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La risoluzione IAGS sul presunto genocidio a Gaza è atto politico: ecco perché

Israele

La risoluzione IAGS sul presunto genocidio a Gaza è atto politico: ecco perché

Ho preso in mano il documento dell’International Association of Genocide Scholars (IAGS) approvato il 31 agosto 2025. Una risoluzione che dichiara: Israele a Gaza sta commettendo genocidio. L’ho letto riga per riga, e qui vi dico cosa c’è dentro e cosa non torna. La premessa è

Luigi Giliberti02/09/2025Aggiornato 01/09/20254 min lettura662 parole
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Ho preso in mano il documento dell’International Association of Genocide Scholars (IAGS) approvato il 31 agosto 2025. Una risoluzione che dichiara: Israele a Gaza sta commettendo genocidio. L’ho letto riga per riga, e qui vi dico cosa c’è dentro e cosa non torna.

La premessa è chiara: l’attacco del 7 ottobre 2023 di Hamas viene menzionato, definito “crimine internazionale”. Subito dopo, però, il fuoco è tutto su Israele: accuse di crimini contro l’umanità, crimini di guerra e genocidio. Un crescendo che trasforma la risoluzione da testo accademico in manifesto politico.

I numeri citati sono devastanti: più di 59mila morti, oltre 143mila feriti, 90 per cento delle abitazioni demolite, intere famiglie spazzate via. Una narrativa cupa che poggia su dati di Hamas, stime ONU e ONG, ma con una formula che mi ha fatto sobbalzare: “demolito oltre il 90 per cento delle abitazioni”. Chiunque conosca il linguaggio ONU sa che si parla di “danneggiato o distrutto”, non di “demolito”. Una differenza che non è semantica: è sostanziale. Qui si spinge oltre.

Il cuore del documento sta nella parola più pesante: genocidio. L’IAGS non si limita a riprendere quanto già stabilito dalla Corte internazionale di giustizia, che aveva parlato di plausibilità del genocidio e imposto misure cautelari. No, qui si passa direttamente alla sentenza: genocidio in corso. È un salto enorme. Per un tribunale, il discrimine è chiaro: atti tipici più intenzione di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo. Ma l’intento va dimostrato con prove documentali, non con iperboli di guerra o frasi strappate ai comizi.

Ed è proprio qui che la risoluzione scopre il fianco. Vengono riportate dichiarazioni di ministri e generali israeliani: “human animals”, “flatten Gaza”, “hell”. Frasi reali, sì, ma prese come prova diretta di un progetto genocidario. Israele ribatte: retorica di guerra, obiettivo Hamas, necessità militare. Un giudice non si accontenta di slogan: chiede catena di comando, ordini scritti, strategie deliberate. Qui invece si salta dal linguaggio incendiario al dolo genocidario.

Il documento cita anche Navi Pillay che parla di “pulizia etnica”, i mandati d’arresto della Corte penale internazionale contro Netanyahu e Gallant (per crimini di guerra e contro l’umanità, non genocidio), le grandi ONG che hanno parlato di “atti di genocidio”. Tutto vero, ma mescolato senza distinguere piani e categorie: rapporti di ONG, dichiarazioni di Rapporteurs indipendenti, decisioni preliminari della CIJ. Tutto amalgamato in un calderone che suona più da atto d’accusa che da risoluzione scientifica.

E allora la domanda è inevitabile: perché qui sì e altrove no? Perché Gaza è definita genocidio e non lo sono Siria, Sudan, o la persecuzione degli uiguri in Cina? Il criterio non è scientifico, è politico. La selettività grida più forte delle parole scritte.

Non sto negando la tragedia di Gaza. Ma come cittadino devo dirlo chiaro: questa risoluzione è un testo militante. Mette il timbro accademico su una verità che i tribunali non hanno ancora accertato. Dichiara genocidio dove la giustizia internazionale si è fermata a plausibilità. E soprattutto, ignora altre catastrofi di massa che non entrano nell’agenda del giorno.

Io l’ho letto, e la mia conclusione è netta: il documento IAGS non è un’analisi scientifica, è un atto politico. Con una conseguenza grave: se l’accademia si piega alla militanza, perde la credibilità che la rendeva un faro. Qui non c’è solo il futuro di Gaza in gioco, c’è la reputazione stessa di chi pretende di difendere la verità.


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Un pensiero su “La risoluzione IAGS sul presunto genocidio a Gaza è atto politico: ecco perché

  1. scrumptiouskitty6658890868 dice:

    Un lapsus che vorrei correggere: “dalla Corte internazionale di giustizia, che aveva parlato di plausibilità del genocidio”. No. La plausibilita` era che il Sudafrica avesse un fondamento per far fare il processo. La presidentessa del tribunale ha poi spiegato che la Corte NON ha parlato di “plausibilità del genocidio”. Comunque, l’articolo e` importante. Grazie.

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