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Trump dà l’ordine: gli USA bombardano gli impianti nucleari iraniani

Conflitto Israele-Iran

Trump dà l’ordine: gli USA bombardano gli impianti nucleari iraniani

Il presidente Donald Trump si è rivolto alla nazione ieri sera alle 22.00 americane (le 4.00 italiane) per annunciare l’avvenuto attacco militare statunitense contro tre impianti nucleari iraniani, descrivendo l’operazione come “un successo militare spettacolare”. Gli obiettivi colpiti sono stati i siti strategici di Fordow, Natanz,

Pietro Molteni22/06/2025Aggiornato 22/06/20254 min lettura831 parole

Il presidente Donald Trump si è rivolto alla nazione ieri sera alle 22.00 americane (le 4.00 italiane) per annunciare l’avvenuto attacco militare statunitense contro tre impianti nucleari iraniani, descrivendo l’operazione come “un successo militare spettacolare”. Gli obiettivi colpiti sono stati i siti strategici di Fordow, Natanz, e Esfahan, al centro del programma di arricchimento nucleare iraniano.

“Abbiamo completato il nostro attacco molto riuscito ai tre siti nucleari in Iran: Fordow, Natanz ed Esfahan. Tutti gli aerei sono ora fuori dallo spazio aereo iraniano. Un carico completo di BOMBE è stato sganciato sul sito principale, Fordow. Tutti gli aerei stanno tornando a casa sani e salvi,” aveva scritto su social Truth Social due ore prima. Nel discorso dalla Casa Bianca, ha affermato: “Il nostro obiettivo era la distruzione della capacità di arricchimento nucleare dell’Iran e lo stop alla minaccia nucleare posta dallo Stato sponsor del terrorismo numero uno al mondo. Posso riferire al mondo che gli attacchi sono stati un successo militare spettacolare.”

Secondo NBC News, è stato confermato l’impiego dei bombardieri stealth B-2 per l’operazione, capaci di trasportare ognuno due GBU-57A/B Massive Ordnance Penetrator (MOP), speciali ordigni da oltre 13 tonnellate in grado di penetrare nei bunker sotterranei, come quello di Fordow, situato a decine di metri sotto la montagna. Fonti di Fox News sostengono che due ordigni sono stati sganciati a distanza di pochi minuti nello stesso preciso punto a Fordow, per assicurare la distruzione del centro di arricchimento dell’uranio. La NBC riferisce che gli Stati Uniti avevano spostato i bombardieri B-2 dall’ Ohio a Guam nelle ore precedenti, un segnale dell’imminenza dell’attacco.

La decisione di Trump è arrivata dopo settimane di ambiguità e segnali contraddittori. Solo due giorni fa, il presidente aveva detto di voler concedere ancora due settimane alla diplomazia prima di decidere. Tuttavia, appare ora chiaro che la decisione era già stata presa, ed i tentennamenti sono stati un bluff per aumentare l’effetto sorpresa, e per consolidare la sua immagine di leader imprevedibile e libero da vincoli, in risposta a coloro che criticavano le sue continue minacce senza conseguenze. “Ora è il momento della pace!”, ha dichiarato nel discorso alla Nazione, sottolineando che l’Iran ha esaurito le sue carte diplomatiche. “L’Iran, il bullo del Medio Oriente, ora deve fare la pace. Se non lo farà, i prossimi attacchi saranno molto più devastanti e molto più semplici”.

Ancor prima del discorso ufficiale, ad un’ora dall’annuncio su Truth, Netanyahu ha ringraziato il presidente americano “a nome di tutto il popolo Ebraico”, vedendo realizzato uno dei maggiori obiettivi della sua intera carriera politica. Ha dichiarato, visibilmente soddisfatto, che questa decisione coraggiosa “cambierà la storia”.

Nonostante il clima di trionfo nelle parole di Trump, il Pentagono mantiene un atteggiamento più cauto. Al momento non è ancora stato possibile effettuare una valutazione completa dei danni inflitti ai siti colpiti, e l’attenzione è ora concentrata sulla protezione delle truppe americane presenti nella regione. Secondo NBC News, circa 40.000 militari statunitensi si trovano attualmente in Medio Oriente, di cui 2.500 in Iraq, a pochi chilometri dal confine con l’Iran. Una conferenza stampa di Hegseth è in programma oggi alle 14.00 italiane al Pentagono.

Il rischio di escalation rimane alto. “La reazione dell’Iran determinerà fino a che punto si spingerà questa crisi,” ha dichiarato Jonathan Panikoff, ex funzionario dell’intelligence americana e ora analista dell’Atlantic Council. “Potrebbe innescarsi rapidamente una spirale di escalation.”

Nel frattempo, anche all’interno degli Stati Uniti si accende il dibattito. Il Cato Institute, think tank di orientamento libertario, ha condannato l’intervento militare, definendolo “un disastro annunciato” e contraddittorio con la dottrina “America First” su cui Trump ha costruito la sua campagna.

L’ala conservatrice più tradizionale, invece, applaude la decisione di Trump. Mike Pence ha ringraziato il presidente “per il suo coraggio”. Questo è un segnale importante per gli equilibri interni del Congresso. L’attacco di questa notte riavvicina molto, e nei fatti, Trump all’ala più istituzionale del partito Repubblicano, che ha sempre visto nel programma nucleare iraniano una minaccia da affrontare drasticamente. Anche dall’AIPAC (l’American Israel Public Affairs Committee), un tempo molto più vicina ai democratici moderati, arrivano le congratulazioni al presidente Trump.

L’operazione segna uno dei momenti più significativi della politica estera della presidenza Trump e avrà inevitabilmente un impatto duraturo, tanto sulla scena internazionale quanto su quella interna americana.


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