Conflitto russo-ucraino
La strategia russa di guerra cognitiva. Quando la percezione diviene realtà
La convergenza della guerra ibrida, cognitiva e digitale che si sta realizzando nei conflitti cui stiamo assistendo, trasforma l’ambiente strategico in un unico campo di battaglia ibrido-cognitivo-digitale, in continua espansione, basato sulla percezione e senza la tradizione distinzione militare e non militare. Un unicum senza precedenti.


La convergenza della guerra ibrida, cognitiva e digitale che si sta realizzando nei conflitti cui stiamo assistendo, trasforma l’ambiente strategico in un unico campo di battaglia ibrido-cognitivo-digitale, in continua espansione, basato sulla percezione e senza la tradizione distinzione militare e non militare. Un unicum senza precedenti.
In particolare, nella guerra di aggressione che la Federazione Russa sta conducendo contro l’Ucraina dal 2022, Kiev e i suoi partner Occidentali hanno compreso la necessità di essere in grado di percepire e valutare questa nuova dimensione operativa -visibile e invisibile allo stesso tempo – per poter contenere e respingere efficacemente la minaccia esistenziale e multi-dominio portata dalla Russia e dai i suoi sodali autoritari.
Distinguere lo spazio di battaglia invisibile ed in continua espansione per contrastare la sfida esistenziale all’ordine globale ed alla sua leadership democratica rappresenta la (non nuova) sfida che attende il mondo Occidentale attraverso gli occhi e gli strumenti delle due principali Alleanze politiche (e di sicurezza): la NATO e l’Unione Europea.
L’aggressione militare multi dominio e a tutto campo condotta dalla Federazione Russa del Presidente Putin contro l’Ucraina e sostenuta in diverse forme dal cosiddetto asse maligno di alleati autoritari (che include Repubblica popolare Cinese, Repubblica Islamica dell’Iran e Repubblica Popolare della Corea del Nord), deve essere considerata come parte di una più ampia sfida politico-ideologica alle società libere di tutto il mondo, simile alla minaccia rappresentata dall’Unione Sovietica di Stalin, dalle forze a lui alleate per procura e dai simpatizzanti comunisti (nei paesi occidentali incluso il nostro) durante la Guerra Fredda.
Una sorta di Guerra Fredda 2.0 allora, ma molto più subdola e pericolosa, vista la presenza di un elemento fondamentale: l’accesso globale all’infosfera attraverso l’utilizzo massivo ed individuale della tecnologia, di Internet e dei social media, che permette la costruzione, definizione e percezione di diverse realtà Politiche, Militari, Economiche, Sociali, ed Informative (PMESI), tutte diverse ed orientate ad influenzare le opinioni pubbliche e le leadership politiche del mondo libero Occidentale.
E’ forse giunto il momento di rendersi conto di questa nuova realtà: l’Ucraina è solo uno dei fronti attivi di una guerra più ampia condotta dalla Russia e dai suoi alleati contro l’ordine di sicurezza globale occidentale. Contro un modello socio-politico-economico e valoriale che avversano ferocemente!
L’obiettivo strategico di questa guerra globale è quello di dissolvere l’alleanza politica e di sicurezza transatlantica fra le democrazie occidentali (la NATO), che resiste dal 4 aprile 1949, e di impedire il rafforzamento dell’Unione Europea come attore politico (oltreché’ economico) globale.
Questo per far posto a un nuovo ordine mondiale guidato da nazioni autoritarie che, confrontandosi in modalità mercantilistica bilaterale con i singoli stati anziché con alleanze politiche e militari solide, coese ed economicamente potenti, avrebbero, nella loro visione, il controllo del mondo.
L’aggressione russa contro l’Ucraina sta coinvolgendo l’intero spettro operativo militare e non militare, includendo la violenza fisica sul campo di battaglia e quella indiscriminata contro la popolazione civile, l’inganno, la disinformazione e la manipolazione cognitiva, il tentativo di disgregare e degradare la tenuta sociale, la corruzione a tutti i livelli. Questo insieme di attività è spesso molto difficile da percepire o attribuire efficacemente.
Sorgono dunque alcune domande.
Quali strumenti utilizzano Russia, Cina, Iran e Corea del Nord per indebolire l’Ucraina e attuare la loro strategia di sovversione dell’ordine mondiale occidentale?
In che modo queste azioni stanno raggiungendo obiettivi politici e militari?
