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Ripetono Putin alla lettera con l’aria accigliata dei martiri del libero pensiero

Conflitto russo-ucraino

Ripetono Putin alla lettera con l’aria accigliata dei martiri del libero pensiero

In vista dell'incontro del 15 agosto, in Alaska, tra Trump e Putin, convocato per discutere dell'Ucraina, che continua a combattere per la propria indipendenza, avrei molte cosa da dire. In primis, non sono certo che tutte siano intelligenti o indispensabili, anzi. In secondo luogo, certamente finirei

Alfonso Lanzieri13/08/2025Aggiornato 12/08/20253 min lettura577 parole
Prima Pagina

In vista dell’incontro del 15 agosto, in Alaska, tra Trump e Putin, convocato per discutere dell’Ucraina, che continua a combattere per la propria indipendenza, avrei molte cosa da dire.

In primis, non sono certo che tutte siano intelligenti o indispensabili, anzi. In secondo luogo, certamente finirei per ripetere concetti già detti. Che la pace non è sempre giusta, dipende. Che la guerra è giusta se fatta per difendere la propria libertà. E così via.

Allora ho fatto una scelta diversa: ho deciso di dare la parola a Putin. Ecco uno stralcio del discorso che il leader russo ha tenuto alle Nazioni Unite il 28 settembre 2015, in occasione del 70º anniversario della fondazione dell’Organizzazione.

“Il costume mentale che richiede di ragionare per blocchi contrapposti del tempo della guerra fredda e il desiderio di esplorare nuove aree geopolitiche è ancora presente fra alcuni dei nostri colleghi. È riprovevole che alcuni dei nostri colleghi abbiano finora scelto una strada diversa: quella di esplorare nuovi spazi geopolitici. Prima di tutto hanno continuato la loro politica di espansione della NATO e delle sue infrastrutture militari. In secondo luogo hanno offerto ai paesi dello spazio post sovietico una scelta ingannevole: essere Occidente, o essere Oriente. Prima o poi questa logica di confronto era destinata a produrre una grande crisi geopolitica. Questo è esattamente quanto accaduto in Ucraina, dove il malcontento popolare nei confronti delle autorità al potere è stato strumentalizzato e dove è stato orchestrato dall’esterno un colpo di Stato militare che ha prodotto, come risultato, una guerra civile. Crediamo che solo una piena e leale attuazione degli accordi di Minsk del 12 febbraio 2015 possa porre fine al bagno di sangue e consentire di uscire dal vicolo cieco. L’unità territoriale dell’Ucraina non può essere assicurata con le minacce e la forza delle armi. Quello che serve è una sincera attenzione per gli interessi ed i diritti della gente della regione del Donbass, e rispetto per la loro scelta. Bisogna concordare con loro, come previsto dagli accordi di Minsk, gli elementi chiave del profilo politico del paese. Questi passi garantiranno la crescita dell’Ucraina come paese civile, come un collegamento essenziale nella costruzione di un comune spazio di sicurezza e di cooperazione economica in Europa ed in Eurasia”.

Mentalità ostile dell’Occidente, allargamento della Nato, tutela dei cittadini russofoni, corruzione del governo ucraino, ritorno ai fantomatici accordi di Minsk. Sentite aria di casa non è vero? Sì, sono tutti gli argomenti che compaiono nei discorsi dei “pacifisti” nostrani.

Li sentiamo da tre anni e mezzo. Dai politici, dai giornalisti, dai preti, dagli intellettuali. Ripetono semplicemente Putin, parola più parola meno, spesso pure con l’aria accigliata dei martiri del libero pensiero. Ecco, in vista di ferragosto, questo è più o meno tutto quello c’è da sapere: dopo il vertice del 15, per giudicare su com’è andata, basterà registrare quanti punti di quella mappa contraffatta di Putin sono stati soddisfatti e quanti no.


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