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Libertà di opinione e di espressione in Russia e in altri paesi dell’est

Russia

Libertà di opinione e di espressione in Russia e in altri paesi dell’est

Il 12 giugno, si celebra, a livello internazionale, la “Giornata di solidarietà ai prigionieri politici russi”. Questo evento fa parte del progetto “Memorial: prigionieri politici”, un’iniziativa indipendente fondata sulla difesa dei diritti umani. L’obiettivo è raccogliere, analizzare e organizzare informazioni relative a persecuzioni penali illegali, generalmente

Rossella Zugan20/06/2025Aggiornato 20/06/202519 min lettura4.074 parole
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Il 12 giugno, si celebra, a livello internazionale, la “Giornata di solidarietà ai prigionieri politici russi”. Questo evento fa parte del progetto “Memorial: prigionieri politici”, un’iniziativa indipendente fondata sulla difesa dei diritti umani. L’obiettivo è raccogliere, analizzare e organizzare informazioni relative a persecuzioni penali illegali, generalmente a base politica, ed aiutare le vittime di queste persecuzioni. [1]

In questa giornata si tiene una “Maratona di solidarietà ai prigionieri politici” che coinvolge diversi media e organizzazioni in difesa dei diritti umani non solo russi, ma anche internazionali. Questo è il terzo anno in cui si celebra, e, in Italia, ci sono tre città: Bologna, Roma e Torino, che l’hanno ospitata con diverse modalità.

Navigando sul sito dedicato alla Maratona, si possono trovare liste generiche o suddivise in categorie specifiche di persone che risultano private della loro libertà per motivi politici[2]. Ciò che è anche interessante notare è che sul sito si affronta il concetto generale di prigioniero politico, così come definito dalla Risoluzione 1900 dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa del 2012.[3] Nel 2013 poi, i rappresentanti di diverse organizzazioni in difesa dei diritti umani provenienti da Azerbaijan, Bielorussia, Georgia, Lituania, Polonia, Russia, e Ucraina, basandosi su questa risoluzione, hanno redatto il documento  Guide to the Definition of a political prisoner.

Memorial distingue due categorie di prigionieri: una composta da persone perseguitate per motivi religiosi (come testimoni di Geova o musulmani accusati di affiliazione a gruppi radicali), l’altra da chi è incarcerato per motivi politici, per aver esercitato la libertà di espressione, di manifestazione, per aver denunciato la corruzione o criticato la guerra in Ucraina.

Molti di questi casi seguono dinamiche ricorrenti: accuse di estremismo, diffusione di “fake news” sull’esercito russo, offese ai sentimenti religiosi o presunta partecipazione a organizzazioni vietate. Le pene inflitte sono spesso sproporzionate: anni di carcere duro, isolamento, torture psicologiche e fisiche.

Stando così le cose, qualsiasi pretesto consente ad un potere autoritario di privare una persona della sua libertà. Potrà sembrare assurdo, ma leggendo le motivazioni che hanno portato dietro le sbarre le persone presenti negli elenchi dei siti Memorial, del già citato Political Prisoner. Memorial, e ancora ovd.info in Russia; Center for Civil Liberties in Ucraina; Human Right Center “Vjasna”, in Bielorussia: Georgian Democracy Initiative in Georgia; Meydan.tv in Azerbaijan, non si può non rimanere sconvolti dall’assurdità delle accuse rivolte e delle pene inflitte in questi casi.

Per i paesi dell’ex Unione Sovietica appena menzionati è possibile consultare i siti creati da ONG o canali di informazione locali che si adoperano per la difesa dei diritti umani, mentre per le altre repubbliche ex-sovietiche, come ad esempio Uzbekistan, Kazakhstan, Kirghizistan, Tagikistan le informazioni sono poche, datate, e si riguardano prevalentemente  persone menzionate in campagne di sensibilizzazione a cura di ONG internazionali che non si occupano solo della difesa dei diritti umani. La difficoltà a reperire informazioni in questi casi non è un buon segno perché è indice del fatto che queste situazioni sono presenti, ma si corrono dei rischi anche semplicemente a parlarne.

