Antisemitismo
Emergenza antisemitismo: lettera aperta al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella
Carissimo Presidente Mattarella, mi rivolgo a lei, attento e severo custode della Costituzione, da cittadino italiano di origine ebraica, scampato alla morte mentre era nel ventre di sua madre, sfuggita fortunosamente alla cattura dei nazisti il 16 ottobre del 1943, per chiederle se il silenzio delle



Carissimo Presidente Mattarella,
mi rivolgo a lei, attento e severo custode della Costituzione, da cittadino italiano di origine ebraica, scampato alla morte mentre era nel ventre di sua madre, sfuggita fortunosamente alla cattura dei nazisti il 16 ottobre del 1943, per chiederle se il silenzio delle Istituzioni rispetto a recenti innumerevoli episodi di antisemitismo sia accettabile o debba invece essere oggetto del richiamo della suprema magistratura dello Stato.
Una domanda spontanea e non capziosa per dare tranquillità all’intera esigua, inerme, minoranza ebraica italiana, che pure ebbe grandi meriti nella costruzione dello Stato unitario nel Risorgimento e nella lotta partigiana per la riconquista della libertà, con un cospicuo numero di martiri.
Senza entrare nel merito del conflitto attualmente in atto in Medio Oriente, né della irrisolta diatriba tra antisionismo e antisemitismo, sono certo che lei sia a conoscenza di alcuni eclatanti episodi degli ultimi giorni, ma per esigenze di chiarezza glieli rammento.
I cartelli comparsi negli esercizi commerciali a Napoli, con conseguente discreto consiglio del prefetto agli ebrei di non indossare la kippah.
In una libreria Feltrinelli di Milano sono state rinvenute delle copie di un libro del premio Nobel Singer sulle quali sono stati incollati degli sticker antiebraici.
Al Salone del libro di Torino, a parte i tentativi di irruzione di propal, due conferenzieri ebrei hanno dovuto rinunciare ai loro interventi.
Questi sono solo alcuni dei più recenti, preceduti, come lei sa, dalle discriminazioni in varie scuole e università, dalle minacce a Sami Modiano e alla senatrice a vita Liliana Segre, da tempo sotto scorta.
Il nostro è uno Stato democratico che si alimenta della libertà di opinione, di stampa e di parola, mi chiedo se sia giusto soggiacere quando una parte, pur minoritaria, dell’opinione pubblica passa alle vie di fatto, impedendo ad altri di espletare i propri diritti di liberi cittadini o peggio trattandoli da quinte colonne di uno Stato straniero, cui tutti hanno diritto di rivolgere le proprie critiche, sia ben chiaro.
Presidente, lei sa quanto me che i primi provvedimenti assunti contro gli ebrei in Italia nel ‘38 riguardarono scuola e cittadinanza, forse sono ipersensibile, ma vedo spirare un brutto vento.
È chiedere tanto un suo intervento, pubblico, ufficiale, chiarificatore in proposito?
Rammento il suo riferimento a Stefano Gaj Tachè da lei definito ”un nostro bambino italiano” e l’incontro con i genitori del piccolo martire innocente, ucciso dal fondamentalismo, principale responsabile dell’odio che impedisce la pace tra Israele e i profughi arabi che attendono una soluzione dal 1948.
La prego intervenga come sa, lei che ha subito nei suoi affetti familiari le conseguenze dell’odio, dall’alto della sua funzione, ma anche della sua riconosciuta umanità ed equanimità.
Con deferenza Stefano Piperno
Se ti è piaciuto o se non ti è piaciuto questo articolo, scrivilo nei commenti.

InOltre è completamente gratuito ed è il frutto della competenza e della passione di molte persone che lavorano senza fini di lucro. Se desideri contribuire con un piccolo supporto, puoi farlo effettuando un bonifico come di seguito specificato oppure cliccando sui pulsanti che vedi, scegliendo l’opzione che più preferisci. Le donazioni verranno utilizzate per i costi di mantenimento del sito e per altre attività editoriali.
Grazie per il vostro supporto!
Bonifico bancario intestato a Inoltre Ente del Terzo Settore con Causale: donazione/erogazione liberale a favore di Inoltre ETS.
Codice Iban: IT55A0306909606100000404908



Condividi







Mi permetto qualche annotazione sul testo del Suo articolo.
uno Stato straniero, cui tutti hanno diritto di rivolgere le proprie critiche, sia ben chiaro – a patto che si sappia di che cosa si sta parlando, informandosi presso fonti documentate, non abbeverandosi alle veline di un’organizzazione terroristica che spara a raffica menzogne che con mezza briciola di buona fede chiunque sarebbe in grado di smascherare all’istante, come il numero esatto di morti rigorosamente diviso in uomini donne bambini (e mai una volta che ci capiti in mezzo per sbaglio un combattente) tre secondi dopo che è caduto il missile, o addirittura la somma di donne e bambini che supera il numero totale dei morti del giorno.
È chiedere tanto un suo intervento, pubblico, ufficiale, chiarificatore in proposito? – Conoscendo il soggetto direi che no, non è chiedere tanto: è chiedere troppo.
ucciso dal fondamentalismo – No: ucciso da persone con nome cognome e indirizzo. Chiunque venga ucciso è sempre ucciso da persone con una precisa identità, non da un’entità astratta.
della sua riconosciuta umanità ed equanimità – Qualche tempo fa ho scritto a Emanuele Calò, che aveva concluso in maniera analoga un suo articolo, dicendo che su quella cosa lì non ci avrei mica messo la mano sul fuoco, e lui, che è avvocato, mi ha risposto: “Ma quello serve per evitare le querele!” Poi magari Lei lo pensa davvero, va’ a sapere, ma tengo comunque presente che quando si scrive in spazi pubblici, certi possibili risvolti vanno sempre presi in considerazione.
Ottimo articolo, comunque.
Dalle stanze del Quirinale si percepisce un silenzio imbarazzante!!!
sì, sarebbe giusto!