Antisemitismo
Dall’Italia alla Scozia, l’odio per gli ebrei come prodotto di esportazione
Ephraim Nissan ha lavorato in ambito accademico in tre Paesi e ha pubblicato oltre 600 lavori scientifici. Dal 1994 risiede a Londra. È fellow dell’Institute for the Study of Global Antisemitism and Policy (ISGAP). Il presente articolo è il primo di 3 parti che ci ha



Ringrazio da Londra (dove, studioso, vivo da trent’anni) Alessandra Libutti, per l’articolo di Inoltre sulla estremamente desolante situazione ad Edimburgo, con un’università prestigiosa che pubblica sul sito in Rete il “Race Report” (un Manifesto della Razza, in pratica contro gli ebrei) prodotto da un Race Committee.
Chi governa la Scozia
Proprio ad Edimburgo risiede il governo autonomo della Scozia, che è dominato da indipendentisti fanaticamente antiisraeliani: un loro pezzo grosso che aveva negato che vi fosse un genocidio a Gaza, è stato sconfessato e licenziato dai colleghi del National Scottish Party (Snp). Il Primo Ministro scozzese precedente, Hamza Yousaf, tra l’altro attribuiva ai parenti a Gaza della moglie ghazzawiyya (in un’appendice del vecchio vocabolario del Palazzi, la giornalista d’antan Barbara Tolstoi sosteneva che si dovesse dire gazetici), informazioni che non avrebbero potuto ottenere a meno di non essere legati in qualche modo ad Hamas.
Hamza Yousaf fece varare una legge che penalizza esternazioni che per qualcuno possano risultare offensive, ma proprio allora, un’ex poliziotta informò la polizia scozzese che erano comparsi dei post antisemiti provenienti dalla famiglia del Primo Ministro. La polizia le chiese: “Ma Lei è ebrea?” “No”. “Allora noi registriamo un incidente, ma non faremo nient’altro”.
Pericolo: italiani in vista
Era del 1963 il film Dalla Russia con amore. Purtroppo, questo capitoletto potrebbe intitolarsi Dall’Italia e niente amore. E non si tratta dell’unica occasione in cui individui italiani si siano resi visibili nella campagna contro Israele e gli ebrei britannici, fin dall’estate del 2023. Al Goldsmiths College di Londra (dove lavora un sociologo ebreo, David Hirsh, studioso di fama internazionale sull’antisemitismo, ma proprio per questo impopolare tra i colleghi) la capa uscente dell’associazione studentesca lanciò su Facebook un attacco isterico contro di lui, perché fa ricerca sugli ebrei come se fossero vittime mentre sono perpetratori, definendolo suprematista bianco, e chiedendone il licenziamento. I due “union officers” della sezione locale del sindacato docenti la applaudirono. Si trattava di un italiano, e di una brava artista araba. Gli stessi incolparono Israele per il 7 ottobre.
Tra quanti strapparono le foto degli ostaggi, spiccarono un poliziotto nel centro di Londra (voleva evitare che i dimostranti nelle marce dell’odio del sabato si offendessero vedendole), e nottetempo, un’artista italiana. Un iraniano non ebreo si fece vedere con un cartello che dichiarava Hamas terrorista. Allarmati, poliziotti e poliziotte gli si avventarono contro, atterrandolo. Era, in un certo senso, una “grande ammucchiata” — ma non nel senso del film del 1980.
Un promotore che celebrò il 7 ottobre
Sotto l’egida dell’Università di Edimburgo si è costituito un Race Committee, ufficialmente incaricato di combattere il razzismo, ma che in realtà lo ha alimentato. A istigarne la nascita è stato il docente Nicola Perugini, collaboratore di Francesca Albanese, il quale — come documentato da una giornalista ebrea qui a Londra — aveva celebrato su Facebook gli atti di genocidio compiuti da Hamas e da altri gazawi il 7 ottobre 2023, invocando “l’occupazione crudele” e simili, che naturalmente, a Gaza non c’era: dal 2005, non era rimasto nemmeno un ebreo, in una città dalla quale nel 1929 la comunità ebraica dovette fuggire per salvarsi la vita. Città sede, nel Seicento, di una comunità ebraica fiorente, e gli inni composti dal cui rabbino, Israel Naggiara, sono ancora cantati dagli ebrei mediorientali, che in Israele sono la maggioranza.

Accusare di genocidio chi si vuole sottoporre ad un genocidio: Farinacci insegna
Nel luglio 1942, Roberto Farinacci pubblicò sulla rivista mensile di Giovanni Preziosi un articolo, nel quale sosteneva che l’internazionale giudaica avesse voluto la guerra, intendendo sterminare “Italiani e Tedeschi”, sicche’ gli ebrei vanno essi stessi distrutti. La calunnia del genocidio a Gaza mira esattamente a quello che affermava Farinacci.
