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Antisemitismo e propaganda russa, un problema antico in forme moderne

Antisemitismo

Antisemitismo e propaganda russa, un problema antico in forme moderne

Dallo zarismo alla Russia di Putin, l’antisemitismo è stato spesso utilizzato come strumento di propaganda e di guerra informativa. Un recente report dell’Istituto Gino Germani ricostruisce come questa narrativa sia stata impiegata per alimentare complottismo, indebolire l’Occidente e orientare l’opinione pubblica, fino alle sue declinazioni contemporanee

Nathan Greppi11/03/2026Aggiornato 10/03/20264 min lettura862 parole
Anteprima

Dallo zarismo alla Russia di Putin, l’antisemitismo è stato spesso utilizzato come strumento di propaganda e di guerra informativa. Un recente report dell’Istituto Gino Germani ricostruisce come questa narrativa sia stata impiegata per alimentare complottismo, indebolire l’Occidente e orientare l’opinione pubblica, fino alle sue declinazioni contemporanee nei media e nel dibattito italiano.



La Russia ha una lunga storia di disinformazione e propaganda alle spalle, le cui origini risalgono già all’epoca zarista. Tuttavia, grazie ai mass media e a internet oggi le sue narrazioni raggiungono un pubblico molto più vasto rispetto al passato.

In questa strategia, un ruolo chiave è sempre stato svolto dall’antisemitismo, cavalcato prima dagli zar, poi dall’Unione Sovietica e infine dal governo di Vladimir Putin. Non perché ci credano, ma perché serve sia per indebolire l’Occidente sia per creare un nemico verso il quale indirizzare il risentimento delle masse in Russia.

Per comprendere un argomento tanto complesso, ci viene in aiuto un recente report scritto dal ricercatore Massimiliano Di Pasquale per conto dell’Istituto Gino Germani di Scienze Sociali e Studi Strategici, intitolato Antisemitismo e misure attive russe dagli zar a Putin.

Radici profonde

Prima ancora che venissero pubblicati i “Protocolli dei Savi di Sion” nel 1903, diffondendo a macchia d’olio l’idea secondo la quale gli ebrei tramino nell’ombra per governare il mondo, il complottismo russo che immagina cospirazioni ebraiche per spiegare la realtà affonda le sue radici nell’istituzione del “kahal”, come veniva chiamato il sistema di autogoverno delle comunità ebraiche in Polonia.

Quando, nella seconda metà del ’700, la Russia ottenne una parte dei territori che in precedenza componevano la Confederazione polacco-lituana, ciò portò a un considerevole aumento della popolazione ebraica entro i confini russi; questa dovette subire pesanti discriminazioni sul piano giuridico e, tra la fine dell’800 e l’inizio del ’900, i feroci pogrom perpetrati nelle campagne.


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L’antisemitismo sovietico

Successivamente, l’autore spiega come anche in Unione Sovietica si manifestarono politiche antiebraiche assai feroci; in parte si inserivano in una più ampia repressione di tutte le espressioni di fede religiosa, ma in parte si basavano sulla propaganda che dipingeva ebrei e sionisti come nemici della rivoluzione bolscevica.

Uno degli episodi maggiormente degni di nota fu il cosiddetto “complotto dei medici”, quando tra il 1952 e il 1953 Stalin accusò falsamente alcuni medici ebrei di aver complottato per uccidere alti dirigenti sovietici.

Non mancano i riferimenti alla guerra in Ucraina, paese del quale Di Pasquale è un esperto da molto prima del 2022 (la prima edizione del suo libro-reportage Ucraina terra di confine risale al 2012), nella quale è emersa una narrazione contraddittoria: dopo aver detto di voler “denazificare” l’Ucraina, il regime di Putin ha spesso fatto ricorso a una narrazione complottista e piena di pregiudizi antiebraici.

Come quando, nel 2022, il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha sostenuto nel programma “Zona Bianca” su Rete 4 che, come Zelensky, anche Hitler avrebbe avuto origini ebraiche.

Propaganda russa in Italia

Passando proprio alla contemporaneità e alla situazione in Italia, il report analizza anche diversi giornalisti, influencer e personaggi pubblici che hanno mescolato nella loro carriera propaganda filorussa e argomenti che prestano il fianco all’antisemitismo, sia prima sia dopo il 7 ottobre 2023.

Si passa dall’ex giornalista di Avvenire Maurizio Blondet, da decenni attivo diffusore di teorie del complotto contro gli ebrei, Israele e gli Stati Uniti, all’attore Moni Ovadia, che ha sposato le tesi che dipingono l’Ucraina come un paese nazista e Zelensky come un ebreo antisemita.

Inoltre, non manca un’analisi del modo in cui i media vicini al Cremlino abbiano preso le difese di Hamas, nonostante tra le vittime del 7 ottobre ci siano stati anche cittadini russi.

Il testo di Di Pasquale è una guida utile per comprendere quanto certe narrazioni propagandistiche e faziose siano pervasive nella nostra società, manifestandosi talvolta dove meno ce lo aspettiamo.

In un’epoca in cui internet, i social e l’intelligenza artificiale erodono sempre di più il confine tra il vero e il falso, questo lavoro rappresenta una bussola per orientarsi in un mondo sempre più confuso.


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