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Il wishful thinking è manipolazione dei fatti. Non è informazione

Conflitto Israele-Iran

Il wishful thinking è manipolazione dei fatti. Non è informazione

Il nemico del mio nemico è mio amico, questa sembra la risposta più semplice per spiegare le prese di posizione di una parte dell’opinione pubblica sospinta da media e social in maggioranza schierati contro Ucraina e Israele, paesi impegnati in una guerra per la sopravvivenza contro

Stefano Piperno22/06/2025Aggiornato 22/06/20254 min lettura726 parole

Il nemico del mio nemico è mio amico, questa sembra la risposta più semplice per spiegare le prese di posizione di una parte dell’opinione pubblica sospinta da media e social in maggioranza schierati contro Ucraina e Israele, paesi impegnati in una guerra per la sopravvivenza contro nemici apparentemente più forti.

Con tutta evidenza la quotidiana narrazione è palesemente non imparziale, fino a negare l’evidenza che non lascerebbe spazio nemmeno a dubbi, tanto da dedurne che gli autori siano in malafede per motivi ideologici, se non addirittura prezzolati.

In Ucraina, malgrado i reportage di molti corrispondenti, c’è un dato inoppugnabile: i russi, fallito il blitz iniziale, dopo tre anni hanno in mano il 18% del territorio ucraino, avendo accumulato si dice quasi un milione tra morti e feriti ed avendo perso la metà delle forze corazzate.

Si continuano ad avanzare dubbi sulla volontà di Trump di cessare ogni appoggio politico e militare a Zelensky, ma per ora sono solo parole e lo stesso dicasi per l’Europa che non ha mai minacciato di abbandonarlo.

È possibile che alla fine Trump dia seguito alle sue reiterate minacce per favorire Putin, lasciando l’Europa sola e l’Ucraina al suo destino, che la scarsezza di truppe da mandare al fronte alla lunga penalizzi Zelensky, ma per ora tutto questo non si è verificato.

Sono pochi quelli che riconoscono con onestà intellettuale che la situazione per ora è in stallo. Ancora meno quelli che hanno il coraggio di affermare apertamente che, se la Russia si annettesse l’Ucraina, a loro non importerebbe un bel niente.

Più grave la narrazione che riguarda Israele. Per Gaza le uniche fonti sono quelle di Hamas, cui si concede un acritico credito, suffragato da immagini sempre solo di quella fonte, spesso rivelatesi costruite ad hoc. 

È inspiegabile razionalmente perché IFD dovrebbe sparare uccidendo civili inermi in fila per il cibo presso una organizzazione di cui fa parte Israele, pure questo viene giornalmente divulgato, senza mai adombrare l’elevatissima probabilità che siano le milizie di Hamas che vede sfuggire una fonte di guadagno e ricatto nei confronti della popolazione di Gaza, usata fin dall’inizio come scudo umano, per ammissione degli stessi vertici dell’organizzazione terroristica.

Una sola volta IDF ha ammesso che potrebbe essere accaduto perché tra la folla si erano infiltrati esponenti armati di Hamas, un fatto grave e spiacevole denunciato con coraggio.

L’altra questione riguarda l’Iran, per il quale si dice di tutto: sta vincendo, ha già ordigni nucleari, c’è il rischio di fall out radioattivo in caso di distruzione dei siti di arricchimento dell’uranio, i soli raid aerei non bastano, Israele sta per esaurire le scorte di missili dello scudo difensivo che si è rivelato un colabrodo e chi più ne ha più ne metta.

Anche in questo caso la realtà fattuale recita un altro copione: i danni inferti all’Iran sono devastanti, il corridoio aereo aperto da Israele è intatto e senza contrasto, i paesi arabi mugugnano, ma in sostanza assistono con una certa soddisfazione alla perdita di potere dello storico nemico sciita e dei suoi proxy.

L’arrivo delle bombe americane a sostegno dell’alleato israeliano darà il colpo di grazia all’Iran degli ayatollah?

Molti si baloccano col “regime change” auspicato da Netanyahu, riferendosi alle brutte esperienze di Iraq, Libia e Afganistan, dimenticando che gli iraniani hanno una solida tradizione culturale e una borghesia che da sempre si oppone ai mullah e alla loro sanguinaria dittatura religiosa.

Avverrà, non avverrà? Chi può dirlo ora, troppe le variabili attualmente in gioco.

Le due guerre mondiali sono iniziate per effetto di conflitti locali, quindi è giusto essere cauti, ma dare per scontata la vittoria di una parte secondo il proprio wishful thinking non è fare informazione, ma cercare di manipolarla.


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2 pensieri su “Il wishful thinking è manipolazione dei fatti. Non è informazione

  1. blogdibarbara dice:

    Una considerazione a proposito delle veline di hamas bevute come pura acqua di fonte: è successo infinite volte che ci venissero propinate distese di cadaveri bambini spacciati per palestinesi ammazzati da Israele, per scoprire poi che erano bambini siriani, irakeni, turchi morti nel terremoto eccetera, e io ogni volta mi chiedo: ma se sti fetenti di israeliani continuano a fare fuori centinaia di migliaia di milioni di miliardi di bambini palestinesi, perché non ci mostrate quelli veri invece di quelli farlocchi? È da un quarto di secolo che lo sto chiedendo, ma ancora non ho trovato chi mi risponda…

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