Come è possibile organizzare il pensiero collettivo occidentale, rafforzare la volontà politica al fine di sincronizzare una campagna globale per contrastare e sconfiggere la strategia ibrida russa ad ampio spettro?
La Russia adottando una azione di coordinazione diversificata con i propri alleati sistemici o di opportunità, sta attuando un disegno strategico terroristico ed intimidatorio finalizzato ad indebolire la determinazione della classe politica occidentale nel voler difendere i principi fondamentali, liberali ed il modello di società democratica, erodendo in definitiva la resilienza e la tenuta sociale.
Nel dominio sociopolitico ed informativo si ricerca la polarizzazione estrema e l’induzione della sfiducia negli esperti di settore.
L’esempio più evidente è il cambiamento climatico. Ma possiamo pensare anche alla recente (e già dimenticata) pandemia da COVID -19.
In un’economia, un’ecologia ed un sistema sociosanitario globali ed estremamente interconnessi, ci troviamo (e ci siamo trovati) di fronte a una minaccia potenzialmente esistenziale per il futuro del genere umano. Questo tipo di minacce possono essere comprese appieno, valutate, contrastate e mitigate solo attraverso un’intensa cooperazione scientifica e politica internazionale.
Si è dato per scontato che i cittadini delle società democratiche comprendessero e accettassero tali realtà fondamentali; tuttavia, la diffusione massiccia di informazioni fuorvianti o false, ha determinato una crescente sfiducia, tra ampie fasce della popolazione dei paesi occidentali (non necessariamente le meno istruite), nei confronti di quelle che erano tradizionalmente considerate istituzioni scientifiche autorevoli.
La messa in discussione della scienza e della reputazione di suoi autorevoli rappresentanti ha contribuito a generare situazioni politiche complesse ed estremamente polarizzate nei paesi occidentali ed ha creato – amplificandoli – gli spazi di influenza manipolativa nell’infosfera, soprattutto attraverso fenomeni di intrattenimento informativo e spettacolarizzazione di eventi cruenti, traumatici e bellici. Tutto tranne che informazione insomma.
La strategia russa di guerra cognitiva nello spazio liminale
Per osservare lo spazio di battaglia “liminale” e analizzare i differenti elementi della strategia di guerra cognitiva russa, è necessario definire la guerra cognitiva ed identificare i mezzi impiegati per conseguire gli effetti desiderati e raggiungere gli obiettivi strategici.
Cos’è la Guerra Cognitiva?
La guerra cognitiva rappresenta una tipologia di conflitto non convenzionale che impiega strumenti tecnologici avanzati e metodologie scientifiche, quali la cyber scienza, la psicologia e l’ingegneria sociale, allo scopo di influenzare, alterare o indirizzare le funzioni cognitive — tra cui percezione, ragionamento, processo decisionale e comportamento — di individui o gruppi di essi. L’obiettivo è ottenere un vantaggio strategico già nella fase precedente allo sviluppo di un conflitto convenzionale.
Cina, Russia, Iran e Corea del Nord utilizzano sempre più la guerra cognitiva – spesso sorge il dubbio che le loro azioni siano coordinate – contro le opinioni pubbliche Occidentali per influenzare il processo politico decisionale attraverso la manipolazione della pubblica opinione.
Questa forma di guerra si focalizza sulla modifica dei processi di ragionamento e delle decisioni dell’avversario, mirata a orientare le sue azioni e a conseguire obiettivi strategici senza ricorrere direttamente al combattimento, oppure riducendo sensibilmente l’impiego delle risorse militari necessarie.
La comunità accademico-scientifica occidentale possiede una comprensione abbastanza precisa di tali obiettivi, basata sull’esame approfondito del “targeting” convenzionale, elettronico e dell’infosfera russo e sui bersagli delle loro operazioni di influenza, tutti analizzati retrospettivamente attraverso un’intensa ricerca nelle scienze sociali.
Dallo sviluppo di una metodologia analitico-prospettica pensata e testata per valutare l’insieme dei mezzi utilizzati per ottenere “effetti di massa” non solo sul campo di battaglia fisico, ma anche negli ambiti politico, militare, economico, socioculturale ed informativo (PMESI) si ha la conferma che l’utilizzo sistemico e combinato dei diversi strumenti è la conseguenza di una strategia liminale, integrata nella strategia militare Russa.
