Israele
No, Cecilia Sala, Israele non è nato come conseguenza di un genocidio
Tutti conoscete Cecilia Sala, una famosa giornalista, molto accreditata sia qui da noi in Italia sia all’estero e in particolare – per quanto riguarda l’estero – molto accreditata in alcuni Paesi diciamo così difficili. I motivi dell’accreditamento di Cecilia Sala sono noti: è molto rigorosa nelle


Tutti conoscete Cecilia Sala, una famosa giornalista, molto accreditata sia qui da noi in Italia sia all’estero e in particolare – per quanto riguarda l’estero – molto accreditata in alcuni Paesi diciamo così difficili.
I motivi dell’accreditamento di Cecilia Sala sono noti: è molto rigorosa nelle sue analisi e nella selezione delle fonti; ha un bagaglio di cognizioni molto vasto; non si limita a un giornalismo prevedibile e routinario; arricchisce il suo lavoro grazie a competenze ed esperienze non comuni e, per esempio, si esercita in modo proficuo nel monitoraggio delle società di cui fa cronaca, è molto esperta come trend-watcher delle realtà metropolitane e vanta professionalità notevoli nella valutazione delle notizie sui disturbi mentali delle ragazze arrestate.
Bene, Cecilia Sala è poi comprensibilmente presente sulla scena della guerra israelo-palestinese, in relazione alla quale spiega che certi errori di Israele sono tanto più inaccettabili considerando come il Paese nasca a causa del genocidio: “come conseguenza di un genocidio”.
Ora, da trend-watcher e da indiscutibile esperta di news sui disagi mentali dei manifestanti arrestati è comprensibile che Cecilia Sala non lo sappia: ma Israele non nasce affatto “come conseguenza di un genocidio”; e solo un pregiudizio (certamente inconsapevole) mischiato a un’ignoranza abissale, solo una irrimediabile stortura antisemita fa pronunciare una simile sciocchezza.
Israele non nasce come conseguenza del genocidio, ma in forza di decenni e decenni di assidua, inesausta e durissima costruzione sionista: non c’entra niente il genocidio. E in secondo luogo, e appunto: Cecilia Sala non lo sa, ma subordinare il fatto (e dunque il diritto) della nascita e dell’esistenza di Israele a quell’evento, al genocidio, significa supporre che nell’assenza del genocidio quel diritto non ci sarebbe stato.
E non c’è solo un “presupposto” di pregiudizio antisemita in questa impostazione: c’è anche un “corollario” antisemita, (ancora una volta – certamente – oltre le consapevolezze di Cecilia Sala). Perché se Israele merita di esistere in “conseguenza di un genocidio”, allora vuol dire che non ha gli obblighi che comunemente incombono agli altri Stati: ha qualche obbligo supplementare, insomma deve “comportarsi bene”.
Oh, attenzione, c’è piena libertà – ci mancherebbe – di dire certe sciocchezze e di dedicarsi a Israele tra un esperimento di trend-watching e l’altro. Piena libertà. Piacerebbe magari che questa roba non trionfasse come invece trionfa da noi.
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Forse Cecilia Sala ignora o ha dimenticato (volutamente?) la dichiarazione del ministro degli Esteri Arthur James Balfour del 2 novembre 1917, un documento ufficiale del governo dell’impero britannico in forma di lettera inviata a lord Rothschild quale principale esponente della comunità ebraica ed esponente di spicco del movimento sionista.
La lettera affermava di guardare con favore alla creazione di una “dimora nazionale del popolo ebraico” in Palestina, una volta sottratta all’impero ottomano, fermi restando i diritti civili e religiosi degli abitanti non ebrei.
La dichiarazione Balfour fu inserita nel trattato di Sèvres, che sanciva la fine delle ostilità con la Turchia e assegnava la Palestina al Regno Unito.
L’originale della lettera è conservato presso la British Library.
Quello che certamente Cecilia Sala ignora è perché fu scritta quella dichiarazione: fu il chimico ebreo russo acceso sionista Chaim Weizmann a chiedere di fare qualcosa per il suo popolo, come ricompensa per aver scoperto il metodo di estrarre l’acetone dalla cellulosa per produrre la cardite, un esplosivo importantissimo, tanto da far affermare con soddisfazione al primo ministro Lloyd George: “ So that Dr. Weizmann with his discovery not only helped us to win the war, but made a permanent mark upon the map of the word”.
Ma c’è un altro evento non trascurabile: la risoluzione 181 dell’ONU, riguardante la spartizione del protettorato britannico di Palestina adottata dall’Assemblea Generale il 29 novembre 1947 con 33 voti a favore, 13 contrari e 10 astenuti.
Solo il forte impegno di USA e URSS riuscì a coagulare la maggioranza che vinse sulla minoranza guidata dal Regno Unito e tutti paesi arabi,
Aggiungo, per completare l’informazione, un piccolo passo dal testo di una conferenza da me tenuta 11 anni fa:
Lo stato di Israele occupa un pezzetto di terra (per oltre la metà desertico) che è il 60% del 22%, ossia circa il 13% della terra che era stata promessa nel 1917 con la Dichiarazione Balfour, impegno ripreso dalla Società delle Nazioni alla Conferenza di Sanremo il 24 aprile 1920, confermato dal Consiglio della Lega delle Nazioni il 24 luglio 1922 e diventato operativo nel settembre 1923.
NOTA: il 22% è il territorio rimasto dopo che la Gran Bretagna, abusando del Mandato, ha regalato il 78% del territorio originario all’emiro Abdallah detronizzato dal regno d’Arabia ad opera della tribù degli Ibn Saud.
Quanto alla signora Sala, qualcuno dovrebbe informarla che Israele, lungi dall’essere nato GRAZIE alla Shoah, è nato NONOSTANTE la Shoah, che sicuramente non sarebbe avvenuta – o almeno non in quelle proporzioni – se gli ebrei, al tempo in cui il mondo si divideva in due parti, una in cui gli ebrei non potevano stare e una in cui gli ebrei non potevano andare, avessero avuto uno stato pronto ad accoglierli.
Pacato e chiaro. Se Cecilia Sala non ammette l’equivoco è perché non lo vuole ammettere, d’altronde la nascita di Tel Aviv nel 1909 come risultato del sionismo ottocentesco parla chiaro, la Shoah non c’entra nulla con Israele, semmai si è solo velocizzato un processo inevitabile, l’aliyah.