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Laurie Anderson e il sorriso della meraviglia

Stile, moda e costume

Laurie Anderson e il sorriso della meraviglia

L'arte performativa riguarda la gioia, la realizzazione di qualcosa che è così pieno di una sorta di gioia selvaggia che non si riesce a esprimere a parole. Quando incontrate una donna distrutta, mettetela tutta tra le vostre braccia. Perché non sappiamo da dove veniamo… non sappiamo

Enrico Marani20/06/2025Aggiornato 24/06/20255 min lettura1.050 parole

L’arte performativa riguarda la gioia, la realizzazione di qualcosa che è così pieno di una sorta di gioia selvaggia che non si riesce a esprimere a parole.

Quando incontrate una donna distrutta, mettetela tutta tra le vostre braccia. Perché non sappiamo da dove veniamo… non sappiamo dove siamo.

Il commento migliore che possa ricevere è quando mi dicono che sono riuscita a mostrare sotto una luce diversa qualcosa di già conosciuto.


Laurie Anderson

Quali antidoti abbiamo al bullismo che come atteggiamento sta avvelenando le nostre vite? C’è sempre più, anche da parte di figure istituzionali, l’atteggiamento di rendere pubblici atteggiamenti intimidatori, far dichiarazioni platealmente aggressive, dir fanfaronate con il gusto di provocare e far della violenza psicologica metodo. Si sta generando un impoverimento collettivo dove bontà, gentilezza, pazienza e ascolto sono in via di estizione, come se un virus maligno le stesse divorando. Laurie Anderson è un antidoto a questa deriva, un’artista che ha fatto dell’empatia, della meraviglia e dell’accettazione una poetica.

Fin da quando era una donna giovane Laurie Anderson e anche ora mentre la osservo anziana, colgo una costante nel suo apparire: il sorriso, negli occhi prima che nell’espressione del volto. Laurie ha sempre inteso la musica come uno strumento per fare arte, per raccontare attraverso le parole la propria esistenza, per far poesia, per raccontare della morte, del Buddismo, dell’amore. Lei che suonava il violino su un cubo di ghiaccio mentre si scioglieva, fin da subito non è mai stata solo musicista, ma anche performer, regista, fotografa, poetessa e altro. Curiosa si è avvicinata alla tecnologia fin dagli anni 70 e 80 del secolo scorso e ha fatto dell’elettronica un linguaggio, ma non tanto per comporre esclusivamente brani musicali, ma appunto per fare del suono un discorso più ampio ed interdisciplinare tra le arti ed infatti la nostra si trasforma appunto in regista, performer, scrittrice, poeta e artista multimediale.

Una carriera fatta di incontri importanti, da Wenders a Burroughs, Lou Reed con cui ha avuto un forte legame sentimentale per due decenni fino alla sua scomparsa, Adrian Belew, Brian Eno, Bob Wilson, Peter Gabriel, Kronos Quartet e la lista potrebbe essere lunga. Sono incontri che hanno lasciato tracce profonde nel suo lavoro e creato per la musicista di New York un’identità polimorfa che musicalmente spazia dalla ricerca, alla musica colta senza disdegnare il pop, frequentando quindi linguaggi elitari e di massa, parole e suoni difficili e semplici.

Musicalmente il mio disco preferito è Bright Red, ma non sono assolutamente da sottovalutare tutte le sue produzioni dove si trovano sempre musiche e parole combinate con rara maestria. Tuttavia un’analisi del suo lavoro come artista multimediale non è la sostanza del discorso su Laurie Anderson. Il suo essere speciale passa per un atteggiamento, uno sguardo sulla realtà e le cose, Incontratela, sia pur virtualmente, di persona forse comprenderete meglio attraverso la sua voce e la sua presenza, quello che fatico ad esprimere con le parole. Eccola mentre si racconta per episodi e briciole filosofiche.

Sostanzialmente c’è in questa donna una meraviglia costante per il mondo, per il suo manifestarsi nella gioia, come nella sofferenza e quindi in questa prospettiva tutto diventa occasione artistica, anche un uragano che le ha sfasciato casa, la morte dell’amato compagno Lou Reed e così via. La pratica del Buddismo, la meditazione, sono probabilmente alcune delle vie e delle strategie che Laurie Anderson segue nel suo vivere ed essere artista, in una spinta verso l’accettazione ed in un atteggiamento empatico verso quel che la circonda.

“Come si fa a non amare Laurie Anderson?” si chiede Brian Eno, ed è un’affermazione che nella sua semplicità esprime bene cosa si provi frequentandone i dischi, ascoltandone il timbro della voce, indagandone gli occhi, le parole, il suo esserci. Vista dal vivo in Italia nel 2023, circondata dal fior fiore dei musicisti della scena jazz di New York, non si è limitata a suonare, ma ha costruito una relazione con la platea, con uno schermo digitale su cui compariva una traduzione delle sue parole e con frequenti dialoghi con il pubblico. Emozionante la scena in cui dallo schermo emerge un’ombra e dalle casse esce la voce di Lou Reed e Laurie che lo accompagna con il violino in un momento intimo, sofferto. e struggente, condiviso con il pubblico. Un regalo toccante.

Il piano su cui si muove Laurie Anderson è poetico, i suoi racconti, le interviste, le musiche, le installazioni, i film, arrivano sempre a sondare la poesia a concederci un momento di spaesamento, dove il gesto artistico, qualunque esso sia, porta meraviglia, rimuove la scontatezza di quel che percepiamo e nominiamo. Il suo è un lavoro di rimozione della scontatezza e interpretazione artistica del significato su un piano ontologico. Cos’altro è la poesia se non appunto l’uscita dal significato immanente delle parole per farne squarci di un altrove, per contemplarne la bellezza, il suono, la vicinanza? Proviamo con un giglio bianco?

Mi rendo conto di essermi perso in un labirinto nel tentativo di raccontarvi Laurie Anderson, ma un fatto è certo, quando senti il bisogno di parlare di un musicista o di ascoltare la sua musica, quel determinato bisogno manifesta qualcosa di significativo. Mentre dilaga la ferocia nel mondo “là fuori” il sorriso di Laurie Anderson non è un bellissimo e potente antidoto? Non è una cura il suo farsi poesia con la musica, le immagini, la cinepresa e le parole? CLICCATE QUI per un volo diretto destinazione New York ad occhi chiusi con Laurie Anderson e la sua musica.

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