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Caso “Albanese”: e se Hamas difendesse l’eroina dei salotti?

Propaganda propal

Caso “Albanese”: e se Hamas difendesse l’eroina dei salotti?

Circola da ore una notizia, tanto grave quanto difficile da verificare. La si trova su canali Telegram non ufficiali, dato che gli account aderenti ad Hamas in Italia sono bloccati. La fonte primaria sembra essere un'unica agenzia di stampa, l'AGI, ripresa da Rai News, ma il

Alessandro Tedesco13/07/2025Aggiornato 13/07/20253 min lettura614 parole
Prima Pagina

Circola da ore una notizia, tanto grave quanto difficile da verificare. La si trova su canali Telegram non ufficiali, dato che gli account aderenti ad Hamas in Italia sono bloccati. La fonte primaria sembra essere un’unica agenzia di stampa, l’AGI, ripresa da Rai News, ma il resto del mondo dell’informazione tace. La notizia è che Hamas, con un comunicato stampa ufficiale, avrebbe espresso pubblico sostegno alla Relatrice Speciale dell’ONU, Francesca Albanese.

L’incertezza è d’obbligo. Ma proviamo a ragionare per ipotesi e a chiederci: cosa succederebbe se questa notizia fosse vera? Se fosse confermata, ci troveremmo di fronte a una tragedia intellettuale e morale.

Di Francesca Albanese, infatti, esistono due ritratti. Per una parte del giornalismo e dell’attivismo italiano, è un’eroina coraggiosa, una Giovanna d’Arco dei diritti umani che lotta contro potenti lobby. Le sanzioni statunitensi contro di lei non sarebbero una macchia, ma una medaglia al valore, la prova che “ha ragione”. Ma se la notizia fosse vera, a questo ritratto se ne sovrapporrebbe un altro, agghiacciante. Sarebbe quello dell’abbraccio mortale, dell’endorsement da parte di un’organizzazione terroristica che dovrebbe far gelare il sangue a chiunque abbia a cuore i diritti umani, quelli veri.

Questo sarebbe il testo del comunicato che circola:

L’imposizione di sanzioni da parte degli Stati Uniti contro la Relatrice Speciale delle Nazioni Unite per i diritti umani in Palestina, Francesca Albanese, è una palese espressione della sfacciata parzialità dell’amministrazione americana a favore dei crimini di guerra sionisti, del suo disprezzo per le istituzioni delle Nazioni Unite e i loro rappresentanti...

Se questo testo fosse autentico, svelerebbe il cortocircuito di una parte significativa del giornalismo italiano. Per mesi, queste stesse voci hanno costruito un altare per la Relatrice ONU, ignorando ambiguità e frequentazioni in nome di una presunta battaglia per la giustizia. Di fronte a un elogio pubblico da parte di Hamas, il silenzio che ne seguirebbe sarebbe lo stesso che prima imputavano al governo. Il dettaglio verrebbe trattato come trascurabile – come difatti prova che eco di tale ipotesi venga dato solo in un trafiletto di RaiNews.it – perché svelerebbe una verità insopportabile: la sospensione di ogni facoltà critica pur di portare avanti una crociata contro Israele. Non sarebbe più giornalismo, ma tifo che si nutre di narrazioni precostituite.

Indipendentemente dalla veridicità di questo singolo endorsement, esso si inserirebbe in un clima già tossico, una propaganda che si propaga come una macchia d’olio manipolando l’opinione pubblica. È il terreno fertile in cui le più vili calunnie antisemite tornano a circolare liberamente e che dalle bacheche dei social tracima nelle strade, come nei rivoltanti episodi dei ristoratori italiani, spagnoli, irlandesi che cacciano turisti israeliani.

La domanda, a questo punto, se la notizia fosse vera, diventerebbe semplice e brutale: se a difenderti sono i terroristi, da che parte stai? Per l’Italia dei salotti, la risposta potrebbe non avere importanza. Ma per chi ancora crede nella distinzione tra vittime e carnefici, tra democrazie e culti di morte, la risposta sarebbe tutto. E l’abbraccio di Hamas, se confermato, non sarebbe un dettaglio trascurabile, ma il sigillo su una catastrofe morale.


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