Propaganda propal
Tempi duri per chi non si allinea alla propaganda propal: il caso Monteleone
Pubblichiamo, con il consenso dell'autore, una lettera inviata dal giornalista Antonino Monteleone a Dagospia, a margine di una polemica con il giornalista e autore televisivo Pablo Trincia sulla morte di Anas al-Sharif. In merito al tuo articolo che riporta la reazione scomposta di Pablo Trincia verso



Pubblichiamo, con il consenso dell’autore, una lettera inviata dal giornalista Antonino Monteleone a Dagospia, a margine di una polemica con il giornalista e autore televisivo Pablo Trincia sulla morte di Anas al-Sharif.
In merito al tuo articolo che riporta la reazione scomposta di Pablo Trincia verso l’espressione di un pensiero diverso dal suo, ci tengo a chiarire due cose.
Primo: se una persona che agli occhi del pubblico appare come un giornalista, ma risulta: inserita negli elenchi dei membri di una brigata di Hamas; presente nella rubrica telefonica di quella brigata; ferita in combattimento e curata per tali lesioni; autore di messaggi celebrativi dell’attacco del 7 ottobre sul proprio canale Telegram, ma soprattutto a libro paga di Hamas, non stiamo parlando di un giornalista, ma di un terrorista.
Secondo: respingo con fermezza l’accusa di «deridere i palestinesi che fuggono dai bombardamenti, che hanno fame o che muoiono ammazzati». È una menzogna. Così come è falsa e allusiva l’accusa secondo cui l’insulto sarebbe il risultato dell’aver «pubblicato qualsiasi pensiero, dato o statistica della propaganda israeliana».
Dal primo giorno di questa guerra atroce, che infligge dolore e sofferenza anche agli abitanti di Gaza estranei a Hamas, faccio parte di quel ristretto numero di voci che chiedono di fermare il conflitto con l’unico strumento che ha funzionato in questi 22 mesi: non gli slogan “dal fiume al mare”, non i cori sul fantomatico “genocidio”; non la caccia agli ebrei e agli israeliani che vediamo in troppe città occidentali.
Ma la liberazione incondizionata di tutti gli ostaggi ancora vivi e la restituzione dei corpi di quelli uccisi, detenuti da Hamas e dalla Jihad islamica palestinese.
La guerra, e con essa il conteggio quotidiano delle vittime, si è fermata due volte in quasi due anni proprio grazie alla liberazione degli ostaggi. Senza l’ostinazione di Hamas, con gli ostaggi restituiti alle famiglie, il conflitto sarebbe finito da tempo: ogni ulteriore azione militare di Israele sarebbe diventata politicamente e moralmente insostenibile, persino per chi — come me — difende il diritto di Israele non solo a proteggersi, ma soprattutto a esistere.
Nota di contesto a cura della redazione
Questo è un post sul profilo Instagram di Pablo Trincia

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Sono sempre stata convinta che fra tutte le possibili forme di prostituzione, la più sporca non è quella che si esercita sul marciapiede. Quella dei giornalisti che prostituiscono la verità e l’etica professionale, per esempio, è infinitamente più sordida. Perfino più sordida di quella di una signorina allegra che, sapendo di essere infetta, scegliesse di esercitare senza protezioni.
Il post di Pablo Trincia é osceno!