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L’ipocrisia dei media che ogni giorno alimentano l’antisemitismo

Antisemitismo

L’ipocrisia dei media che ogni giorno alimentano l’antisemitismo

“Orrore antisemita negli USA” titolava il Corriere della Sera in prima pagina a commento dell’omicidio dei due giovani diplomatici israeliani a Washington. E dello stesso tenore erano i titoli di quasi tutti i quotidiani e i siti di informazione del mondo. Ma nessuno si è interrogato

Ilaria Borletti25/05/2025Aggiornato 24/05/20254 min lettura676 parole
Prima Pagina

“Orrore antisemita negli USA” titolava il Corriere della Sera in prima pagina a commento dell’omicidio dei due giovani diplomatici israeliani a Washington. E dello stesso tenore erano i titoli di quasi tutti i quotidiani e i siti di informazione del mondo.

Ma nessuno si è interrogato su quanto loro stessi siano responsabili di quell’orrore antisemita, dopo mesi e mesi nei quali la drammatica guerra di Gaza è stata descritta con uno sguardo assolutamente non imparziale, una visione univoca che condannava solo la violenza dell’esercito israeliano riportava le fonti esclusivamente di Hamas e si limitava all’analisi più semplicistica di una tragedia le cui responsabilità sono multiple e antiche.


Il governatore della Campania Vincenzo De Luca, e con lui molti politici italiani, hanno spesso chiesto agli ebrei di dissociarsi da Israele e dalla politica del governo Netanyahu cosa che peraltro anche senza la loro richiesta, molti avevano già fatto. È come se per essere assolti gli ebrei in Occidente colpevoli, anch’essi solo perché ebrei, dovessero fare un atto pubblico di condanna senza il quale atti anche violenti contro di loro potevano essere se non giustificati “compresi”. E così le camionette della polizia davanti alle sinagoghe e alle scuole ebraiche sono diventate normalità, come le scritte di ispirazione nazista di fronte alle istituzioni ebraiche.


Paradossalmente è come se si chiedesse ai cittadini della Campania  di esprimersi apertamente contro la camorra per poter accedere a un ristorante, a un albergo, a un concorso canoro o a una gara sportiva.
In questo clima che ha visto infiniti atti di antisemitismo susseguirsi in Occidente in particolare negli Stati Uniti, non seguiti da una reale condanna e soprattutto da una sufficiente riflessione sulla gravità di questa ondata montante, oggi come un macigno arriva la notizia di questo omicidio.


Con volgare ipocrisia, gli stessi media che in questi mesi hanno alimentato le false informazioni e le analisi zoppe, parlano di omicidio antisemita. I politici che hanno chiesto sanzioni e pene per un governo certamente condannabile ma non più del governo russo, del governo iraniano  o del governo del Qatar – che viene corteggiato da tutto il mondo  grazie alle sue infinite possibilità finanziarie e che fino all’altro ieri era il miglior alleato di Hamas – oggi fingono indignazione e cordoglio per la giovane coppia che ha perso la vita per mano di un assassino che è figlio di quell’atmosfera per causa della quale da mesi gli ebrei in Occidente vivono nella paura.


Che dicano finalmente la verità! La striscia  di Gaza è controllata da Hamas da decenni, le enormi responsabilità dell’esercito israeliano in questa strage di civili palestinesi sono da condividere con l’uso spregiudicato della popolazione civile che i terroristi hanno fatto fin dalla costruzione di decine di chilometri di tunnel, utilizzando i fondi umanitari, sotto la superficie di quel territorio, che l’ambiguità dei paesi arabi spaventati dalla crescita dell’integralismo islamico dentro i loro confini è una delle cause maggiori della forza dei movimenti terroristici.

E, infine, che su una popolazione di 10 milioni, che comprende anche arabi peraltro rappresentati alla Knesset, 1 milione e mezzo di ebrei ultrareligiosi, sostenitori del governo Netanyahu, condannabili per le loro criminali politiche di espansione rappresentano un pericolo che va fermato, ma per il mondo forse minore di qualche centinaio di milioni di estremisti islamici che vorrebbero lo sterminio di tutti gli ebrei e di chiunque non sia un seguace del loro fanatismo.


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7 pensieri su “L’ipocrisia dei media che ogni giorno alimentano l’antisemitismo

  1. scrumptiouskitty6658890868 dice:

    I chilometri di tunnel non sono “decine”. Sono ottocento. Ottocento! Altro che Metropolitana di Milano.

  2. Andrea dice:

    Ps mi sono stupidamente dimenticato di evidenziare proprio l’affermazione che nel suo intervento, mi aveva colpito di più.

