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Guerra in 280 caratteri: la disinformazione dei regimi ostili sui social

Guerra ibrida e disinformazione

Guerra in 280 caratteri: la disinformazione dei regimi ostili sui social

Combattere troll e bot su X non è solo una questione di igiene digitale. È una battaglia di civiltà. I social sono diventati la prima linea del conflitto informativo, dove Russia, Iran e altri paesi canaglia manipolano in tempo reale le percezioni dei cittadini europei. Il

Luigi Giliberti02/07/2025Aggiornato 02/07/20254 min lettura665 parole
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Combattere troll e bot su X non è solo una questione di igiene digitale. È una battaglia di civiltà. I social sono diventati la prima linea del conflitto informativo, dove Russia, Iran e altri paesi canaglia manipolano in tempo reale le percezioni dei cittadini europei.

Il nuovo fronte è digitale

In tempo reale e in scala globale. È così che oggi si combattono le guerre dell’informazione. Dalla crisi in Medio Oriente al conflitto in Ucraina, passando per elezioni, proteste e persino disastri naturali: i social network sono il campo di battaglia invisibile, dove si decidono le narrazioni, si inquinano i dibattiti e si orientano gli umori delle masse.

Un report del Center for Strategic and International Studies definisce X (ex Twitter) come “il social più vulnerabile a operazioni di influenza coordinate”.

Bot, troll e fake: gli eserciti invisibili del web

Russia, Iran, Cina, ma anche Venezuela, Turchia e Hamas: tutti utilizzano reti di bot automatici, troll account umani e profili ibridi per seminare caos, spingere narrazioni strategiche, delegittimare nemici, e fomentare divisioni interne nei paesi occidentali.

Come funzionano:

  • Centinaia di account automatizzati che retwittano in massa post selezionati
  • Profili fake che commentano per distorcere il sentiment di una notizia
  • Account “civetta” (in apparenza neutrali) che insinuano dubbi e sfiducia sistemica

E tutto avviene senza alcuna barriera geografica o morale.

I paesi canaglia hanno scoperto l’arma perfetta

Per un regime autoritario, il web è lo strumento ideale:

  • È economico
  • È veloce
  • È difficile da tracciare
  • È protetto dalla libertà d’espressione nei paesi democratici

L’Iran utilizza bot per amplificare la narrativa “genocidio a Gaza” mentre oscura Internet ai suoi stessi cittadini.

La Russia alimenta la retorica “colpa dell’Occidente” in Ucraina e finanzia canali Telegram europei filo-Kremlino.

La Cina manipola trending topic e sostiene movimenti no-vax, no-5G o anti-USA in Europa attraverso network digitali a bassa esposizione.

Il caso X: libertà o far west?

Dopo l’acquisizione da parte di Elon Musk, X è diventato un terreno di caccia ideale per propaganda e operazioni psicologiche.

  • Sono diminuiti i controlli automatizzati
  • L’algoritmo favorisce l’engagement, non la veridicità
  • Gli account fake proliferano senza limiti
  • Le segnalazioni sono ignorate o gestite in ritardo

“Ci vogliono secondi per creare un troll. Ma settimane per farlo rimuovere.”

Ex moderatore di X, fonte riservata

L’impatto: manipolare l’opinione pubblica costa meno di una bomba

L’obiettivo non è convincere, ma confondere, polarizzare, paralizzare.

L’effetto è visibile:

  • Disorientamento collettivo
  • Collasso della fiducia nei media
  • Rabbia diffusa e faziosità permanente
  • Influenza occulta su elezioni, referendum, dibattiti etici

Le contromisure: serve una resistenza digitale

Bloccare bot e troll non è solo un hobby da utenti accorti: è una forma di difesa democratica. Serve:

  • Più trasparenza algoritmica
  • Liste pubbliche di account sospetti (condivise da enti e ONG)
  • Task force digitali governative contro la propaganda straniera
  • Educazione all’informazione nelle scuole
  • Collaborazione tra intelligence e piattaforme

Combattere col pollice

Una volta si lanciavano volantini. Ora si lancia disinformazione a colpi di bot. La guerra si combatte nei thread, si vince nei commenti, si perde in silenzio.

Nel 2025, chi difende la democrazia non ha solo bisogno di soldati o giudici. Ha bisogno di utenti consapevoli, giornalisti coraggiosi, e piattaforme responsabili. Perché oggi, anche scrollando, si può scegliere da che parte stare.

Fonti:


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2 pensieri su “Guerra in 280 caratteri: la disinformazione dei regimi ostili sui social

  1. Maria Nadia dice:

    Purtroppo la disinformazione non viaggia solo in rete, ma anche sui principali quotidiani nazionali.
    Non li scoraggia neanche il fatto che la gente non compri più i giornali.

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