Antisemitismo
C’è sempre una bugia ad appicciare le fascine del rogo antisemita
Quello che è successo nelle ultime 48/72 ore ricorda in modo impressionante le esplosioni delle violenze antiebraiche della fine del diciannovesimo secolo in Russia e quelle degli anni Trenta del secolo scorso in Europa. Si era trattato allora come si tratta oggi di accelerazioni spaventose, repentine,


Quello che è successo nelle ultime 48/72 ore ricorda in modo impressionante le esplosioni delle violenze antiebraiche della fine del diciannovesimo secolo in Russia e quelle degli anni Trenta del secolo scorso in Europa.
Si era trattato allora come si tratta oggi di accelerazioni spaventose, repentine, focolai disparati e simultanei che si congiungevano in un generale incendio. Irrefrenabile, inestinguibile. Qual era la caratteristica allora e qual è la caratteristica oggi di questa infezione?
È un’infezione che oggi assume le forme della “critica a Israele”, della “denuncia dei crimini sionisti”, dell’accusa agli ebrei di “complicità con il genocidio” se non si subordinano al “dovere morale” di dire che Israele è uno Stato terrorista e che il primo ministro israeliano è “un pazzo criminale”.
Qual è la caratteristica che la accomuna alle più risalenti violenze antiebraiche? La caratteristica comune a quelle risalenti persecuzioni e alle odierne mobilitazioni è che, allora come oggi, il risentimento, l’avversione, il desiderio di violenza sugli ebrei oggi chiamati sionisti – o gli ebrei oggi chiamati israeliani, ma a volte ormai anche gli ebrei meritevoli di violenza proprio in quanto ebrei persino dichiaratamente, senza quegli infingimenti, senza quelle coperture denominative – la caratteristica comune a tutto questo, dicevo, è che si tratta di fenomeni popolari.
Erano culturalmente istigati da una élite culturale o comunque statuale le teorie sulla cospirazione giudaica, ma erano spontaneamente di popolo, erano sentimentalmente di popolo i pogrom in Russia. Nel Novecento europeo c’era una letteratura copiosa posta a illustrare le colpe ebraiche e la necessità di sanzionarle, ma erano popolari, furiosamente e gioiosamente popolari le aggressioni nei confronti degli ebrei.
Oggi le ragioni per cui un giornalista ebreo non può tenere una conferenza in una università sono dottamente illustrate, cioè giustificate, dal ragionamento contestualizzante che spiega come a fronte dei “crimini israeliani” certe reazioni siano comprensibili. Ma ancora una volta è popolare, spontaneamente e genuinamente popolare la cacciata di quel giornalista.
Così come la solidarietà in favore della pizzaiola antisemita che molesta dei clienti israeliani: anche per questa c’è il giornalista, c’è il politico, c’è lo scrittore, c’è l’artista pronto a spiegare che è giusto, che ha un senso il ristorante judenfrei travestito da ristorante anti-apartheid, ma sono di popolo, sono popolari le adunate che reclamano la cacciata dai ristoranti e dagli alberghi motivata dalla provenienza e dall’identità etnica dei clienti.
E a fronte di tutto questo l’élite che cosa ha fatto negli ultimi giorni? Che cosa sta facendo? Ma proprio tutta, o quanto meno la stragrandissima maggioranza salve sparute eccezioni: che cosa ha fatto? Ha allargato le braccia. Anche quella non particolarmente prevenuta, anche quella che si dice “amica” di Israele e del popolo ebraico, ha allargato le braccia arrendendosi al trionfo della bugia.
C’è sempre, sempre, sempre una bugia ad appicciare le fascine del rogo antisemita. Le bugie di oggi si chiamano genocidio, pulizia etnica, sterminio per fame, e sono le bugie in forza delle quali gli ebrei chiamati sionisti, gli ebrei chiamati israeliani, e ormai spesso anche gli ebrei punto e basta, sono aggrediti, discriminati, attaccati: e uccisi, come qualche ora fa negli Stati Uniti.
È la “democrazia” dell’antisemitismo, la “popolarità” dell’antisemitismo variamente travestito ma integro nella sostanza: e tutti, pressoché tutti, vi si sono arresi, spiegando che qualcosa è cambiato, che bisogna prenderne atto. E come ieri era la “questione ebraica” a fronte della quale bisognava arrendersi – insomma bisognava a arrendersi all’evidente necessità di risolverla – oggi è la “questione sionista”.
Io lo dico da mesi in perfetta solitudine: non è il 1938. È peggio. Molto peggio.
Se ti è piaciuto o se non ti è piaciuto questo articolo, scrivilo nei commenti.

InOltre è completamente gratuito ed è il frutto della competenza e della passione di molte persone che lavorano senza fini di lucro. Se desideri contribuire con un piccolo supporto, puoi farlo effettuando un bonifico come di seguito specificato oppure cliccando sui pulsanti che vedi, scegliendo l’opzione che più preferisci. Le donazioni verranno utilizzate per i costi di mantenimento del sito e per altre attività editoriali.
Grazie per il vostro supporto!
Bonifico bancario intestato a Inoltre Ente del Terzo Settore con Causale: donazione/erogazione liberale a favore di Inoltre ETS.
Codice Iban: IT55A0306909606100000404908



Condividi







Peggio del 1938? Dove sarebbero Hitler e Mussolini in Europa oggi di grazia? Dove sono le leggi razziali promulgate da dittature in Occidente? Forse che nel 1938 in Europa era stato riconosciuto uno Stato di Israele come ha fatto tutto l’Occidente contemporaneo? Forse ha dimenticato che Francia e Inghilterra hanno affiancato gli USA nell’abbattere i droni iraniani che minacciavano Israele? Sa, non mi sembra affatto come nel 1938, ma proprio per niente e non lo dico per minimizzare il problema dell’antisemitismo, c’è ed è serio e la barbarie terrorista lo certifica. Tuttavia insistere con parallelismi come questo, totalmente artefatti, ha efficacia nel combattere l’orrore o contribuisce al contrario alla polarizzazione e peggiora le cose? Il gusto per l’iperbole non le è certo estraneo, ma se si fanno affermazioni come questa sarebbe meglio argomentarle ben bene e non limitarsi a dirsi solo nel sostenerle.
Magari se è solo nel sostenerle un motivo c’è.
E chi lo dice che è solo? Sarebbe comunque bene ricordare che l’antisemitismo degli anni ’30 e ’40 non è cominciato con le camere a gas: quelle sono arrivate dopo che è stato permesso tutto ciò che era stato messo in atto prima, così come sta venendo permesso oggi, col benestare di governi e alte personalità politiche, e fino all’altro ieri anche dal papa.