Il modus operandi del potere russo richiama quello del regime sovietico: la repressione si fonda su un uso strumentale del codice penale e su accuse costruite ad hoc. Anche chi esprime solidarietà, come gli avvocati dei prigionieri o chi scrive lettere di sostegno, può finire sotto inchiesta. Le organizzazioni per i diritti umani, come Memorial o OVD-Info, sono state dichiarate “agenti stranieri” o sciolte, e i loro membri perseguitati.

Il concetto stesso di “prigioniero politico” viene rigettato dal Cremlino, che nega l’esistenza del problema. Ma le storie di Navalny, Yashin, Kara-Murza e di centinaia di altri dimostrano il contrario.

Dalla consultazione dei i dati forniti da Political Prisoner. Memorial, non è facile evincere un numero definitivo dei prigionieri politici illegali perché quello che si trova -3479-è una cifra in continuo aggiornamento ed è riferita solo ai prigionieri russi[4]. Va detto però che esiste un link dedicato a questa problematica che monitora non solo le altre repubbliche ex sovietiche, ma anche altri paesi del mondo.

Nelle scorse settimane a Bruxelles e in Italia ci sono stati degli incontri ai quali hanno partecipato alcuni prigionieri russi che sono stati recentemente liberati o familiari di chi invece è morto in prigione.

Nello specifico, a Bruxelles, il 5 giugno il Comitato per gli Affari Esteri del Parlamento Europeo ha ospitato Yuliya Navalnaya, la vedova di Aleksey Navalny, Vladimir Kara-Murza e Ilya Yashin, dichiarati oppositori del regime di Putin, costretti per questo a vivere fuori dalla Russia.[5]

In Italia, grazie ad associazioni di russi espatriati che vivono in Italia ci sono stati eventi in alcune città che hanno ospitato Oleg Orlov, vincitore del Premio Sacharov per la libertà di Pensiero e co-fondatore del Memorial Human Right Center, organizzazione che, nel 2022, ha ricevuto il Premio Nobel per la Pace. L’Istituto Affari Internazionali ha organizzato la scorsa settimana un incontro dal titolo “Putin’s Russia and the war against Ukraine: Insights from Nobel Prize winning Human Rights Activists” dove, insieme a quello di Oleg Orlov, ci sono stati gli interventi di altre ONG impegnate in queste campagne di sensibilizzazione[6].

Questi sono nomi piuttosto noti anche da noi anche perché le loro storie sono servite a far prendere coscienza di situazioni alle quali non sempre viene dato un’adeguata attenzione.

Riportiamo brevemente alcuni dettagli relativi alle storie di queste figure appena menzionate, per cercare di ricordare o di fornire degli spunti che possano far riflettere su quanto hanno fatto, non solo rischiando la loro vita, ma anche sacrificandola per contrastare un regime liberticida.

Aleksey Navalny (1976-2024) è forse la figura più nota tra queste anche perché la sua morte in prigione il 16 febbraio 2024 è un ricordo ancora vivo per molti. Ora la moglie Yuliya porta avanti il lavoro iniziato da Aleksey con la Fondazione per la Lotta contro la Corruzione e continua a svolgere un lavoro di opposizione al regime di Putin. Navalny, in quanto avversario politico di Putin, fu accusato di alcuni reati con il chiaro intento di ostacolare il suo percorso sia in occasione della sua candidatura a sindaco di Mosca nel 2013, che alle elezioni presidenziali del 2018. Nel 2020 sopravvisse ad un tentativo di avvelenamento con il Novichok, un agente nervino già utilizzato in precedenza da Putin e dall’FSB[7] contro coloro che venivano considerati delle minacce pericolose al regime istituito. Dopo le cure ricevute in Germania, e consapevole di quello che lo attendeva, se fosse rientrato in Russia, nel gennaio 2021 non appena passato il controllo passaporti all’aeroporto di Mosca, venne subito arrestato con l’accusa di aver violato gli arresti domiciliari durante il suo ricovero in Germania. Da quel momento in poi inizia il suo percorso all’interno del sistema carcerario russo. Dopo aver accumulato numerose sentenze di condanna con varie accuse, viene trasferito in diverse prigioni finché, nel dicembre 2023, dopo un’ulteriore condanna a 19 anni per attività estremiste ricevuta l’agosto precedente, sparisce per quasi tre settimane, durante le quali né la sua famiglia né i suoi avvocati riescono ad avere sue notizie. Ricompare in una colonia penale al Circolo Polare Artico dalla quale poi viene riportato a Mosca, dove rimane fino a quando non viene annunciata la sua morte improvvisa per aritmia cardiaca.