Quando I genitori di Aldo Zargani vennero catturati in un negozio per via di una delazione a Torino (la madre svenne), il questore urlò ad entrambi: “L’avete voluta voi, la guerra”. Il vicequestore, lì presente, sostenne poi che aveva pensato: “Ma chito deve muri`!” E infatti, dei partigiani tesero un agguato su un cavalcavia, e uccisero il questore per essersi inviperito contro le vittime.
Il Compromesso Storico alla RAI: propaganda sovietica in veste devozionale
Dal 1976, l’unica vera applicazione del Compromesso Storico proposto da Enrico Berlinguer si vide nella RAI, ormai rigidamente lottizzata.
Uno degli effetti fu questo: nei telegiornali, la propaganda derivata dai “sionologi” accademici del Cremlino — nazionalisti che, per evitare il Gulag, avevano accettato di collaborare con il regime sovietico, riciclando persino temi e immagini dell’antisemitismo zarista — e dai professionisti dell’odio ex-nazisti riciclati nella Germania Est (come rivelato da analisi stilometriche), venne adattata al pubblico italiano. Così, i noiosi e astrusi concetti marxisti-leninisti, poco appetibili per lo spettatore comune, furono sostituiti con elementi di forte impatto emotivo, costruiti su immagini e narrazioni di tipo cristologico, strappacuore e di sicuro effetto.
Nella cittadina cristiana di Damour in Libano, il 20 gennaio 1976 centinaia di abitanti rimasti vennero sterminati da forze palestinesi e libanesi. Molti, a turno, vennero falciati a mitraglia sotto un ritratto gigante di Arafat. Nel 1982, il vescovo di Tiro rivelò che tre cristiani portati da Damour vennero crocifissi in una piazza a Tiro. Eppure, Arafat divenne un personaggio da presepe alla TV italiana. All’indomani della strage di Bologna, il sindaco chiese pubblicamente all’oracolo Arafat di rivelare i perpetratori. Lui disse “Maroniti”, e l’emissario maronita alle istituzioni dell’Europa unita venne detenuto per tre mesi.
Mi restano impressi nella memoria, coi settant’anni esatti che porto, vari eventi mediali impressionanti. Alla consegna del Premio Balzan al matematico Bombieri, apparve Arafat su uno schermo gigante, trattato con una riverenza che a me sembrava pari che se stesse recitando una benedizione urbis et orbis. In Spagna è anche peggio, ma Francisco Franco si tenne ufficialmente fuori dalla guerra mondiale. In Italia, ci si dimentica spesso e volentieri di quel ruolo che l’Italia vi ebbe. La visita di Arafat fu un evento mediale religioso. Per dirla col titolo dei libriccini della Farnesina, Questa è l’Italia. L’edizione in arabo recita: Hàidhihi hiyya I?alya.
Cambiare tutto, affinché nulla cambi
Lo slogan “Credere, obbedire, combattere” sopravvisse nel concetto del “centralismo democratico” del PCI: se il Partito ha deciso, devi, in parole povere, credere, obbedire, combattere.
Umberto Terracini era in prigione, quando il PCI lo espulse per aver criticato il patto tra Stalin e Hitler. Si tardò nel riammetterlo, ma era nel Partito quando sedeva nel consiglio che governava la repubblica partigiana dell’Ossola. Un uomo locale, che era nel Partito, gli gridava: “Sta zitto te, che non sei neanche nel Partito!”
Quando all’università di Edimburgo è stato pubblicato il Race Report, ho scritto al rettore, che con mia sorpresa, mi ha risposto di persona. Perfino, alle sette del mattino. Forse con le segretarie in vacanza, aveva tempo? Nella risposta, mi ha fatto presente che ci era voluto del tempo, per arrivare ad una mail che fosse una “authored email”, una originale, mentre le tante altre reazioni (forse di studenti che appoggiano le conclusioni del rapporto?) erano state per lo più dei testi compilati paragrafo per paragrafo col copia e incolla.
Vorrei condividere il più breve dei due esposti che gli ho inviato, in quanto questo veramente dovrebbe far aprire gli occhi su tutti i falsi che circolano, e non da ieri, in Gran Bretagna ed in Italia. Ho dovuto anche spiegare a esponenti delle comunità ebraiche britanniche come mai in Italia, a partire dall’impunità nel dopoguerra, dall’amnistia del 1947, dal comodo voltar gabbana tenendosi le stesse idee micidiali, si sia arrivati ad un livello di “remorselessness” (assenza di rimorso), totale refrattarietà ai patemi di coscienza, tale, che fa sì che l’Italia ormai esporti punte di diamante dell’antisemitismo nel mondo universitario anglosassone (o celtico anglicizzato, come in Scozia).
Gli anni formativi sia miei, sia (mutatis mutandis) di Albert Einstein furono a Milano. Mi costa emotivamente lavare I panni sporchi dell’Italia altrove. Eppure, occorre evitare un altro Olocausto, e per fare questo, è essenziale che si conosca il calderone delle streghe che ha consentito che l’antisemitismo in Italia sia diventato prodotto da esportazione.
Nella seconda parte, domani, entreremo nel dettaglio.
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