\n\n\n\n\n\n

Il pacifista italico e l’infausto destino del tacchino di Bertrand Russell

Il dibattito delle idee

Il pacifista italico e l’infausto destino del tacchino di Bertrand Russell

Diciamocelo subito: l’uomo per poter vivere ha bisogno delle sue convinzioni, le quali gli fanno da tutore come i genitori ai figli minorenni, proteggendolo da tutto ciò che gli è ignoto. Il neurobiologo Michael Gazzaniga ha in tal senso precisato che “il nostro cervello è una

Vincenzo Russo28/06/2025Aggiornato 27/06/20258 min lettura1.541 parole

Diciamocelo subito: l’uomo per poter vivere ha bisogno delle sue convinzioni, le quali gli fanno da tutore come i genitori ai figli minorenni, proteggendolo da tutto ciò che gli è ignoto. Il neurobiologo Michael Gazzaniga ha in tal senso precisato che “il nostro cervello è una macchina per produrre credenze”.

Nel tentativo di capire cosa siano realmente le credenze, il filosofo scozzese David Hume osservava, nel Settecento, che: “Finora questo atto della mente non è mai stato spiegato da nessun filosofo”. Cosa sappiamo di più oggi? Non molto, se non che la produzione di convinzioni rientra nel più ampio sforzo della nostra mente di comprendere ciò che ci circonda regolando il traffico delle nostre azioni. Allo stato, nessuna evidenza spiega, però, la necessità e/o l’utilità di convinzioni sbagliate.

Oltre a essere frutto di approssimazione e di avventatezza, le convinzioni sono, poi, intimamente condizionate dal sentire di ognuno. Terenzio afferma: “Tu credi in ciò che speri ardentemente”, e Francesco Bacone: “L’uomo preferisce credere ciò che preferisce sia vero”. Sennonché, per fortuna, l’uomo è anche capace di curiosità e riesce a mettersi in discussione. E, a fronte di ogni possibile forma di determinismo è affiorata l’idea del “libero arbitrio” (sant’Agostino).

Secondo Naom Chomsky “ciò che ignoriamo può essere suddiviso in problemi e misteri”. Di fronte ai primi cerchiamo una soluzione con la speranza di aumentare le nostre conoscenze. Il mistero ci suscita, invece, sconcerto e sorpresa che ci allontanano da ogni possibile spiegazione.

In realtà, la differenza maggiore non è tra le due dimensioni sopra descritte, ma nella diversità del retroterra e dell’humus culturale di cui si nutrono le visioni di chi le ha concepite. A differenza del mondo nordico e anglosassone, generalmente proteso verso una dimensione (pur se complessa) di realtà, in Italia il mondo dei problemi convive con un, sempre più rigoglioso, mondo del mistero lontano dalla nostra portata.

Nel 2022 Swg ha pubblicato i risultati di un sondaggio italiano su credenze e magia, che non sono per nulla rassicuranti. I dati confermano l’esistenza di questo mercato che assume dimensioni non trascurabili e preoccupanti. Il 5 per cento di un campione di 800 intervistati, ha detto di credere nella magia nera, intesa come la «possibilità di fare maledizioni, malocchi e fatture». La percentuale arriva al 24 per cento considerando anche chi ritiene possibile l’esistenza della magia nera.

Anche solo prendendo la percentuale più bassa applicata alla popolazione adulta viene fuori un numero nell’ordine di milioni di persone. Non è certo un fenomeno marginale e nemmeno nuovo. Carlo Alberto Carnevale Maffè, nello spiegare, tra l’altro, come le fake news esistessero anche prima dell’avvento dei social, afferma:

E’ il mercato del mistero e del pensiero magico, dei miracoli e dei complotti. E’ l’atavico e mai sopito fabbisogno di spiegazioni semplici e immediate. E siccome la domanda rimane alta, l’offerta ne sfrutta razionalmente le dinamiche”.