La vita di Aleksey Navalny è molto più complessa di questo breve riassunto e suscita anche reazioni controverse a causa di alcune sue affermazioni giovanili. Ma qui è importante considerare quello che si può iniziare a riscontrare come il modus operandi che in Russia si applica, quasi meccanicamente, a coloro che manifestano in vari modi le loro idee e opinioni in contrasto con il regime al potere. Le voci fuori dal coro vanno messe a tacere. L’accanimento contro di esse sarà direttamente proporzionale al pericolo del messaggio che stanno diffondendo. Va ricordato, per esempio, che diverse persone che hanno commemorato la morte di Navalny sono state arrestate in diverse città russe e non solo a Mosca.[8]

Vladimir Kara-Murza (nato nel 1981) è il figlio di un giornalista che già si era distinto per le sue idee non allineate a quelle del regime dei tempi di Brezhnev. Si è distinto per il suo impegno nel campo del diritto internazionale ed anche per il suo lavoro di giornalista. In politica ha sempre militato tra le fila dell’opposizione, collaborando con Boris Nemtsov[9], è stato coordinatore della Open Russia Foundation, di Michail Khodorkovsky per la promozione della società civile e della democrazia in Russia.

Tra i suoi contributi più significativi c’è sicuramente il lavoro svolto negli Stati Uniti per l’approvazione del Magnitskiy Act da parte del Congresso nel 2012. Da fervido sostenitore di quella legge poi, in seguito all’assassinio di Boris Nemtsov, cercò di farla applicare contro alcune figure pubbliche di spicco in Russia, che presumibilmente, avevano creato un clima d’odio e di minacce contro Nemtsov. Questa sua attività fece sì che, in Russia, Kara-Murza venisse sospettato di tradimento, in quanto aveva richiesto al Congresso degli Stati Uniti che quelle persone venissero inserite nell’elenco di chi poteva rientrare nell’applicazione della legge Magnitsky.

Prima ancora di Aleksey Navalny, Vladimir Kara-Murza è stato vittima di due tentativi di avvelenamento, nel 2015 e nel 2017. Anche nel suo caso, alcuni articoli scritti nel 2021 sempre dalle stesse riviste investigative che avevano lavorato su Navalny, ricollegano questi incidenti alla stessa unità del FSB implicata poi anche nella sua morte.[10] Nel 2022 viene arrestato con l’accusa di aver disobbedito a degli ordini della polizia. Nel giro di qualche mese si aggiungono altre accuse: diffusione di informazioni false sulle forze militari russe, collaborazione con organizzazioni straniere, fino addirittura, come si è visto, al tradimento. Una delle motivazioni principali del suo arresto viene attribuita ad un suo discorso tenuto negli Stati Uniti in cui condannava apertamente l’invasione russa dell’Ucraina.

Nel 2023 viene condannato 25 anni, il massimo della pena, ovvero il totale degli anni per tutte le pene di tutti i reati dei quali era stato accusato. Subito dopo la condanna da Mosca viene trasferito in Siberia, in una cella di rigore di un carcere di massima sicurezza.  Come già era successo per Navalny, ad un certo punto di lui non si hanno notizie. In seguito, da una lettera resa nota da lui stesso, si viene a sapere che era stato internato in una cella di isolamento in un carcere ancora più duro rispetto a quello dove era stato incarcerato inizialmente.

Nell’agosto 2024 viene rilasciato con altri sedici prigionieri in seguito ad uno scambio con otto russi, incarcerati in vari paesi occidentali.

Una delle attività principali svolte attualmente da Kara-Murza è legata all’iniziativa “People First. International campaign for the release of captives held as a result of Russia’s invasion of Ukraine”.[11] I suoi interventi spesso esprimono fiducia in una nuova Russia e insistono sulla sua convinzione che i russi non vanno identificati con Putin, perché anche con tutte le difficoltà c’è chi lotta ancora per opporsi al suo regime.