Gli strumenti critici più frequentemente utilizzati sono:
- Campagne di disinformazione e propaganda
- Manipolazione narrativa e operazioni psicologiche
- Intromissione elettorale e interferenza politica
- Attacchi informatici e spionaggio informatico
- Operazioni segrete da parte di GRU e Forze Speciali (inclusi gli Spetsnaz)
- Supporto a milizie per procura, gruppi separatisti ed estremisti
- Utilizzo di compagnie militari private (ad esempio, Wagner Group)
- Minaccia dell’utilizzo dell’arma nucleare in funzione di deterrente
- Manipolazione e “russificazione” di popolazioni contese attraverso l’obbligo della cittadinanza russa.
Il disegno russo nella guerra liminale, intesa come insieme di operazioni concorrenti a quelle militari, consiste nel raggiungere obiettivi strategici in modo incrementale, prima che lo scontro si trasformi in guerra aperta.
Si tratta di uno sforzo coordinato e multidisciplinare che include strumenti di soft, hard e smart power, progettati per sfruttare le debolezze sistemiche delle società aperte e democratiche, evitando al contempo l’attribuzione di responsabilità ed il confronto diretto.
L’utilizzo senza alcun freno o limite legislativo da origine a fenomeni che rientrano (anche) nelle cosiddette minacce ibride e che sono caratterizzate dal fatto di seminare il dubbio, agire in contesti favorevoli e risultare spesso difficili da attribuire formalmente, sebbene talvolta sia possibile ipotizzare l’autore.
In questo scenario, la soglia tra pace e conflitto si fa sempre più sottile e permeabile, lasciando spazio a una “zona grigia” di crisi dove la pressione viene esercitata costantemente e l’obiettivo strategico di tali operazioni di guerra ibrida e liminale è quello di minare la coesione nazionale, elemento chiave della resilienza di ogni Paese, democratico o meno.
Le azioni condotte puntano a creare ambiguità e incertezza, sfruttando mezzi asimmetrici e tecniche di influenza che mirano a disorientare l’opinione pubblica e a destabilizzare le istituzioni, non solo per ottenere vantaggi tattici immediati, ma per erodere nel tempo la fiducia delle opinioni pubbliche nei confronti dei propri sistemi politici, economici e sociali.
In questo contesto, la resilienza della società e la capacità di riconoscere e rispondere alle minacce ibride diventano elementi cruciali per mantenere la coesione interna e la capacità di difesa collettiva.
La convergenza della guerra ibrida, cognitiva e digitale in un campo di battaglia e un conflitto incentrati sulla percezione.
Attualmente si osserva una convergenza tra guerra ibrida, cognitiva e digitale, caratterizzata da un campo di battaglia focalizzato sulla percezione. Questo fenomeno indica che la capacità di orientare la percezione dell’opinione pubblica tramite operazioni di influenza (ibride) e di manipolazione informativa (cognitive), sfruttando le tecnologie digitali come fattori di potenza, assume un ruolo centrale nelle dinamiche dei conflitti contemporanei.
In aggiunta a ciò, la natura dinamica e in continua evoluzione della guerra, così come le modalità con cui viene sostenuta, condotta e combattuta, ha trasformato lo scontro cinetico multi-dominio in un conflitto prolungato, contraddistinto da una logorante guerra di attrito con la stringente necessità di preservare, in particolar modo da parte degli Ucraini, l’incolumità fisica dei propri operatori.
Tale scenario vede l’impiego di armamenti tecnologicamente iper-avanzati e di ultima generazione, spesso controllati a distanza o operanti autonomamente mediante Intelligenza Artificiale, oltre che lo sviluppo di operazioni ibride, cognitive e digitali, con un significativo coinvolgimento e mobilitazione sociale.
Questo nuovo ambiente operativo trascende i limiti dei campi di battaglia e dei conflitti convenzionali, trasformandosi ed evolvendo in uno spazio di battaglia altamente complesso, a spettro completo, “invisibile” e multi-dominio.
In altre parole, integra capacità, tattiche e procedure tradizionali, tecnologiche, economiche, informatiche e militari in un continuum che anticipa, prevede e sottolinea la necessità cruciale di una strategia multidimensionale, multi-dominio e integrata.
Siamo tutti immersi in un confronto strategico globale, a spettro completo e multi-dominio nel quale tutti noi agiamo allo stesso tempo da attori e da bersagli.
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La domanda che sorge spontanea è COSA POSSIAMO FARE (A PARTIRE DAL SINGOLO CITTADINO) PER RIDURRE GLI EFFETTI DI TALI CAMPAGNE DI HYBRID WARFARE??