L’avvento di internet e dei social, oltre a moltiplicare le possibilità di diffusione di fake news e di propaganda, ha accentuato il fenomeno della polarizzazione grazie alla nascita di vere e proprie reti sociali. Si verifica in tal modo che sempre più individui, schierati su visioni opposte in merito a una questione, anziché convergere verso un punto d’incontro si allontanano sempre più.

A ciò si aggiunga l’aspetto più propriamente psicologico della polarizzazione che porta le persone a ricercare fatti e notizie che sono in linea con le loro attuali credenze. Fenomeno noto come confirmation bias.

Tali meccanismi che sembrerebbe riguardare solo aspetti politici coinvolgono, invece, con effetti potenzialmente devastanti, anche questioni scientifiche. Lo si è visto con il Covid-19, per ciò che concerne la sicurezza e l’efficacia dei vaccini.

Insomma, per effetto delle distorsioni generate da tali dinamiche, a volte sembriamo immersi in una realtà animata da creature che ricordano i “bestioni insensati” di Giambattista Vico. Esseri privi di capacità di riflessione, ma forniti di forti percezioni e fantasia, che popolavano un mondo pieno di misteri, prima dell’avvento del motto kantiano “Sapere Aude”.

Tale clima “culturale” intriso di una componente gnostica per cui il mondo e le sue dinamiche sono figlie di un dio maligno (che nella versione woke e postmoderna, corrisponde all’Occidente sporco e cattivo), soprattutto in Italia, è complementare al perpetuarsi della forma di pensiero induttivista. La tendenza, cioè, come spiegatoci da Hume, a voler trarre un’inferenza generale ogni qualvolta osserviamo eventi che si verificano con una certa regolarità.

Ad esempio, se abbiamo osservato il sorgere del sole per tutta la nostra vita, possiamo dedurne che il sole sorge sempre? Oppure, se abbiamo visto solo cigni bianchi, possiamo concludere che tutti i cigni sono bianchi? La risposta di Hume era negativa, perché non esiste un numero di casi singoli, pur se regolari, che possa avallare un’inferenza generale di quel tipo. Esistono, infatti, cigni neri in Australia, e il Sole prima o poi esaurirà l’idrogeno e si espanderà trasformandosi in una gigante rossa, che finirà, probabilmente, per assorbire la Terra.

Questo è il noto problema dell’induzione che verrà più tardi ripreso da Bertrand Russell con il succoso esempio del “tacchino induttivista”. La storiella è quella del tacchino che dopo aver osservato per tanti giorni il fattore dargli puntualmente da mangiare alle nove di mattina, con ogni condizione atmosferica, ne dedusse che così sarebbe stato per sempre. Alle nove di mattina di una Vigilia di Natale, però, il fattore, lo stesso che sino al giorno prima gli aveva imbandito la tavola con un gustoso mix di cereali, gli falciò la testa.

Ottant’anni di pace, generati dalla volontà visionaria dei padri fondatori dell’Europa e garantiti dalla ferrea legge della deterrenza in vigore per tutto il periodo della guerra fredda e sino all’alba del XXI secolo, hanno causato la rimozione dell’idea di guerra (intesa sia come potenziale rischio di trovarsi qualche missile in salotto, sia come guerra ibrida e cognitiva di cui siamo vittime ignare della Russia da tempo), e generato negli italiani la credenza della pace perpetua solo perché l’hanno vissuta e respirata ogni singolo giorno, istante dopo istante, per anni e decenni, ma pur sempre per un piccolo scorcio di storia.

Ogni studente del corso di scienze umane sa che alla base della piramide di Maslow (che rappresenta la gerarchia dei bisogni umani), subito sopra quelli fisiologici, si collocano i bisogni di sicurezza e protezione. Solo che un bisogno si qualifica tale solo se è realmente percepito. E se non avverti il bisogno perché qualcuno e qualcosa ti ha garantito (a tua insaputa!) i beni che lo soddisfano, organizzazioni e sistemi di difesa, che a te sembrano gratuiti e infiniti come l’aria che respiri, l’intera piramide rischia di crollarti addosso.