Ilya Yashin (nato nel 1983) è un altro esponente dell’opposizione russa che, sin dall’inizio della sua attività politica, non ha mai temuto di dichiarare le sue idee. Questa sua schiettezza gli è costata diversi arresti anche perché è sempre stato tra i sostenitori e i collaboratori dei più temuti nemici di Putin, come per esempio Boris Nemtsov e Aleksey Navalny. Nell’agosto 2022 è stato arrestato per le sue critiche alle forze armate russe e i suoi commenti ai massacri di Bucha, e nel dicembre dello stesso anno condannato a 8 anni e mezzo di carcere. Assieme a Vladimir Kara-Murza è stato rilasciato nell’agosto 2024, nell’ambito dello scambio di prigionieri tra la Russia e l’occidente.

La sua opposizione è sempre stata netta e decisa e nemmeno l’isolamento in carcere e i maltrattamenti lo hanno mai fatto cedere rispetto alle sue idee. Ha rifiutato l’asilo politico in Germania perché questo gli avrebbe precluso la possibilità di ritornare in Russia. Sembra inoltre che Yashin sia ora inserito nella lista dei ricercati, quindi se anche volesse ritornare, il carcere per lui sarebbe garantito.

Per dare un’idea della forza e della convinzione che muove questo oppositore di Putin, basta dare un’occhiata al suo discorso fatto dopo aver ascoltato la sentenza che lo condannava ad una delle pene più lunghe mai comminate. “So che nessun argomento degli avvocati non avrà alcun effetto su di lei e che oggi tornerò in cella. Ma so anche che lì sono più libero di voi, persone che violentate la giustizia. Perché a differenza vostra la mia coscienza è pulita, e la mia anima non è avvelenata dalla paura e dal cinismo. La prigione prima o poi terminerà, ma la mia sensazione di dignità personale resterà.
Mentre voi, bravi signori, dovrete convivere con ciò.”[12]

Oleg Orlov (nato nel 1953) è cofondatore della ONG Memorial Human Right Center. Di professione è un biologo, ma in realtà nel 1988 si è unito al gruppo Memorial, che poi diventa un’associazione di volontariato con lo scopo di sostenere le vittime della repressione politica in URSS e promuovere i diritti umani tra le macerie della società sovietica decaduta dopo l’avvento al potere di Michail Gorbachev.  Dal 2016 considerata dal regime di Putin “agente straniero”, viene sciolta nel 2021 dalla Corte Suprema russa, ma continua ancora la sua attività dalla Germania, con una sede anche Italia dal 2004.

In questo periodo sta portando le sue testimonianze qui in Italia con interviste a quotidiani, a radio[13] e ad eventi in modo da far conoscere l’esistenza di un’opposizione al regime di Putin, che cerca di sensibilizzare chi lo incontra che una Russia democratica può esistere. Fervido attivista nel campo dei diritti umani, è stato incarcerato per aver definito il regime russo “fascista” e per aver criticato l’invasione russa dell’Ucraina nel 2022. Nel 2024 è stato scarcerato grazie ad uno scambio di prigionieri ed è stato poi mandato in esilio. Non smette mai di denunciare le condizioni disumane all’interno delle carceri, soprattutto per chi è considerato un prigioniero politico.

In Russia il 12 giugno si celebra anche la Giornata della Federazione Russa.[14] Da una parte quindi si esalta il regime che causa l’incarcerazione di chi dissente e dall’altra si indice una maratona per raccogliere fondi ed aiutare proprio le persone vittime di quel regime. Pur considerando le difficoltà e i rischi che si corrono ad opporsi al regime in carica e nonostante le esperienze negative già sperimentate, ci sono persone che si battono per coloro che ne sono ancora vittime. Sono testimoni consapevoli del prezzo che si paga per difendere la propria libertà e per godere dei propri diritti e si spendono affinché anche altre persone vengano a conoscenza di queste realtà e, dove possibile, aiutino a sopportarla e a cambiarla.

Ascoltando le loro testimonianze si scopre che ci sono diversi modi per aiutare chi invece è ancora rimasto in Russia ed è illegalmente detenuto in carcere. Per esempio, i siti menzionati in precedenza danno la possibilità di consultare gli elenchi delle persone detenute e suggeriscono di scrivere delle lettere per sostenerli durante la loro detenzione. Ci sono tutte le informazioni necessarie per fare questo gesto apparentemente semplice, ma che può dare speranza a chi invece è tagliato fuori dal mondo. Chi ha sperimentato il carcere ne ribadisce l’utilità. Anche se purtroppo le probabilità di sopravvivere al carcere dipendono tutte dalle decisioni dei carcerieri e da quanto sono ritenuti pericolosi, oppure utili, i prigionieri stessi. Si parla proprio di utilità perché un sistema in vigore per uscire dal carcere è quello di essere scambiato con prigionieri russi incarcerati in altri paesi. Maggiore è la rilevanza della persona in carcere, più importante sarà il criminale russo richiesto in cambio. Anche questo sistema però è precario e non garantisce sempre un esito positivo (vedi Aleksey Navalny). In Russia, infatti, come qualsiasi altra decisione, anche questa é arbitraria e dipende da una sola persona.

