Israele
L’anatema senza contraddittorio di Massimo D’Alema su Israele e Occidente
Massimo D'Alema 1: "Il livello crescente di odio verso l’Occidente è destinato a segnare gli anni che verranno. E questo odio nasce dal peso dell’ingiustizia e della barbarie che subisce il popolo palestinese, di fronte alle quali la reazione europea è stata tardiva e pavida. Fanno



Massimo D’Alema 1: “Il livello crescente di odio verso l’Occidente è destinato a segnare gli anni che verranno. E questo odio nasce dal peso dell’ingiustizia e della barbarie che subisce il popolo palestinese, di fronte alle quali la reazione europea è stata tardiva e pavida. Fanno eccezione quei molti giovani, che hanno capito che bisogna fare qualcosa per essere solidali con i più deboli”.
Massimo D’Alema 2: “Hamas ha una responsabilità enorme verso Israele e verso il popolo palestinese, però la verità è un’altra: questa tragedia è cominciata prima del 7 ottobre. Nessuno ha pubblicato i rapporti di Amnesty International e di Save the Children sull’uccisione dei minori palestinesi prima del 7 ottobre, sulla detenzione illegale, sull’espropriazione delle terre, sulla colonizzazione, sull’uso sistematico della tortura nelle carceri israeliane. Tutto questo è cominciato prima del 7 ottobre. È indescrivibile anche la censura informativa su notizie vere e agghiaccianti. Ci sono 600 palestinesi morti sotto tortura nelle carceri israeliane, i cui corpi non vengono riconsegnati perché Israele non vuole che si vedano i segni delle torture. Questa è barbarie”.
Massimo D’Alema 3: “I regimi cambiano quando c’e’ capacità di cambiare nella società, non per le bombe” (con riferimento all’Iran).
Così l’ex presidente del Consiglio (che oggi, testuale, “si occupa del mondo”, e non delle beghe della politica italiana) in un monologo senza contraddittorio a Otto e mezzo (18 giugno).
Non intendo qui replicare punto per punto alle sue affermazioni. Semmai lo faranno, se lo riterranno opportuno, le autorità israeliane. Osservo soltanto che è triste constatare come un “totus politicus”, che si vanta di aver discusso (e, a suo dire, spesso risolto) con i grandi del pianeta le più gravi crisi internazionali, si sia ridotto a parlare di Israele come un gruppettaro qualunque. O, se si preferisce, come uno di quei giovani “solidali con i deboli” che urla nei cortei “From the river to the sea Palestina will be free.
Quanto poi ai “regimi che non si cambiano con le bombe”, ricordo -solo per fare qualche esempio novecentesco- che il regime zarista, o quello nazista e quello giapponese degli sh?gun, non sono stati cambiati proprio con la diplomazia e il negoziato, o vincendo a tombola. Ma tant’è. Si può censurare il proprio passato (you remember, D’Alema, le bombe sulla Serbia?) facendo ammenda o facendo ammuina, come dicono a Napoli. L’unica cosa che non si può fare è di prendere per fesso chi ha buona memoria. Sic transit gloria mundi.
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D’Alema #4: menevadoaffan@uloconlarincorsacosìarrivoprima!!!
Buongiorno Michele.
Ha dimenticato le armi al Venzuela.
Comunque D’Alema “le sa tutte”, avendo come fonte principale il Fatto Quotidiano.
E, avendo l’informazione travagliesca quale scopo principale quello di avvelenare i pozzi,
siamo ormai tutti intossicati.
D’Alema è veramente imbarazzante, vergognoso. Credibilità zero da sempre, per quel che mi riguarda, ma davvero ora il governo israeliano farebbe bene ad incriminare lui per calunnia ed istigazione all’ odio!