Su tale corrotto presupposto antropologico alcune forze politiche di opposizione (ma non solo), e in particolare il Movimento 5 Stelle di Conte, hanno messo sul piatto una falsa alternativa: una maggiore spesa militare va necessariamente a scapito della spesa in servizi sociali e sanitari. A questo punto, visto che ogni spesa comporta rinunce, Conte dovrebbe dire ai contribuenti italiani qual è stato l’ammontare di risparmio fiscale cui hanno dovuto rinunciare a causa della spesa di 120 miliardi di euro di Superbonus che li ha, invece, incravattati. Ma, transeat.

È facile che tale trade off, pur se farlocco, possa attecchire nella mente di chi non è sfiorato dall’idea che se permetti a qualcuno di bombardare le abitazioni civili, gli ospedali, le tue scuole, e di rapire i tuoi bambini, come accade in Ucraina per mano della Russia di Putin da tre anni a questa parte, il problema di riuscire a garantire i diritti sociali non si pone più.

Non può dunque stupirci più di tanto (anzi ci è andata pure bene!) se, secondo i risultati di un recente sondaggio, il cinquantasette per cento degli italiani intervistati si è dichiarato sfavorevole ad un aumento della spesa militare, consegnando all’Italia il primato di unico paese europeo con una maggioranza contraria.

E’ per questo che il 21 giugno si sono ritrovati in piazza contro la guerra e il riarmo europeo, beninteso mai contro quello della Russia divenuta oramai un’economia di guerra a tutti gli effetti, mossi dall’irrefrenabile istinto del “pacifismo elettorale”, partiti quali Alleanza Verdi e Sinistra, Rifondazione Comunista e il Movimento 5 Stelle con il suo leader Conte a farla da padrone. Il PD di Elly Schlein, forse in preda ad un sussulto di lucidità politica, non ha aderito, anche se alcuni suoi esponenti hanno partecipato a titolo personale.

Non essendoci traccia di quell’uomo “saggio che proporziona la sua credenza all’evidenza” (Hume), si capisce quanto alto sia il rischio di fare la stessa fine del tacchino di Russell.


Se ti è piaciuto o se non ti è piaciuto questo articolo, scrivilo nei commenti.


InOltre è completamente gratuito ed è il frutto della competenza e della passione di molte persone che lavorano senza fini di lucro. Se desideri contribuire con un piccolo supporto, puoi farlo effettuando un bonifico come di seguito specificato oppure cliccando sui pulsanti che vedi, scegliendo l’opzione che più preferisci. Le donazioni verranno utilizzate per i costi di mantenimento del sito e per altre attività editoriali.

Grazie per il vostro supporto!

Bonifico bancario intestato a Inoltre Ente del Terzo Settore con Causale: donazione/erogazione liberale a favore di Inoltre ETS.

Codice Iban: IT55A0306909606100000404908

Supporto editoriale

Sostieni questo progetto editoriale

Se ti è piaciuto o se non ti è piaciuto questo articolo, scrivilo nei commenti.

InOltre è completamente gratuito ed è il frutto della competenza e della passione di molte persone che lavorano senza fini di lucro. Se desideri contribuire con un piccolo supporto, puoi farlo effettuando un bonifico oppure scegliendo una delle opzioni di donazione disponibili. Le donazioni verranno utilizzate per i costi di mantenimento del sito e per altre attività editoriali.

Grazie per il vostro supporto!

Bonifico bancario intestato a Inoltre Ente del Terzo Settore con causale: donazione/erogazione liberale a favore di Inoltre ETS.

Codice IBAN: IT55A0306909606100000404908

PayPalOffrici un caffèDona con Satispay

3 pensieri su “Il pacifista italico e l’infausto destino del tacchino di Bertrand Russell

  1. claus skord dice:

    Concordo. Aggiungo che la maggioranza degli umani nasce con un cervello con logica mentale conservatrice e una delle caratteristiche di questi ,è il bisogno di credere ad una o più ideologie, che gli permettono di decifrare una realtà spesso ansiogena, sconosciuta o che crea insicurezza.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *