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Fenomenologia della “puttanata” secondo Cacciari

Italia

Fenomenologia della “puttanata” secondo Cacciari

In un efficacissimo ritratto dedicato a Massimo Cacciari, Carmelo Caruso de " Il Foglio" scrive che "c'è un termine decisivo che permette di comprendere la vita di Massimo Cacciari, di accedere all'opera del filosofo e del politico. In pratica, dell'uomo. Questa parola è 'puttanata' ". Caruso

Giulio Massa02/07/2025Aggiornato 04/07/20256 min lettura1.299 parole
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In un efficacissimo ritratto dedicato a Massimo Cacciari, Carmelo Caruso de ” Il Foglio” scrive che “c’è un termine decisivo che permette di comprendere la vita di Massimo Cacciari, di accedere all’opera del filosofo e del politico. In pratica, dell’uomo. Questa parola è ‘puttanata’ “. Caruso cita poi solo qualche esempio di proposte e affermazioni altrui puntualmente bollate come “puttanate” da Cacciari per concludere che “la ‘puttanata’ (rigorosamente altrui ndr) è la sua fenomenologia dello spirito”. 

Il problema della “puttanata” è che si tratta di un concetto (esageriamo ) per così dire appiccicoso. Battezzi “puttanate” a destra e a manca e alla fine finisce che qualche residuo di puttanata ti rimane attaccato alle mani . O meglio, infilato tra i denti con conseguente necessità di essere espulso. Succede anche ai migliori, o presunti tali. 

Non c’è altra spiegazione, del resto, di un passaggio dell’intervista rilasciata ieri da Cacciari all’house organ dei “sensibili alle ragioni di Putin”, così numerosi in Italia. 

Cacciari è interrogato con apprensione da Giampiero Calapa’ del Fatto Quotidiano, il quale ha la perturbante  sensazione che la “pace”  in Ucraina  non sia più in agenda (per chi, beato lui, non avesse consuetudine con la neolingua dei fattoidi si agevola la traduzione dell’ espressione ” pace in Ucraina”  quando usata da quelle parti: resa a Putin da parte dei rompicoglioni neonazisti ucraini) . 

Cacciari mostra di condividere questa apprensione e, more solito, dichiara di riporre ogni speranza di “pace” in ” un serio dialogo tra Stati Uniti e Russia”, mentre l’Europa, sentenzia “l’inascoltato che tutti ascoltano” (Caruso), non è legittimata ad alcuna mediazione di “pace” “perché è una componente dell’Ucraina, non ha nessuna terzieta’, avendo rinunciato del tutto a questo ruolo”. 

Al venerato filosofo evidentemente sfugge (o tragicamente non gli sfugge affatto) che, in una guerra di invasione di una superpotenza ai danni di un paese come l’Ucraina, l’auspicata terzieta’ dell’Europa, senza sostegno militare agli aggrediti, si sarebbe risolta a febbraio 2022, e si risolverebbe oggi, solo in una oscena photo opportunity al tavolo della firma della resa ucraina, magari dopo l’annessione dell’intera Ucraina.

A conferma che per i pacifinti quella è la “pace”, meglio ancora se “mediata” dalla profetica capacità di dialogo di S. Eccidio. (copyright by Marco Pannella). 

E non azzardatevi ad obiettare che, in guerra, tanto più in una  guerra di invasione con un aggressore ed un aggredito, il neutralismo è parente stretto dell’opportunismo perché i pacifinti non tollerano insinuazioni sulla loro “superiorità morale “. 

Ma fin qui transeat. 

Le opinioni di Cacciari – la cui assidua partecipazione ai talk shit nostrani nonché in genere ad ogni rappresentazione del circo Barnum pomposamente definito “dibattito pubblico”  meriterebbe ormai di essere prevista in Costituzione- sono arcinote. 

Soprattutto, qui siamo ancora nell’ambito delle opinioni, non si ravvisa la necessità di scomodare la categoria dello spirito detta “puttanata” . 

Il problema, soprattutto per lo stoico lettore, è che l’intervista poi prosegue. Ovviamente sul tema del riarmo europeo.  

Intervistato ed intervistatore si danno di gomito sulla consueta tiritera sull’industria degli armamenti e sul fatto che le politiche di riarmo ( solo quelle europee ovviamente) preludono sempre a voler fare la guerra.  “Perché con le armi che fai? Difficile darle al popolo per i loro fine settimana,no? I tank sono scomodi”, dice Cacciari mostrando anche doti di ironia inaspettate in un incazzato cronico. Ovviamente l’intervistatore si guarda dal domandargli che cosa dovremmo allora aspettarci, in base al suo stesso ragionamento, dall’unica, vera economia di guerra oggi presente ai confini (e oltre) dell’Europa, ossia quella della Russia putiniana. Ma forse Cacciari sa cose che noi non sappiamo, ossia che invece i sudditi dello Zar non disdegnano le gite fuori porta con i tank per andare ad accarezzare gli innocui missili Kinzhal o i Satan. 

