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Al cuore dei nemici dell’Ucraina non si comanda

Conflitto russo-ucraino

Al cuore dei nemici dell’Ucraina non si comanda

di Michele Magno Con buona approssimazione, gli intellettuali nemici dell'Ucraina si possono suddividere in due categorie: i nostalgici della destra reazionaria e gli ex servitori del popolo, maoisti o stalinisti. Entrambi non amano i valori della democrazia liberale, e al cuore non si comanda. Non deve

InOltre21/03/2024Aggiornato 04/04/20242 min lettura288 parole

di Michele Magno

Con buona approssimazione, gli intellettuali nemici dell’Ucraina si possono suddividere in due categorie: i nostalgici della destra reazionaria e gli ex servitori del popolo, maoisti o stalinisti. Entrambi non amano i valori della democrazia liberale, e al cuore non si comanda. Non deve quindi stupire la loro antipatia per un paese che vuole appartenere all’occidente. Né deve stupire che attribuiscano l’origine lontana dell’invasione agli “amerikani” o ai “gringos”, come vengono chiamati a seconda delle latitudini.

Con ciò intendo dire che è difficile, se non inutile, discutere con chi nega l’evidenza dei fatti. E la nega a prescindere, come direbbe Totò, perché per la sua mentalità complottista l’occidente è il regno della menzogna, è l’arte di truccare la comunicazione, è la fabbrica di una verità di facciata. Una posizione da cui nasce quel paradosso logico secondo il quale non dare le armi a Zelensky per difendersi da un’aggressione spianerebbe la strada al negoziato, e non alla vittoria di Putin.

Ovviamente, in questo delirante ragionamento c’è posto anche per i semplici propagandisti di Mosca, prezzolati o meno poco importa. Tuttavia, essi forse sono meno insidiosi di quelli che “l’Europa e gli Stati Uniti non vogliono la pace”. Una tesi -bisogna ammetterlo- ormai popolare nell’opinione pubblica italiana e non solo, grazie anche alle quotidiane lezioni di realpolitik impartite sulla carta stampata e sul piccolo schermo da sedicenti intellettuali progressisti (su quelle impartite da papa Francesco per una volta taccio)

Ma l’intellettuale, si sa, è sempre stata una bestia strana. Secondo Luciano Bianciardi, insofferente a ogni establishment culturale, il suo mestiere era indefinibile. Per l’autore della “Vita agra” il vero intellettuale, in fondo, doveva essere schiavo di tutti e servo di nessuno, ma certo non un acrobata del circo equestre nazionale.

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