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Se anche per il New York Times gli ebrei devono discolparsi

Antisemitismo

Se anche per il New York Times gli ebrei devono discolparsi

Sta tutto nel titolo – senza che il resto aggiunga nulla di rilevante, senza che il resto lo privi di oscenità, senza che il resto ragioni su qualcosa di più complesso – sta tutto nel titolo il senso dell’articolo pubblicato l’altro giorno dal New York Times

Iuri Maria Prado12/06/2025Aggiornato 12/06/20253 min lettura592 parole

Sta tutto nel titolo – senza che il resto aggiunga nulla di rilevante, senza che il resto lo privi di oscenità, senza che il resto ragioni su qualcosa di più complesso – sta tutto nel titolo il senso dell’articolo pubblicato l’altro giorno dal New York Times a firma di Thomas Friedman: “This Israeli Government Is a Danger to Jews Everywhere” (“Questo Governo israeliano è un pericolo per gli ebrei di tutto il mondo”).

Ora, salvo qualsiasi giudizio sul governo israeliano (a proposito del quale, come nel caso di qualsiasi governo di qualsiasi Stato, è ovviamente possibile dire e pensare ciò che si vuole), salva qualsiasi opinione sulla guerra di Gaza, si deve capire per quale motivo si ritenga non solo inevitabile ma persino dovuto che gli ebrei nel modo siano in pericolo a causa di ciò che fa il governo israeliano.

I sudanesi nel mondo sono in pericolo? I nigeriani nel mondo sono in pericolo? I russi nel mondo sono in pericolo? I cinesi nel mondo sono in pericolo? Facciamo pure che Israele sia come il Sudan, come la Nigeria, come la Russia, come la Cina: c’è qualcuno disposto a pensare che sia inevitabile che chi proviene da lì sia in pericolo?


Puntualmente gli spropositi dell’articolo pubblicato dal New York Times sono stati fatti propri e reiterati a destra e a manca con l’inossidabile argomento secondo cui si tratta di considerazioni tanto più vere e pregevoli perché l’articolista ha un nome ebraico. E tanto basta ad accreditare oscenità come questa, aprite bene le orecchie: “Gli ebrei di tutto il mondo – scrive Friedman – preparino sé stessi, i loro figli e i loro nipoti a una realtà che non hanno mai conosciuto: essere ebrei in un mondo in cui lo stato ebraico è uno stato paria – una fonte di vergogna, non di orgoglio”.


E ci sono due considerazioni da fare in proposito. La prima: che è sempre stato così. Sempre. Sei ebreo? Vabbè. Ma non dirmi che sostieni Israele. La seconda considerazione: se pure fosse in quel modo, se pure fosse, cioè, che Israele si rende responsabile di crimini che secondo il sentimento comune vanno a gravare di “colpa” gli ebrei di tutto il mondo, questa dovrebbe essere semmai un’aggravante per i responsabili delle violenze antiebraiche. Prendi a sassate un bambino ebreo a New York o a Roma perché Israele commette crimini? La cosa dovrebbe suscitare un ribrezzo supplementare, non le braccia allargate davanti all’inevitabile.


Infine, la pretesa sommamente razzista che più volte abbiamo denunciato e che questo infame articolo del New York Times nuovamente legittima e accredita. E cioè, secondo questa bella prospettazione, l’idea che il popolo ebraico una speranza di evitare di subire violenza ce l’ha: deve denunciare il genocidio, deve denunciare la pulizia etnica. E altrimenti deve assistere al proprio sterminio. Come prima doveva chiedere scusa per il deicidio.
Goebbels diceva qualcosa di simile.


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3 pensieri su “Se anche per il New York Times gli ebrei devono discolparsi

  1. thoroughlypirate162d21c226 dice:

    Mi perdoni Avvocato: Friedman si dichiara ebreo e lei lo liquida con un vabbè. Vabbè dico anche io. Poi vive in America, non in Israele potrà facilmente dire lei. Poi ci sono tutti quelli del Forum 555 Patriots che, scrivendo a Haaretz, si autodichiarano traditori rinnegati. Quelli di Commanders for Israel’s Security sono pensionati, vivono in Israele ma sono dediti all’orticoltura tipica dei pensionati. Ogni tanto sproloquiano. Peccato. Peccato perchè la chiusa di Friedman, ai punti 2 e 3, sembrava ragionevole: “This is what being pro-Israel really sounds like, this is what being pro-Palestinian really sounds like.” E per me questo non significa disconoscere che noi siamo qui a scrivere mentre loro laggiù sparano. Ho già scritto che secondo me possiamo solo assistere a questa tragedia, no selfie-boat no selfie-march. Ma qualcuno in giro per il mondo, ebreo o non, si preoccupa del dopo. Cordialmente,

  2. Pingback: If even the New York Times suggests that Jews must disassociate themselves from Israel | InOltre

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