un sussulto nell’opinione pubblica occidentale che ha superato i limiti dei propal storici ideologizzati e sta coinvolgendo i governi sospinti dall’indignazione popolare, anche se, come vedremo ci sono stati segni di senso contrario che inducono a riflettere.

Saranno le prossime ore, o al massimo giorni, a dirci se vinceranno le pressioni forti di Trump e le prese di posizione di Starmer e Macron o la cocciutaggine di Netanyahu, il quale al momento è anche stretto tra due fuochi amici.

Da un lato i ministri oltranzisti che vogliono continuare la guerra, dall’altro i religiosi che non vogliono rispondere alla leva obbligatoria come tutti gli altri cittadini.

È evidente che una cosa esclude l’altra e staremo a vedere quale coniglio riuscirà a estrarre dal cappello questa volta.

Intanto ha deliberato la fine dell’embargo agli aiuti umanitari e confermato che a Doha i colloqui sono in corso, fermi alla richiesta di un salvacondotto per quel che resta dei vertici di Hamas.

Sappiamo bene quanto è lunga la mano del Mossad e senza limiti di tempo. I negoziatori di Hamas hanno posto la clausola del salvacondotto come escamotage per prendere tempo, sperando che siano gli USA a rendersi garanti, gli unici a poter impedire a Israele di procedere all’eliminazione totale dei vertici politici di Hamas, soprattutto se i colloqui riservati in corso porteranno ad un accordo con l’Iran, burattinaio della coalizione antisraeliana.

C’è addirittura chi attribuisce a Netanyahu l’intenzione di bombardare i siti nucleari iraniani in contrasto con gli USA. Ipotesi che giudico improbabile.

L’isolamento sempre più evidente di Israele, che contro tutti i pareri è in procinto di mettere in atto l’offensiva “I carri di Gedeone”, sta producendo reazioni molto preoccupanti per lo Stato ebraico: il blocco del rinnovo degli accordi di libero scambio con l’UK, la richiesta di molti Stati UE di applicare sanzioni, per ora con il no di Germania e Italia, ma soprattutto l’evidente raffreddamento di Trump, che dopo il fruttuoso viaggio nella penisola arabica, pensa al Medio Oriente come un’area di business e vede Netanyahu come un fastidioso ostacolo.

La sensazione è che ormai l’opinione pubblica occidentale, anche quella sempre al fianco di Israele, sia profondamente turbata e delusa e attenda la cessazione delle operazioni militari a Gaza.

Naturalmente tutto è molto più complesso, per amore di verità è interessante valutare dei dati probabilmente ignoti ai più: da parte israeliana, sono ormai 1900 le vittime militari e civili di guerra dopo il 7 ottobre, più un numero imprecisato di mutilati e feriti gravi. Nessun giornale o TG italiani hanno pubblicato questi numeri ufficiali, cui vanno aggiunti gli oltre 1200 trucidati da Hamas, un totale di oltre 3000 vittime.

Come si vede non è senza un costo elevato in vite umane che Israele persegue la sua politica di annientamento del terrorismo fondamentalista, dal suo punto di vista unico ostacolo alla composizione del problema palestinese.

Tutto ruota sulla indisponibilità di questo governo israeliano a tenere in vita Hamas con un qualunque ruolo, mentre Abu Mazen e gli arabi sunniti non lo escludono.

Infine, l’anticipata considerazione in controtendenza: ha fatto scalpore il sorprendente numero di voti popolari ottenuti dalla cantante israeliana Yuval Raphael sopravvissuta alla carneficina del 7 ottobre fingendosi morta per otto ore, seconda all’Eurofestival, che avrebbe vinto se non fosse stata ignorata dalle giurie tecniche.

Per quanti voti popolari derivino da ebrei europei organizzati, il numero tra i 6 e gli 8 milioni e i solo 60 espressi dalle giurie suggeriscono l’dea che le manifestazioni propal, le posizioni di intellettuali e mass media non abbiano scalfito più di tanto il sentiment della maggioranza silenziosa.

Se così fosse sarebbe l’ulteriore dimostrazione della divaricazione tra la gente e il circo mediatico che accredita la stanchezza e l’indignazione pubbliche fino a condizionare i governi, riflettiamoci con attenzione.


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