Questo rapido sguardo su una condizione ampiamente diffusa in Russia ha messo in evidenza alcuni elementi ricorrenti, che si verificano spesso quando un cittadino russo, per una qualche ragione, si trova a dover affrontare delle accuse nei suoi confronti. Quello che è certo, è che il clima è talmente teso che ogni azione può avere conseguenze inimmaginabili. Capita a volte che a finire nelle maglie del sistema carcerario russo siano persone che godono di una certa notorietà. Questo può essere un vantaggio perché la loro condizione può essere oggetto di attenzione anche in occidente, dando inizio anche a delle iniziative concrete, per cercare di non farle finire nel dimenticatoio o in alcuni casi contribuire alla loro liberazione. Come molti di loro riconoscono, da questo punto di vista sono “fortunati”, se paragonati a dei semplici cittadini dei quali è difficile sapere qualcosa. Per questa ragione, chi è stato oggetto di scambio ed è ora in libertà cerca di perorare la causa di chi invece è ancora in carcere.

Per quanto riguarda i paesi delle ex Repubbliche Sovietiche dove questo fenomeno è presente abbiamo già menzionato alcune associazioni locali che svolgono queste attività di sostegno ai prigionieri politici. Per esempio, il Center for Civil Liberties in Ucraina che si occupa della difesa dei diritti umani è nato nel 2007 e, oltre ad essersi occupato di documentare i crimini di guerra perpetrati in Crimea, Donetsk e Lugansk nel 2014, si è spesa per la liberazione del regista Oleg Sentsov. Una delle sue più importanti iniziative è laPrisoner’s voice, mediante la quale cerca di liberare cittadini ucraini illegalmente imprigionati in Russia in seguito all’aggressione del febbraio 2022. C’è poi The Coalition for Defense of Prisoners of the Kremlin, che ha anch’essa lo scopo di difendere e lavorare per la liberazione di chi è detenuto in Russia, con un elenco di prigionieri politici attualmente detenuti.             

In Bielorussia c’è lo Human Right Center Vjasna, fondato nel 1996 durante delle proteste di massa dell’opposizione democratica in Bielorussia, proprio per aiutare i partecipanti alle manifestazioni e le loro famiglie. Il fondatore, Ales Bialiatski, Premio Nobel per la pace 2022 è un attivista per i diritti umani, tutt’ora in carcere con l’accusa, politicizzata, di evasione fiscale. Negli anni il lavoro dell’organizzazione si è ampliato per occuparsi in maniera più approfondita della difesa dei diritti umani e dello sviluppo della società civile. Nel 2003 la Corte Suprema della Bielorussia ha cancellato l’organizzazione per aver partecipato in veste di osservatore alle elezioni del 2001. Anche il sito di Vjasna riporta liste di prigionieri politici, di condannati per reati politici ed anche di prigionieri politici detenuti per aver partecipato a proteste di massa a partire dal 2020.

In Georgia, troviamo la Georgian Democracy Initiative è unaONG georgiana che si occupa dell’analisi, ricerca e educazione allo sviluppo democratico per un’integrazione Euro-Atlantica. Tra le sue iniziative si trova quella dedicata ai Prigionieri Politici in Georgia nata in seguito alla decisione del Primo Ministro georgiano Kobakhidze di sospendere i negoziati per l’annessione all’Unione Europea. Questa situazione ha dato origine ad una serie di proteste che hanno suscitato una reazione del potere in carica. L’effetto è stato quello della repressione degli oppositori all’attuale corso di governo. Il sito di questa associazione riporta un breve elenco di casi di persone imprigionate a seguito di queste politiche repressive.

