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Se i 5 stelle sembrano il vero direttore dei lavori del Campo largo, il PD cosa fa?

Politica italiana

Se i 5 stelle sembrano il vero direttore dei lavori del Campo largo, il PD cosa fa?

La stretta di mano tra Paola Taverna e il governatore Giani per la prossima tornata elettorale in Toscana ha qualcosa di surreale: non è infatti passato un secolo da quando l’ex senatrice Taverna con un linguaggio colorito definiva i colleghi del partito democratico e i politici

Ilaria Borletti21/08/2025Aggiornato 20/08/20253 min lettura504 parole
Anteprima

La stretta di mano tra Paola Taverna e il governatore Giani per la prossima tornata elettorale in Toscana ha qualcosa di surreale: non è infatti passato un secolo da quando l’ex senatrice Taverna con un linguaggio colorito definiva i colleghi del partito democratico e i politici in genere una feccia responsabile di qualsiasi male del nostro paese.

Il patto prevede concessioni non banali tra le quali reddito di cittadinanza regionale, salario minimo regionale, riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario, nuova governance per sanità e trasporti: 23 punti in 7 pagine suggellati da una fotografia che ritrae il governatore e la vicepresidente del M5S sorridenti.

Il punto sul quale fare un ulteriore riflessione però non è solo il mix ben congegnato di proposte impossibili e possibili, pennellate di populismo e difficilmente realizzabili seppur certamente elettoralmente attraenti ma è l’impressione di una “direzione dei lavori” totalmente affidata al M5S.

Sì, perché un tale accordo avrebbe qualche pallida credibilità se non fosse sottoscritto da un governatore uscente al quale viene chiesto di ribaltare completamente la propria politica nei confronti della regione da lui governata.

Implicitamente quello che quest’accordo vuole trasmettere è la convinzione che la politica del PD fino a oggi riguardo alla Toscana sia stata monca e inefficace, quasi un fallimento e che solo una virata, impressa con vigore dal nuovo alleato, possa portare alla vittoria elettorale.

Se il modello Toscana dovesse applicarsi al resto del paese per le elezioni nazionali, questo sancirebbe la definitiva nascita di un nuovo partito di sinistra, il campo largo appunto più coeso di un solo cartello elettorale, ben lontano dal riformismo dell’epoca renziana, nutrito non solo dal movimento propal ma da tutti quei movimenti che premettono alla loro sigla un secco NO e che alimenterà con il dissenso e la protesta di piazza la propria agenda politica.


Un campo largo diventato partito, quindi, che sarebbe una novità nel nuovo panorama italiano.


La domanda più ovvia è come si troverebbero in questa nuova casa a trazione 5 stelle i renziani rimasti, i riformisti del partito democratico e persino alcuni esponenti di quell’ex margherita che avevano promosso l’elezione di Schlein a segretaria, senza forse considerarne appieno gli effetti: staranno zitti, lasciando nel silenzio dei corridoi del parlamento  i propri dissensi o penseranno, con il rischio di non avere più un seggio in parlamento di migrare altrove?


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Un pensiero su “Se i 5 stelle sembrano il vero direttore dei lavori del Campo largo, il PD cosa fa?

  1. Federico Bussi dice:

    Molto d’accordo sull’articolo. Questa dominanza grillina nel campo largo, non so se dovuta a inerzia del PD o a comunanza di idee (la qual cosa sarebbe spaventevole), rischia di far votare a dx molti elettori di sinistra moderata. Il loro motto è “se così, teniamoci Meloni”.

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