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Signori si cambia! Capitan Drone ed il Dominio dei Mari – parte 1

Conflitto russo-ucraino

Signori si cambia! Capitan Drone ed il Dominio dei Mari – parte 1

La nuova strategia Ukraina Capitan Drone ed il Dominio dei mari La prima metà di Marzo vede un sostanziale ed importante cambiamento a livello operazionale e strategico dell'esercito Ukraino. Mentre sul terreno l'andamento è sostanzialmente costante, ai livelli superiori ci sono importanti per quanto poco visibili

Analiticamente13/03/2024Aggiornato 25/03/20244 min lettura722 parole

La nuova strategia Ukraina

Capitan Drone ed il Dominio dei mari

La prima metà di Marzo vede un sostanziale ed importante cambiamento a livello operazionale e strategico dell’esercito Ukraino. Mentre sul terreno l’andamento è sostanzialmente costante, ai livelli superiori ci sono importanti per quanto poco visibili novità.

La settimana che si è chiusa è sostanzialmente dominata da un elemento che si è concretizzato secondo le previsioni in tutta la sua dimensione, la perdita di controllo russo del Mar Nero. Già alcune settimane fa si era parlato di come si potesse fare un paragone fra la battaglia di Inghilterra e questa del Mar Nero, e sembra sempre più che si è trattato di un’analisi profetica.

I droni Ukr controllano il Mare in una modalità che ad oggi i Russi non sono in grado di contrastare efficacemente senza rischi enormi. La perdita di 4 navi in circa 4 settimane è un valore insostenibile per la marina russa che, di fatto, non brilla in numero, qualità ed anzianità dei vascelli.

Oltre alla ritirata in zone sicure delle navi superstiti e relativa perdita di controllo operativo, i primi effetti si vedono anche nell’ambito delle linee logistiche Russe già molto tese, con una delle navi principali utilizzate per eludere sanzioni e controlli che nel Mediterraneo ha modificato la sua rotta verso il Mar Nero con una più consona alla visita delle sette perle.

Ovviamente si tratta anche di un elemento che, qualora ce ne fosse ancora bisogno, relega un eventuale sbarco a Odessa nel regno dei sogni, anche questo punto da me ampiamente ribadito.

I video dell’ultimo affondamento poi rasentano tecnicamente l’imbarazzante, con la nave (peraltro modernissima) che fugge sottocosta inseguita dai droni, il cannoncino automatico che spara nel nulla e l’equipaggio in stile WWII con mitragliatrici pesanti sui parapetti. Gli altri affondamenti non avevano visto girare video lato russo, quindi si era ancora nel dubbio sulle tecnologie e contromisure adottate. Qui lo stesso viene fugato, la difesa punto punto dei vascelli russi è peggiore di quella che avrebbe impiegato un Cacciatorpediniere USA nella WWII.

L’evoluzione di questo scenario è molto più esteso di quanto si potrebbe immaginare. La perdita di controllo di una enorme estensione del Mar Nero significa una equivalente perdita di sorveglianza ed avvistamento remoto da parte Russa rispetto ai movimenti Ukraini.

La strategia di questi ultimi si dipana da mesi in uno sviluppo che, a posteriori, chiarisce il perchè di alcune azioni dubbie compiute in passato oggi inquadrabili in una precisa strategia di accecamento del nemico prima, e conseguente penetrazione indisturbata in profondità dopo (vedremo questa in dettaglio nella seconda parte).

Si è cominciato con sbarchi mirati in Crimea per distruggere alcune postazioni radar tecnologicamente avanzate, lasciando scoperte batterie di missili Anti Aerei a loro volta neutralizzate in seguito, probabilmente con missili antiradar. I buchi nella rete di sorveglianza hanno permesso quindi agli Ukraini di eliminare le altre installazioni di sorveglianza posizionate sulle piattaforme petrolifere una dopo l’altra, aumentando sempre più l’area a basso o nullo controllo da parte russa.
Questa progressiva perdita di spazio controllabile comportava per gli Ukraini la possibilità teorica di impegnare anche obiettivi a lunga distanza, sempre verso un obiettivo di accecamento, e vediamo l’abbattimento dell’A-50, asset praticamente insostituibile per il livello delle attrezzature e per le professionalità richieste per l’equipaggio.

Nelle ultimissime ore tale strategia vede una nuova implementazione, in quanto sono registrati diversi attacchi ad aeroporti russi con droni, di cui uno particolarmente importante per dimensioni, video di esplosioni multiple, e per obiettivo, l’aeroporto officina di Tangarog dove si ricommissionano gli A-50, dove si parla di altri 2 x A-50 messi fuori combattimento. Secondo le informazioni pre-guerra, al momento i Russi avrebbero quindi solo uno di questi in condizioni di volo, e fra i 4 ed i 6 in condizioni sconosciute, ma dalle immagini satellitari non proprio buone. Un secondo attacco vede un hangar in fiamme nei dintorni di S.Pietroburgo.

In una guerra dove i chilometri continuano a non contare assolutamente nulla, contro un nemico numericamente superiore gli Ukraini continuano a collezionare successi legati al progressivo indebolimento dei modelli operativi dell’avversario, indebolimento che assume sempre più in vari settori una scala esponenziale.

Quando saranno disponibili gli F-16 il principale problema sarà la loro salvaguardia a terra, necessitando di infrastrutture che non sono facilmente occultabili, meno ci vedrà l’avversario, più saranno efficaci e longevi i nuovi aerei.

Nel frattempo, comunque, assolutamente gli ukraini non staranno con le mani in mano, tutt’altro.

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Un pensiero su “Signori si cambia! Capitan Drone ed il Dominio dei Mari – parte 1

  1. Samuele Marinozzi dice:

    A prescindere da quanto realizzato fin qui dagli ukraini, l’operato dei droni marittimi (ma anche terrestri) fornisce una lesson-learned che implica un ripensamento delle strategie navali (specie nell’area costiera, la Brown Water Strategy) e dei mezzi per realizzarle. Una sorta di nuovo paradigma per le “Naval Operations” paragonabile, a mio parere, allo sviluppo delle portaerei e del potere aereo-navale negli anni ’30 del XX° secolo

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