Infine, in Azerbaijan, esiste una televisione indipendente, Meydan.tv, che si occupa di fornire informazioni sulla politica, l’economia e le condizioni sociali del paese. Tra i link disponibili si trova anche una pagina dedicata ai prigionieri politici attualmente in carcere nel paese aggiornata proprio a giugno 2025.

Come si è visto poi, altri paesi come Armenia, Kazakhstan, Kirghizistan, Turkmenistan e Uzbekistan questo tipo di attività è svolta da ONG internazionali che monitorano in generale i diritti umani e che, dove possibile, cercano di mettere in evidenza queste situazioni specifiche. In pratica, dove il livello di repressione della dissidenza è ancora alto è più difficile che nascano e sopravvivano strutture locali, quindi ci si appoggia ad istituzioni internazionali riconosciute per tener viva l’attenzion su queste problematiche.

Si sono voluti ricordare nomi che probabilmente sono già noti, ma l’idea è di raccontare anche le storie di chi invece non ha questa visibilità. Purtroppo, come si è detto, l’elenco è lungo, ma il fenomeno non deve essere trascurato.

Mettere in luce quanto succede in questo periodo in Russia è un modo che può aiutare anche a capire le enormi difficoltà che incontra chi ancora resta in quel paese, apparentemente senza reagire. Chi è stato esiliato o, per scelta, ha deciso di andarsene per continuare comunque a fare un lavoro di opposizione da paesi più sicuri, ha certamente più facilità ad esprimere il proprio dissenso e le proprie opinioni. Non va dimenticato però che, a volte, queste persone hanno i loro familiari e amici ancora in patria e, purtroppo, il rischio che corre chi vive ancora lì è comunque molto alto.

Per concludere e dare un’idea del clima in cui vivono in Russia coloro che cercano di costruire un’alternativa politica all’attuale regime, è notizia di oggi, riportata da varie testate[15] il partito di opposizione, ??????????? ?????????? – Iniziativa Civile – è stato sciolto per decisione della corte suprema russa. Le ragioni addotte per motivare questa decisione fanno riferimento al fatto che dal 2018 il partito non ha partecipato alle più importanti elezioni, ha contestato il numero, troppo alto o troppo elevato, di candidati ad elezioni regionali o locali. Il partito, tramite i suoi rappresentati ha fatto sapere che tutti gli anni sono stati presentati dei candidati a tutti i vari livelli, ma per esempio, per le presidenziali del febbraio 2025 al suo candidato Boris Nadezhdin, pur avendo raccolto tutte le firme necessarie stabilite dalla legge, è stata negata la registrazione in quanto, stando alla versione della commissione elettorale, la maggior parte delle firme non era valida.

Non resta che cercare le informazioni e diffonderle il più possibile, in modo che il maggior numero di persone possa pian piano realizzare che certe libertà e certi diritti che noi diamo per scontati, in realtà non lo sono affatto e per questo vanno custoditi e difesi per non perderli prima che sia troppo tardi.


[1] https://memopzk.org/about/

[2] https://memopzk.org/en/persecuted/

[3]https://pace.coe.int/pdf/af0777c4da96235fad8dc75732e47687265aa9aa2ba55882e05ba329b49f87a3/res.%201900.pdf

[4] https://x.com/pzk_memorial/status/1933082754461155458

[5]https://multimedia.europarl.europa.eu/en/webstreaming/committee-on-foreign-affairs-ordinary-meeting_20250605-0900-COMMITTEE-AFET

[6] https://webtv.camera.it/evento/28356

[7] Per dovere di cronaca, qui ci sono i link alle diverse inchieste svolte dalla Fondazione Anticorruzione e dalle riviste investigative Bellingcat e The Insider, assieme anche a CNN e Der Spiegel dove vengono smascherati gli agenti incaricati dall’FSB del suo avvelenamento: EXCLUSIVE By Tim Lister, Clarissa Ward and Sebastian Shukla, CNN, CNN-Bellingcat investigation identifies Russian specialists who trailed Putin’s nemesis Alexey Navalny before he was poisoned, Updated 5:11 AM EST, Tue December 15, 2020,

 https://edition.cnn.com/2020/12/14/europe/russia-navalny-agents-bellingcat-ward/index.html , Hunting the Hunters: How We Identified Navalny’s FSB Stalkers, December 14, 2020, https://www.bellingcat.com/resources/2020/12/14/navalny-fsb-methodology/  “If it hadn’t Been for the Prompt Work of the Medics”: FSB Officer Inadvertently Confesses Murder Plot to Navalny, December 21, 2020

https://www.bellingcat.com/news/uk-and-europe/2020/12/21/if-it-hadnt-been-for-the-prompt-work-of-the-medics-fsb-officer-inadvertently-confesses-murder-plot-to-navalny/ .