    “…sanzioni e pene per un governo certamente condannabile ma non più del governo russo, del governo iraniano o del governo del Qatar”
    Certamente…
    Vabbè, fa piacere che almeno abbia specificato che Israele non è più condannabile dell’Iran, solo ugualmente

  3. Andrea dice:

    Capisco e apprezzo il senso complessivo del suo intervento ma su alcuni passaggi sono in disaccordo.
    Fuori discussione l’irresponsabilità o la malafede di chi, praticamente da inizio conflitto, fa da megafono alle menzogne di Hamas.
    Così come meschinità e ignoranza di chi parla di genocidio.
    Ma vi è una disinformazione che è meno palese e rozza e proprio per questo forse ancora più pericolosa.
    È vero che se Israele non sta perseguendo un piano genocida questo non esclude che stia commettendo crimini di guerra.
    Ed è un punto che deve essere assolutamente monitorato, su cui Israele non può avere carta bianca e di cui dovrebbe rispondere.
    Ma anche un’accusa di questa gravità ad uno Stato – tanto più uno Stato che sta combattendo una guerra iniziata come è iniziata – non può essere fatta in modo approssimativo.
    Un conto è dire che vi sono elementi che rendono plausibile che Israele stia commettendo crimini e che questo va assolutamente verificato.
    Un altro è affermare in modo apodittico che li sta commettendo.
    E questi viene fatto da moltissimi.
    Lei scrive “ …le enormi responsabilità dell’esercito israeliano in questa strage di civili palestinesi sono da condividere con l’uso spregiudicato della popolazione civile che i terroristi hanno fatto…”
    A quali enormi responsabilità di IDF, per quanto condivise, si sta riferendo, in modo appunto apodittico, come se fosse qualcosa di accertato e scontato?
    Su quali elementi oggettivi ed appurati?
    Vi sono molti pareri – di cui è assai difficile trovare traccia nei media italiani – di esperti della materia che spiegano come, nel condurre una guerra contro un nemico che usa come metodo sistematico gli scudi umani, come lei stessa evidenzia, Israele non solo stia rispettando tutte le norme previste in questo caso ma stia facendo di più, adottando una strategia che non ha precedenti nella storia dei conflitti.
    Come preavvertire su luogo e zona dei bombardamenti, mentre un principio essenziale delle strategie militari per raggiungere la vittoria è finora sempre stato quello del prendere di sorpresa il nemico.
    Ad oggi, quello che a me sembra emerga, se entri nel merito e non rimani sul piano delle affermazioni generiche e non provate, è che l’enorme responsabilità dei morti dei civili gazawi è dei macellai di Hamas.
    Possono ovviamente sbagliarsi coloro che esprimono queste valutazioni e se vi sono prove e dati che contestano questa lettura, si evidenzino e spieghino
    Sapendo peraltro che è comunque difficilissimo accettare crimini di guerra durante un conflitto ancora in corso.
    Ma il punto di fondo rimane per me che è grave, nel fare accuse di questa portata, che si perda la distinzione tra realtà di fatto e letture plausibili dei fatti.
    Solo un’altra cosa, e scusi la prolissità
    Lei per evidenziare l’assurdità di chiederei agli ebrei di dissociarsi esplicitamente dal governo Neranyahu – se non vogliono essere complici – fa un paragone con la richiesta ai campani di dissociarsi dalla camorra.
    Capisco l’intento ma, a mio parere, questo paragone più che paradossale, come lei scrive, rischia di essere fuorviante.
    Il governo Israeliano non è un’organizzazione criminale.
    Forse il mio può sembrare, mi perdoni il tecnicismo, puntacazzismo.
    Io penso invece che riguardi un aspetto importante della battaglia comunicativa.
    Ribattere a chi pensa che quelli di Hamas siano più o meno partigiani e Israele uno stato genocida, nazista e responsabile degli attentati antisemiti è relativamente facile (anche se credo inutile a far cambiare loro idea)
    Ma il rischio è quello di assecondare, magari involontariamente ed esercitando il diritto e dovere di non risparmiare critiche dure a governo israeliano, una rappresentazione che fa passare il messaggio dell’equivalenza etica tra le parti in causa, che è un’altra arma comunicativa potente che hanno gli odiatori di Israele.
    Sinceramente è quello che, forse sbagliando, ho in parte percepito nel suo articolo.

    • blogdibarbara dice:

      Standing ovation. E no, non è stato prolisso: sono cose che andavano chiarite, e non c’è una sola parola di troppo (parola di docente di scrittura. E complimenti anche per la correttezza, merce rara di questi tempi).

      • Andrea dice:

        La ringrazio molto.
        Mi piacerebbe che le voci autorevoli che stanno davvero difendendo le ragioni di Israele si concentrassero ancora di più sui punti che ho cercato, nel mio piccolissimo, di evidenziare.
        Trovo veramente un po’ subdolo e molto ipocrita il “gioco” cerchiobottista che a sinistra stanno facendo praticamente tutti gli esponenti politici, anche quelli della sx che considero, o consideravo, più seria e meno condizionata dalla ricerca disperata di voti: dire che è sbagliata l’accusa di genocidio e denunciare l’altisemitismo, facendo però passare contestualmente il messaggio che Israele sta certamente ed evidentemente commettendo dei crimini.

      • blogdibarbara dice:

        Si direbbe che abbiano paura di esporsi troppo, di rischiare di passare addirittura, diocenescampieliberi, per filoisraeliani, e quindi genocidio no, non proprio esattamente, ma crimini di guerra e crimini contro l’umanità indubbiamente sì, come abbiamo purtroppo sentito da una signora da cui ci si sarebbe aspettati qualcosina di più e che invece si è fatta notare soprattutto per i troppi silenzi. Cerchiamo allora di farci sentire almeno noi, che il “marchio d’infamia” ce lo portiamo orgogliosamente addosso da decenni.

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