Ma anche qui, transeat. 

Dove invece irrompe, con tutto il suo devastante impatto, la categoria della “puttanata” e’ quando Calapa’ conduce Cacciari sul terreno di un altro must del pacifintismo: l’assenza del nemico, l’accusa ai “guerrafondai” di demonizzare Putin per giustificare i loro diabolici piani di riarmo. 

Cacciari non si sottrae e dichiara testualmente: ” Putin ha invaso l’Ucraina; per Kiev, quindi, e’ un nemico realissimo e possono temerlo a ragione anche gli altri paesi ex sovietici. Ma soltanto una persona in malafede può ritenerlo una minaccia per gli Stati dell’Unione Europea”. 

C’è un piccolo problema.  Tra gli stati dell’Unione Europea, quelli che Putin neanche si sognerebbe di attaccare,  non mancano i “paesi ex sovietici” che invece a detta di Cacciari, ben svegliato, hanno ragione di temere Putin. 

Accediamo pure all’idea che Cacciari, di cui è noto il rigore concettuale, non si riferisca , come “paesi ex sovietici”, a tutti i paesi oggi Ue e un tempo facenti parte dell’ “oltrecortina”, del Patto di Varsavia. Ammettiamo pure, insomma, che Cacciari non alluda alla lunga lista di ex paesi satelliti dell’Urss oggi membri a pieno titolo dell’ Ue (Polonia, Romania, Bulgaria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria). 

Il punto è che ci sono tre paesi, membri da oltre vent’anni dell’Unione Europea (e, disgraziatamente per Cacciari, pure della NATO) che furono repubbliche sovietiche (annesse durante la Seconda guerra mondiale, quella conclusasi con la “nostra” liberazione) dal 1940 al 1991: Estonia , Lettonia, Lituania. Casualmente i tre paesi spesso oggetto di allusioni minatorie di Putin e dei suoi scherani. 

Come la mettiamo? È in malafede chi addita il pericolo Putin o siamo a pieno titolo nel perimetro cacciariano della “puttanata” (intesa come fenomenologia dello spirito, ca va sans dire, non come argomento da trivio)? Magari una “puttanata” finalizzata  ad accreditare la negazione di una realtà irritante: come ha scritto Mattia Feltri domenica sull’ Huffington Post, “i nostri confini sono cambiati, se anche qualcuno non se n’è accorto, e a Est l’Unione Europea confina con la Russia”. Ma forse il concetto cacciariano di Unione Europea è quello elitario, e al fondo pure un po’ razzista, dei Prodi, dei Sergio Romano: un concetto che rimuove, in barba a tutti i Trattati, la presenza, a tutti gli effetti, dei “villici russofobi” dell’est, soprattutto se baltici. 

Paolo Mieli, al quale tra poco ci toccherà riconoscere pure doti di preveggenza , lunedì mattina, ospite come sempre di Radio24, ha detto: “Quando si dice che l’Europa è preoccupata per quello che fa la Russia, la risposta del cretino è: “ahaha che pensi che la Russia voglia arrivare in Portogallo?” Provate andare in Polonia o nei paese baltici…”

Si tranquillizzino gli adepti della setta cacciariana, le legioni di ceto medio riflessivo che ogni sera si abbeverano al Verbo del vate o dei suoi succedanei tipo Caracciolo, Travaglio, Giannini e restante compagnia di giro: Mieli non ha dato del cretino a Cacciari. Non lo ha fatto perché l’intervista a Cacciari è di martedì e perché, in ogni caso,  Mieli sa bene, al pari di tutti noi, che Cacciari tutto è fuorché un cretin. 

E’ piuttosto, per dirla con un tweet odierno di Augusto Minzolini (anch’esso non riferito a Cacciari), uno dei tanti intellettuali che, in materia di guerre,  “si approfittano solo del fatto che la loro platea ne capisce meno di loro. Come i conquistadores che spacciavano ai nativi perline senza alcun valore per oro” . 

Le perline di oggi si chiamano “puttanate”.


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3 pensieri su “Fenomenologia della “puttanata” secondo Cacciari

  1. Luigi Pellicioli dice:

    Perfetta rappresentazione dell’essenza dell’uomo Cacciari . Aggiungo che il suo peggior nemico è lui stesso : talmente ego riferito da non vedere la realtà per quella che è.

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