Stile, moda e costume
John Cage, la musica come gioco serio
Mi resi conto che non esiste una reale e oggettiva separazione tra suono e silenzio, ma soltanto tra l'intenzione di ascoltare e quella di non farlo.Ora non ho più bisogno di un pianoforte: ho la 6th Avenue con tutti i suoi suoni. John Cage Del Maestro



Mi resi conto che non esiste una reale e oggettiva separazione tra suono e silenzio, ma soltanto tra l’intenzione di ascoltare e quella di non farlo.
Ora non ho più bisogno di un pianoforte: ho la 6th Avenue con tutti i suoi suoni.
John Cage

Del Maestro Ezio Bosso, mi ha sempre colpito il sorriso, come per John Cage. Era un sorriso che fronteggiava con dolcezza la morte, morte che insorabilmente lo accompagnava da anni. Come si sorride con la morte a fianco? Mistero. Attraverso questo mistero bellissimo entriamo nel mondo magico di John Cage, dove si compongono pezzi silenziosi e le partiture sono mondi non completamente determinati, anzi a volte casuali e frutto del caso o del destino. Come preferite.
Spesso per ascoltatori non cultori del genere la musica contemporanea corrisponde a musica sostanzialmente inascoltabile, cervellotica, vuota d’emozioni. Trattasi di un’equivalenza molto diffusa su tutto il pianeta e diciamolo, una difficoltà oggettiva c’è, non è come ascoltare i Beatles. Tuttavia, il Guardian, sempre ricco di ottimi articoli di musica, ci ha ricordato di recente che proprio Paul McCartney e John Lennon, negli anni più creativi dei Beatles seguivano con attenzione proprio la scena della musica colta traendone ispirazione. Allora perché non proporre su (((RadioPianPiano))) agli amici della nostra rubrica qualcosa di un po’ più difficile? Al pianoforte ci introduce nel nostro viaggio proprio Ezio Bosso qui alle prese con una famosa e orecchiabile composizione di Cage.
Cage è stato un compositore atipico, difficilmente catalogabile in qualsiasi genere o genealogia musicale. Quasi impossibile etichettarlo. Un musicista lontano dalle tendenze dominanti del secondo dopoguerra, capace di intraprendere una strada radicalmente diversa, mentre lo strutturalismo aveva costretto l’espressione musicale postdodecafonica ad un calcolo matematico/combinatorio.
John Cage ha avuto il coraggio di promuovere un approccio alla composizione che andava contro quella corrente. Da un lato un’estrema libertà nella scrittura e nell’esecuzione con musiche semplici, facili, quasi tutte interpretabili da principianti. Da un’altra prospettiva, introducendo disordinati spartiti derivanti da procedimenti indeterminati e strumenti modificati, con un ampio utilizzo del caso come elemento generatore e dando a qualsiasi suono, rumore direbbero i puristi, la dignità di essere musica. Indubbiamente una rivoluzione.
Il suo lavoro ha influenzato il metodo compositivo dei minimalisti sul piano della semplicità ed è stato apprezzato da pionieri dell’ambient music e penso a Brian Eno per le ricerche sonore, arrivando fino ai giorni nostri con band come gli Einstürzende Neubauten per l’uso del rumore.
E l’ironia di Cage? Il suo farsi una risata alla faccia di qualsiasi seriosità? La demolizione di ogni accademia o avanguardia con un sorriso? Ricordiamo, per darvi il polso del personaggio, la sua mitica partecipazione a “Lascia o raddoppia” dove Cage partecipa come esperto di funghi (vincendo) e dopo aver riempito lo studio di utensili da cucina esegue la sua “Water Music”, sotto lo sguardo meravigliato di Mike Bongiorno. Tutto è musica, anche il suono dell’acqua e perfino il silenzio come nella celeberrima 4′.33”.

La fotografia ci svela come la sua vita sia stata un eterno e serissimo gioco, un percorso senza compromessi e come qualsiasi suono sia sempre per Cage uno “strumento”. La creatività non è e non sarà mai faciloneria o peggio attività da prendere sottogamba, ma al contempo va liberata da una retorica seriosa e celebrativa: gioco, ma appunto serio. Fuggire ogni “buon senso comune” e parallelamente far sberleffi a qualsiasi accademia non ha certo reso popolare Cage e lo ha persino portato a vivere in condizioni economiche difficili finché non sono arrivare sostanziose commissioni pubbliche e private.
L’eredità di Cage non consiste in una scuola o in un genere, ma sopravvive e continua ad essere fonte di ispirazione per le odierne avanguardie come “forma mentis”, metodo si dovrebbe dire, ma non nel senso di approccio stilistico alla scrittura musicale. Le singole idee sviluppate nei suoi ottant’anni di vita hanno posto le basi per numerosi movimenti autonomi: dal minimalismo statunitense, come scrivevamo sopra, alla free improvisation degli anni 60-70, per arrivare agli odierni field recordings, si pensi a Chris Watson.
La poliedricità del suo approccio ha seminato in terreni diversi, lasciando tracce importanti ed anticipando strade ora consolidate, ma allora totalmente nuove, come la riscoperta di Satie e la semplicità riproposta come strada possibile nel comporre contemporaneo. Se abbiamo Ludovico Einaudi o Max Richter dietro c’è John Cage e appunto la sua “forma mentis”.
Una magica libertà si dispiega da queste musiche ricche di soluzioni timbriche, aliene in una certa prospettiva, lunari, magiche e sospese, non risolte, come accade a tutta l’arte contemporanea, aperte su un macrocosmo infinito…..
Si pensi al suo gusto di costruire spartiti senza indicare la strumentazione per eseguirli. Così sarà chi legge quelle musiche a decidere come arrangiarle per qualsiasi strumento. Liberamente. Come aprire una valigia trovata in una casa sconosciuta e abbandonata e coltivare la meraviglia di scoprire cosa contenga…
Apro la valigia e cosa c’è dentro? Vedo polvere di suoni, sapori di percussioni e campanelli, un piccolo pianoforte giocattolo ed una tigre di plastica gonfiabile, bulloni da infilare tra le corde di un pianoforte, silenzio, nastri magnetici, un viaggio in treno in Italia. Vi ho cucinato cucinato un John Cage arrosto per la gioia di grandi e piccini: godetevi la playlist dedicata al compositore americano e mi raccomando, prendetela con ironia: it’s a serious game! Forse è questo il segreto di molti sorrisi?
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In quest’era di superficialità, il suo articolo si erge come un faro. Non una mera notizia, ma un’indagine sull’anima delle cose. Per questa preziosa rarità, e per la verità che offre, la mia gratitudine è profonda e riverente.
Il mio ego fluttua nello spazio siderale: grazie. Tuttavia non è merito mio quanto scrive, ma di John Cage.