Russia
Storia di Sergey L. Magnitsky, morto a 37 anni in un carcere moscovita
Nella Russia odierna, come da ben radicata tradizione sovietica e zarista, il concetto di libertà, nelle sue molteplici varianti e sfaccettature, viene arbitrariamente gestito dal potere in carica. Esprimere un’opinione personale, magari addirittura in contrasto con il già menzionato potere, può costare molto caro, a volte



Nella Russia odierna, come da ben radicata tradizione sovietica e zarista, il concetto di libertà, nelle sue molteplici varianti e sfaccettature, viene arbitrariamente gestito dal potere in carica. Esprimere un’opinione personale, magari addirittura in contrasto con il già menzionato potere, può costare molto caro, a volte anche la vita.
Esistono però delle persone che sono state e sono ancora oggi disposte a mettere a rischio la propria libertà pur di rendere pubblico il loro pensiero e, se necessario, denunciare ingiustizie, soprusi ed anche crimini, costi quel che costi.
L’idea per questi spazi è quella di portare alla ribalta figure che al momento non sono sufficientemente note in occidente, affinché il loro sacrificio venga riconosciuto e dia forza e speranza a chi ancora crede alla libertà e alla giustizia e, almeno per il momento, ne può ancora discutere.
La risposta alla domanda del titolo è una breve descrizione della vita e del lavoro di questo avvocato moscovita, di origini ucraine, Sergey L. Magnitsky, morto a soli 37 anni in un carcere moscovita (Butyrka) nel 2009. La sua colpa? Aver scoperto tramite le sue indagini un intricato sistema di corruzione messa in atto da funzionari governativi di vari livelli a danno dei cittadini russi.
Sergey Magnitsky era un esperto consulente fiscale e revisore che lavorava per la filiale di Mosca dello studio legale e revisore Firestone Duncan. Tra i suoi clienti la Firestone Duncan aveva la filiale moscovita dell’Hermitage Capital Management, società di investimenti e gestioni patrimoniali inglese fondata da Bill Browder e Edmond Saffra nel 1996, che, nel tempo, era diventato il più grande investitore occidentale in Russia.
L’azienda di Bill Browder a Mosca ebbe un forte sviluppo e, grazie alla sua abilità e competenza, riuscì ad annoverare tra i suoi clienti anche importanti figure di diverse istituzioni che, alla fine, erano collegate con lo stesso Putin.
Bill Browder è una figura fondamentale quando si parla di Sergey Magnitsky perché è grazie a lui ed ai suoi libri che la storia di questo fiscalista è diventata di dominio pubblico. Egli è infatti l’autore di due best seller che raccontano in maniera dettagliata gli eventi che hanno portato alla morte di Sergey Magnitsky ed alla nascita prima del “Sergey Magnitsky Rule of Law Accountability Act” nel 2012 con giurisdizione negli Stati Uniti e in seguito, nel 2016 del “Global Magnitsky Human Right Accountability Act” con giurisdizione internazionale.
Sergey Magnitsky con il suo lavoro scoprì una frode fiscale perpetrata da funzionari governativi a vari livelli pari a $ 230 milioni. Per questo, dopo aver testimoniato contro questi funzionari, nel 2008 venne arrestato e imprigionato senza un regolare processo. Nel corso della sua incarcerazione, gli vennero negati assistenza medica e legale finché, nel 2009, il 16 novembre venne comunicata ai famigliari la sua morte.
Bill Browder, nel frattempo, con un “Red Notice”, cioè un mandato di cattura internazionale rilasciato dall’Interpol, aveva lasciato la Russia e, con la famiglia viveva a Londra, date le difficoltà a viaggiare. Ciò non gli impedì di iniziare una campagna per l’istituzione del “Sergey Magnitsky Rule of Law Accountability Act” che prevedeva il blocco dei visti e la confisca dei beni a chi fosse accusato di corruzione e mancato rispetto dei diritti umani nel caso riguardante l’avvocato russo negli Stati Uniti (2012) e poi a livello mondiale con il “Global Magnitsky Human Right Accountability Act” (2016), in forza del quale il governo degli Stati Uniti può sanzionare chiunque sia accusato di violazione dei diritti umani o di corruzione. Si tratta nello specifico di “targeted sanctions” ovvero sanzioni individuali mirate a specifiche persone invece che a interi stati, per contrastare la loro impunibilità.
Per quanto riguarda il “Global Magnitsky Act” una delle principali attività di Bill Browder è proprio quella di promuoverlo a livello mondiale affinché sia recepito da tutti i paesi e possa diventare uno strumento efficace nella lotta contro gli oligarchi corrotti e i loro abusi di potere e lo spregio totale dei diritti umani.
In Italia, uno dei promotori di questo atto è la FIDU, Federazione Italiana Diritti Umani, che lavora attivamente nella lotta contro la violazione dei diritti in questo ambito.
Attualmente, i paesi che hanno adottato leggi ispirate al Global Magnitsky Act, almeno fino a luglio 2022, sono: Australia, Canada, Estonia, Unione Europea, Gibilterra, Jersey, Lettonia, Lituania, Gran Bretagna.
L’Unione Europea pur avendo un EU Magnitsky Act dal 2020, non prevede ancora il reato di corruzione tra quelli per i quali le sanzioni sono applicabili.
L’Italia al momento esiste un disegno di legge (N. 1126, comunicato alla presidenza nel 2019), oltre all’attività già menzionata della FIDU.
Ritengo che questo argomento debba essere discusso e divulgato il più possibile perché questo sistema di impunibilità non può che avere effetti dannosi sul normale svolgimento della vita democratica di ogni paese.
Note:
1. BROWDER B., Red Notice. A true story of corruption, murder and one man’s fight for justice, Bantam Press, 2015, Red Notice. Scacco al Cremlino, traduzione dall’inglese di Franco Lombini, Baldini&Castoldi, 2016.
2. FIDU, Legge Magnitsky e diritti umani nel mondo. L’applicazione in ambito europeo. https://fidu.it/language/it/legislazione-magnitsky-2/
3.https://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/REST/v1/showdoc/get/fragment/18/DDLPRES/0/1106152/all
Sempre dello stesso autore, Freezing Order: A True Story of Money Laundering, Murder, and Surviving Vladimir Putin’s Wrath, Simon & Schuster, 2012, Freezing Order; Sfida allo Zar, Chiarelettere, 2022.
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A suo tempo ho pubblicato nel mio blog un elenco completo dei giornalisti eliminati sotto il regno di Putin fino a quel momento, quindi non posso che plaudire ad articoli come questo. Spiace tuttavia constatare di non avere mai visto, su queste pagine, non dico un elenco completo ma neanche un blando accenno a tutti i giornalisti scomodi eliminati in Ucraina sotto il regno di Zelensky: che a dividere il totale per il numero di anni di regno dei rispettivi padroni del vapore, non so chi dei due risulterebbe l’orco peggiore. Non rientra in questo conto il nostro Andrea Rocchelli, assassinato a colpi di mortaio dall’esercito ucraino per impedirgli di continuare a documentare i massacri nel Donbass, perché Zelensky non era ancora presidente, ma il regime era lo stesso.