[8] https://novayagazeta.eu/articles/2024/03/08/packing-for-prison-en

[9] Oppositore di Putin, ucciso nel 2015 nel centro di Mosca.

[10] Vladimir Kara-Murza Tailed by Members of FSB Squad Prior to Suspected Poisonings, February 11, 2021, https://www.bellingcat.com/news/uk-and-europe/2021/02/11/vladimir-kara-murza-tailed-by-members-of-fsb-squad-prior-to-suspected-poisonings/; Navalny, Kara-Murza Tailed by Same FSB Squad Before Alleged Poisonings — Investigation , The Moscow Times, Feb. 11, 2021.

[11] https://people1st.online

[12] https://www.valigiablu.it/ilya-yashin-processo-discorso/

[13] Per esempio: intervista a Radio Radicale https://www.radioradicale.it/scheda/761914/intervista-a-oleg-petrovic-orlov-biologo-politico-e-attivista-russo-impegnato-nei del 12 giugno u.s.; intervista di Mario Setaccioli su L’Europeista: https://www.leuropeista.it/in-russia-regime-fascista-ma-la-gente-ormai-vuole-solo-pace-intervista-al-premio-nobel-oleg-orlov/ per citane alcuni.

[14] https://it.wikipedia.org/wiki/Giornata_della_Russia

[15] ??????? ????????????, ????????? ??? ???????????? ?????? «??????????? ??????????».

?????? ???????? ???????? ??? ??????? ? ????????????? ?????????, ?????????, 18 ???? 2025,

(Georgy Nedogibchenko, La Corte Suprema ha sciolto il partito “Iniziativa civile”. Il partito intende impugnare questa decisione in appello.) Vedomosti,  https://www.vedomosti.ru/society/articles/2025/06/17/1117540-verhovnii-sud-likvidiroval; ????????? ??? ???????????? ?????? «??????????? ??????????». ?? ??? ?? ?????? ?????????? ??????????? ?????? ?????? ? ????? ???????? (La Corte Suprema ha sciolto il partito Iniziativa Civile, che aveva candidato Ksenia Sobchak e Boris Nadezhdin alle elezioni presidenziali, Meduza, 17.06.2025, https://meduza.io/news/2025/06/17/verhovnyy-sud-likvidiroval-partiyu-grazhdanskaya-initsiativa-ot-nee-na-vybory-prezidenta-vydvigalis-kseniya-sobchak-i-boris-nadezhdin; ????????? ??? ???????????? ?????? «??????????? ??????????» (La Corte Suprema scioglie il partito “Iniziativa Civile”. Ovd-info, 17.06.2025, https://ovd.info/express-news/2025/06/17/verkhovnyy-sud-likvidiroval-partiyu-grazhdanskaya-iniciativa.  Purtroppo, i siti sono disponibili solo in lingua russa.


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2 pensieri su “Libertà di opinione e di espressione in Russia e in altri paesi dell’est

  1. Samuele Marinozzi dice:

    A sconvolgere non è tanto la repressione del dissenso stile soviet (imparata l’arte mettila da parte, può tornare utile) ma la stupidità di coloro che appoggiano il regime di putler, soprattutto di coloro che vivono nell’occidente libero e democratico

    • Rossella dice:

      Sì vero, in occidente ci può essere chi appoggia o non contesta il regime, ma non ne darei un giudizio così sommariamente negativo. Per esempio possono avere dei familiari che ancora vivono là e, in qualche modo, li vogliono proteggere dagli effetti dello “stile soviet”. Noi ancora siamo liberi di dire e fare quello che vogliamo, io non so come mi comporterei in certe situazioni. A freddo, dal famoso “divano occidentale” sono in prima linea a difendere soprusi e ingiustizie, perché so che qui lo posso fare. Ma, vivendo o provenendo da un regime liberticida, vorrei veramente avere il coraggio e la forza di difendere i miei principi a spada tratta fino in fondo.

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