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Non è indifferenza quella sui manifesti affissi a Milano contro gli israeliani. È silenzio assenso

Antisemitismo

Non è indifferenza quella sui manifesti affissi a Milano contro gli israeliani. È silenzio assenso

Il silenzio, con rare eccezioni, sull'episodio dei manifesti di odio anti-israeliano comparsi a Milano, non è un caso d'indifferenza. Si tratta, più verosimilmente, di un “silenzio assenso” con due varianti: quella da conformismo e quella da convinzione. Entrambe originano da un assunto falso che è divenuto,

Filippo Piperno28/06/2025Aggiornato 28/06/20254 min lettura791 parole
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Il silenzio, con rare eccezioni, sull’episodio dei manifesti di odio anti-israeliano comparsi a Milano, non è un caso d’indifferenza. Si tratta, più verosimilmente, di un “silenzio assenso” con due varianti: quella da conformismo e quella da convinzione. Entrambe originano da un assunto falso che è divenuto, grazie ai semi di una propaganda volenterosamente promossa dai media a informazione, una verità conclamata: Israele è uno Stato genocida.

L’estensione tout court della “colpa” delle politiche di un governo di un paese ai cittadini di quel paese non è l’unica curiosità per cui si segnala questo episodio. Non ricordo analoghe manifestazioni di odio nei confronti di cittadini di altri Stati che nel presente e nel passato sia erano macchiati di condotte criminali.

Non ricordo manifesti simili per discriminare i serbi, il cui progetto genocidario nella ex Jugoslavia era noto e veniva eseguito di fronte ad un contingente di caschi blu ONU olandesi (dal che si deduce che la presenza dell’Onu su teatri di conflitti critici può essere classificata con una gradazione da inutile a dannosa).

La curiosa singolarità, dicevamo, di questo episodio ed il silenzio della politica e dei media che lo avvolge riflette quindi un’equazione ritagliata su misura d’Israele e basata su una variabile falsa: Israele sta compiendo un genocidio. Una menzogna divenuta una verità per larghi settori di opinione pubblica, grazie soprattutto all’opera di fake laundry messa in atto da gran parte dei media.

Normale, dunque, che Israele meriti, con i suoi cittadini, di essere bandito dal consesso civile. Ovvio che meriti ostracismo e isolamento. Evidente che meriti di essere radiato dai circuiti accademici, i suoi prodotti boicottati, i suoi cittadini allontanati dai locali pubblici. Tollerabile che qualcuno abbia stampato e affisso un manifesto a ricordare tutto questo.

Si badi, il falso non riguarda le eventuali azioni criminali compiute a Gaza dall’esercito israeliano che in tutta onestà non sono in grado né di confermare né di smentire. Ma l’intento genocidario o azioni riconducibili ad un intento genocidario nei confronti del popolo palestinese sono una palese falsità che spiana la strada ad un ulteriore rimarchevole procedimento di accusa: la chiamata di correo per gli ebrei e gli atti di antisemitismo “giustificati” dalla condotta d’Israele. Niente di tutto questo è mai accaduto per nessun altro. Certamente non per la diaspora russa né per quella iraniana, solo per fare due esempi contemporanei.

Ancora una volta, non si può fare a meno di non notarlo, il destino degli ebrei è quello di dover espiare colpe inventate di sana pianta, allo scopo di riaccendere un diffuso pregiudizio che non aspettava altro che qualche “valida” conferma.

La storia dell’antisemitismo è una lunga storia di menzogne e pregiudizi divenuti il viatico socialmente accettabile di una lunga e dolorosa sequela di persecuzioni culminate con la Shoah.

L’enormità dell’accusa di genocidio a Israele, l’indecenza spudorata con cui lo si paragona alla Germania nazista non sono che un nuovo capitolo di questa storia che oggi si arricchisce del silenzio assenso su quei manifesti in tutta Milano.

In un libro, scritto nel 1969, “Licenza per un genocidio. I «Protocolli dei savi anziani di Sion» e il mito della cospirazione ebraica”, il grande antropologo Norman Cohn raccontò e analizzò la storia di quel famoso falso redatto a Parigi alla fine dell’Ottocento da agenti della polizia segreta zarista.

I Protocolli avevano lo scopo di provare l’esistenza di una cospirazione ebraica per il dominio del pianeta. In realtà, si trattava di un falso di fattura platealmente dozzinale che finì per essere adottata dalla propaganda nazionalsocialista, nonostante le prove della frode fossero già emerse poco dopo la pubblicazione.

Come si legge nella quarta di copertina del libro, “Licenza per un genocidio è la storia di come [I protocolli] rinnovarono una paranoia nei secoli, si diffusero nel mondo e aprirono la strada allo sterminio degli ebrei d’Europa. Ma è nel descrivere il trionfo globale dei Protocolli, a dispetto di ogni logica ed evidenza, che il libro di Cohn esplora il lato più oscuro della sua materia, mettendo in guardia non solo dalle nuove insorgenze di antisemitismo, ma dal pericolo di ogni tentativo di falsificazione della verità”.


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3 pensieri su “Non è indifferenza quella sui manifesti affissi a Milano contro gli israeliani. È silenzio assenso

  1. blogdibarbara dice:

    A proposito dei famigerati caschi blu olandesi, mi permetto di riportare un mio post di 20 anni e mezzo fa (non posso semplicemente linkarlo perché la piattaforma su cui scrivevo all’epoca non esiste più)

    Ve lo ricordate il massacro di Srebrenica dell’11 luglio 1995? Ve li ricordate quegli 8-10.000 civili rastrellati, torturati, massacrati e poi buttati nelle fosse comuni? Ve li ricordate i caschi blu olandesi delle “forze” Onu rimasti lì a guardare senza intervenire? Bene, ora sono stati premiati. No, non per qualcos’altro. Non per qualche eroica azione compiuta nel frattempo, no: proprio per quella cosa lì sono stati premiati. Non erano stati personalmente i soldati, naturalmente, a scegliere di non intervenire: la responsabilità va attribuita alle inadeguate regole d’ingaggio, all’armamento insufficiente, alla mancanza di copertura aerea, alla scarsa decisione della Nato, al mancato intervento del quartier generale dell’Onu a Zagabria; a qualcuno, tuttavia (come ai superstiti del massacro, per esempio, o ai parenti delle vittime), il conferimento addirittura di una onorificenza è sembrato un tantino eccessivo, ma non al governo olandese, che ha conferito 500 medaglie e scoperto una lapide.
    Chissà, forse allora c’è qualche speranza anche per i nostri soldati che stanno guardando gli hezbollah che si riarmano a tutto spiano per andare a distruggere Israele, che non fanno pattugliamenti notturni perché è pericoloso, che non istituiscono posti di blocco perché non è previsto, che non fermano i terroristi perché non è compito loro. Se poi i francesi manterranno la loro promessa di sparare agli aerei israeliani costretti a compiere voli di ricognizione per ovviare, almeno in parte, ai mancati interventi delle truppe Onu, vuoi vedere che ci scappa anche un Nobel per la pace?

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