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Come procedono gli aiuti umanitari a Gaza

Medioriente

Come procedono gli aiuti umanitari a Gaza

di LG La scorsa settimana avevamo esaminato (qui) i dati sul dashboard gestito dall’UNOPS sugli aiuti umanitari a Gaza dal 19 maggio al 3 agosto 2025. I dati dell’UNOPS sono a disposizione di tutti ma nessuno li consulta e analizza. Siamo andati a vedere come sono

InOltre13/08/2025Aggiornato 12/08/20254 min lettura698 parole
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di LG

La scorsa settimana avevamo esaminato (qui) i dati sul dashboard gestito dall’UNOPS sugli aiuti umanitari a Gaza dal 19 maggio al 3 agosto 2025. I dati dell’UNOPS sono a disposizione di tutti ma nessuno li consulta e analizza. Siamo andati a vedere come sono andate le cose dal 4 al 12 agosto.

In questi ultimi nove giorni sono state scaricate ai valichi lungo il perimetro di Gaza 13.348 tonnellate di aiuti, che rappresentano un quarto del totale scaricato negli 86 giorni dal 19 maggio. Oltre al peso, ai pallets e ai camion scaricati ai valichi, il sito dell’UNOPS fornisce informazioni molto dettagliate sulle quantità prelevate ai depositi dalle organizzazioni umanitarie che si incaricano della distribuzione, su quanto è arrivato a destinazione e quanto è stato intercettato.

Rispetto al periodo precedente, negli ultimi nove giorni è significativamente aumentata l’attività dei camion incaricati della distribuzione che hanno preso in carico più delle nuove quantità scaricate, cominciando quindi a distribuire anche una parte degli aiuti che giacevano sotto il sole nel deserto.

Ma allo stesso tempo è aumentata la percentuale di aiuti che vengono intercettati prima dell’arrivo al punto previsto: mentre precedentemente le quantità consegnate ai destinatari erano il 15% di quelle raccolte dai camion di distribuzione, nei nove giorni passati solamente il 7,7% è arrivato a destinazione, con quindi la quasi totalità delle consegne intercettate. Intercettate da chi e come?

Secondo Orli Gil, rappresentante permanente aggiunto di Israele presso le agenzie internazionali a Roma, il 90% degli aiuti che non arriva ai civili “è stato depredato da Hamas, distribuito ai propri attivisti o venduto al mercato nero” a vantaggio dell’organizzazione terroristica.

Invece nel comunicato stampa dell’8 agosto del World Food Programme (WFP) – l’agenzia delle Nazioni Unite che fornisce assistenza alimentare ed è la più grande organizzazione umanitaria al mondo – si legge: “Quasi tutti i camion che trasportavano aiuti alimentari del WFP all’interno di Gaza sono stati fermati dai civili prima di raggiungere i magazzini del WFP. Di conseguenza, le distribuzioni organizzate non sono possibili, le cucine per pasti caldi non ricevono rifornimenti dal WFP e i panifici non possono riaprire.” (Confronta qui).

Che civili affamati riescano a fermare e ad assaltare quasi tutti i camion del WFP sembra un po’ improbabile. Forse è più facile per uomini armati convincere i guidatori di camion (quasi tutti reclutati nell’est Europa per questo arduo compito) a fermarsi e lasciarsi depredare del carico. I dati dettagliati dell’UNOPS confermano che, mentre fino al 3 agosto il WFP era di gran lunga l’organizzazione che riusciva a far arrivare il maggior numero di aiuti a destinazione, dal 4 agosto neanche un suo camion è arrivato alla meta prevista.

Fra le organizzazioni umanitarie attive nella distribuzione degli aiuti (WFP, UNICEF e WHO delle Nazioni Unite, Medici Senza Frontiere, etc.), quella che sembra decisamente più efficiente, e praticamente l’unica che sia riuscita dal 4 al 12 agosto a far arrivare i suoi camion al punto d’arrivo, è World Central Kitchen (WCK).

Questa ONG, fondata nel 2010 dallo chef spagnolo José Andrés, si dedica a fornire pasti in tutto il mondo a seguito di disastri naturali e guerre. Con il suo approccio “no meeting, no planning, start cooking” WCK mira al sodo e non è ideologica. “Ha continuato ad operare a Gaza anche dopo la morte di suoi sette operatori umanitari avvenuta il 1° aprile 2024 a seguito di un attacco di droni israeliani a un convoglio di tre auto di WCK.”

In una pagina del suo sito web spiega in modo dettagliato e trasparente il suo approccio e modo di agire a Gaza con l’obiettivo di fornire cibo a più gente possibile.


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