\n\n\n\n\n\n

La trappola di Hamas non avrebbe funzionato senza troppi complici compiacenti

Israele

La trappola di Hamas non avrebbe funzionato senza troppi complici compiacenti

Il 7 ottobre 2023 non è stato solo un pogrom che, per violenza e numero degli assassinati, ha poco da invidiare a quello organizzato dai nazisti nella "Notte dei cristalli" (9-10 novembre 1938). È stato infatti concepito come una trappola, per infilare Israele in un vicolo

Michele Magno17/08/2025Aggiornato 17/08/20254 min lettura779 parole
Prima Pagina

Il 7 ottobre 2023 non è stato solo un pogrom che, per violenza e numero degli assassinati, ha poco da invidiare a quello organizzato dai nazisti nella “Notte dei cristalli” (9-10 novembre 1938). È stato infatti concepito come una trappola, per infilare Israele in un vicolo cieco. Massacrando civili e razziando ostaggi, Hamas non intendeva ottenere concessioni materiali o politiche. Intendeva dare avvio a una strategia di logoramento e a una guerra senza fine, senza vincitore, senza prospettive di pace.


Hamas non cerca una vittoria militare. Sa che è impossibile. Vuole la scomparsa di Israele, ed è disposto a tutto per raggiungere questo obiettivo. Gaza può anche essere rasa al suolo, la sua popolazione morire, le sue infrastrutture urbane crollare: non ha importanza, purché Israele sanguini e si divida al suo interno.

È una strategia “sacrificale”, nichilista, quasi religiosa nelle sue diverse aberranti declinazioni. E poggia su due pilastri: l’impantanamento dell’Idf in una guerriglia casa per casa e la manipolazione emotiva delle opinioni pubbliche occidentali.

In questo senso, il vero campo di battaglia non sono le rovine di Gaza. Sono i talk-show televisivi, i social network, le università americane ed europee, le manifestazioni nelle strade delle grandi città occidentali. Hamas ha capito ciò che il governo di Gerusalemme ha sottovalutato: in un mondo governato dall’immagine, la guerra non si vince più solo  con i carri armati, ma con lo storytelling. La sua forza è drammaturgica, non militare.

Trattenendo gli ultimi ostaggi (vivi e morti), Hamas rende impossibile qualsiasi compromesso. Nascondendosi negli ospedali e nelle scuole, rende insostenibile ogni risposta. Ogni azione di Israele viene distorta per essere condannata come mostruosa. In questa guerra asimmetrica, ogni vittoria militare diventa paradossalmente una sconfitta mediatica. E le opinioni pubbliche, sature di immagini quanto prive di discernimento critico, diventano preda di pulsioni irrazionali e tendono a ignorare i fatti.

Tuttavia, la trappola non avrebbe funzionato senza la complicità e la collaborazione delle democrazie europee. Esercitando pressioni sul paese attaccato piuttosto che sui sequestratori, esse hanno fatto strame di ogni decente etica della responsabilità. Riconoscendo lo stato palestinese senza pretendere il disarmo di Hamas, non solo sono stati scavalcati dalla realpolitik della Lega araba, ma offrono una ricompensa politica al terrorismo. E, così facendo, lo incoraggiano.

Infine: Lenin li chiamava “idioti utili”. Alcuni di loro si trovano, purtroppo, all’interno stesso degli ebrei israeliani e di altre nazioni occidentali. Animati da un rigorismo morale quasi puritano, vogliono a tutti i costi incarnare una eticità universale. La loro esigenza è sincera, ma è talmente distaccata dalla realtà da diventare cieca. Analizzano questa guerra come se avessero a che fare con uno stato di diritto, mentre affrontano un’organizzazione terroristica fondamentalmente affine alla volontà distruttiva del Terzo Reich.

A ciò si aggiunge talvolta una motivazione più sottile, meno dichiarata: il bisogno di essere percepiti come bravi ebrei negli ambienti non ebraici, di continuare a essere invitati, lodati, ascoltati: a condizione, naturalmente, di mostrare di non essere come gli altri, di saper prendere le distanze dagli ebrei cattivi rappresentati da Benjamin Netanyahu. Questa preoccupazione di accettabilità sociale, per quanto umana, diventa politicamente pericolosa quando finisce per avallare, anche indirettamente, il discorso di chi auspica la scomparsa di Israele.

Ad Hamas importa soltanto che Israele sia indebolito, delegittimato, isolato. E in questa impresa, ogni voce ebraica o israeliana che mette pubblicamente in dubbio il suo diritto di difendersi diventa, suo malgrado, un ingranaggio di questa strategia.

Diciamoci le cose come stanno: un cessate il fuoco accompagnato dalla liberazione di tutti gli ostaggi, senza la resa di Hamas, è un miraggio. Hamas non ha alcun interesse a concludere questa guerra. Gli ostaggi e i media filopalestinesi sono le sue armi, i suoi riflettori, le sue garanzie di sopravvivenza. Li manterrà, perché la loro esistenza alimenta il conflitto. Non sono fatti per essere liberati. Sono lì per durare, per servire l’Asse del male islamico.

L’annunciata occupazione di Gaza City, scelta ad alto rischio politico e militare, riuscirà -dopo quasi due anni di guerra- nel redde rationem finale con i brigatisti che vivono come talpe nei tunnel sotterranei? Chi vivrà vedrà.


Se ti è piaciuto o se non ti è piaciuto questo articolo, scrivilo nei commenti.


InOltre è completamente gratuito ed è il frutto della competenza e della passione di molte persone che lavorano senza fini di lucro. Se desideri contribuire con un piccolo supporto, puoi farlo effettuando un bonifico come di seguito specificato oppure cliccando sui pulsanti che vedi, scegliendo l’opzione che più preferisci. Le donazioni verranno utilizzate per i costi di mantenimento del sito e per altre attività editoriali.

Grazie per il vostro supporto!

Bonifico bancario intestato a Inoltre Ente del Terzo Settore con Causale: donazione/erogazione liberale a favore di Inoltre ETS.

Codice Iban: IT55A0306909606100000404908

Supporto editoriale

Sostieni questo progetto editoriale

Se ti è piaciuto o se non ti è piaciuto questo articolo, scrivilo nei commenti.

InOltre è completamente gratuito ed è il frutto della competenza e della passione di molte persone che lavorano senza fini di lucro. Se desideri contribuire con un piccolo supporto, puoi farlo effettuando un bonifico oppure scegliendo una delle opzioni di donazione disponibili. Le donazioni verranno utilizzate per i costi di mantenimento del sito e per altre attività editoriali.

Grazie per il vostro supporto!

Bonifico bancario intestato a Inoltre Ente del Terzo Settore con causale: donazione/erogazione liberale a favore di Inoltre ETS.

Codice IBAN: IT55A0306909606100000404908

PayPalOffrici un caffèDona con Satispay

4 pensieri su “La trappola di Hamas non avrebbe funzionato senza troppi complici compiacenti

  1. blogdibarbara dice:

    Una delle più lucide analisi lette finora. Quanto alla domanda finale, naturalmente non possiamo sapere se occupare Gaza servirà allo scopo, ma sappiamo con certezza che se non viene occupata finirà molto male.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *