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Il suicidio del buonsenso. Alla Fondazione La Malfa il problema è Netanyahu e non l’Iran

Israele

Il suicidio del buonsenso. Alla Fondazione La Malfa il problema è Netanyahu e non l’Iran

“In molti ormai mi trattano come una rinnegata”, si è sfogata Anna Foa al termine del dibattito, rassicurata dalla vicinanza che gli ha dimostrato il pubblico accorso numeroso alla Fondazione La Malfa. Un pubblico che ha sposato in pieno le tesi anti Netanyahu della Foa, ebrea

Claudio Pavoni30/10/2024Aggiornato 30/10/20244 min lettura845 parole

“In molti ormai mi trattano come una rinnegata”, si è sfogata Anna Foa al termine del dibattito, rassicurata dalla vicinanza che gli ha dimostrato il pubblico accorso numeroso alla Fondazione La Malfa. Un pubblico che ha sposato in pieno le tesi anti Netanyahu della Foa, ebrea e autrice del libro al centro dell’incontro il cui titolo “Suicidio Israele” è già una emessa condanna.

“Che cosa risponde a chi le pone la domanda: ma è possibile fare diversamente da quanto sta facendo Netanyahu, avendo di fronte l’Iran il cui unico obiettivo è la distruzione e la cancellazione di Israele?” ha chiesto chi scrive ad Anna Foa.

“E’ vero l’Iran dice di volere annientare completamente Israele”, è stata la sua risposta e non ha detto altro, salvo fare un gesto che forse voleva sottintendere “ma non lo fa e non lo farà mai”.

“Con l’Iran bisogna trattare”, ha invece completato il pensiero inespresso di Foa, Giorgio La Malfa.

In queste poche battute  è possibile condensare la conclusione a cui è giunto l’incontro alla Fondazione Ugo La Malfa, su “Dove va Israele”, al quale hanno partecipato giornalisti, osservatori qualificati su quanto sta avvenendo in Medio Oriente, ex ambasciatori come  Laura Mirakian, l’editore Giuseppe Laterza, l’ex governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco e l’analista ed esperto di geopolitica Stefano Silvestri.

Il libro “Il Suicidio d’Israele” e le argomentazioni della sua autrice non hanno lasciato spazio a sfumature o dubbi: “Il percorso di Israele appare sempre più come un vero suicidio –scrive Anna Foa –l’ escalation del governo israeliano non si ferma e aggiunge ogni giorno nuovi morti, nuove violernze.Il risultato è che Israele è sempre più isolata. Il mondo intero condanna la distruzione di Gaza e l’uccisione di civili. I suoi più stretti alleati si distanziano dalla sua politica”.

Ha stupito che l’uditorio presente nella serata alla Fondazione La Malfa, in sintonia con Anna Foa e con il suo libro, abbia finito per relegare la strage del 7 ottobre a scenario di fondo, facendogli assumere il volto esecrabile di gesto terroristico, ma ignorando o trascurando la sua vera natura di tappa di una strategia,  anticipazione di un piano  ben più vasto che ha come obiettivo finale la dissoluzione di Israele.

La strage del 7 ottobre è certamente un tassello di questo progetto di annientamento, hanno ammesso sia Anna Foa e i suoi interlocutori, ma la politica di Netanyahu, a loro avviso, sia prima che dopo il 7 ottobre, invece di contrastarlo lo ha reso più efficace. 

Ecco da questo punto in poi la serata alla Fondazione La Malfa ha preso una piega oscillante tra visioni da mondo  dei sogni, alternato a incubi da distruzione planetaria.

“L’Iran va risolto e associato in un processo di pace. Credo che sia possibile mettersi d’accordo con l’Iran”, ha detto Giorgio La Malfa.

“Il nuovo presidente iraniano non è un estremista islamico”, ha detto l’ex ambasciatrice Laura Mirakian a sostegno dell’ottimismo di La Malfa.

Ma la stessa ambasciatrice poco prima aveva sostenuto che il problema dei palestinesi è solo un pretesto per le mire egemoniche dell’Iran e della Russia, che punta al Mediterraneo dai tempi degli zar.“

“Il vero protagonista di tutto questo è l’Iran”, ha affermato Laura Mirakian, che è stata ambasciatrice a Damasco per quattro anni.. 

Ma se tutto è nelle mani dell’Iran come se ne esce? “ “Cercando il dialogo con l’Iran, non certo con le sanzioni. Il ministro Tajani nei giorni scorsi infatti ha parlato due volte al telefono con il suo omologo iraniano”, la ricetta di Laura Mirakian.

Per Anna Foa il processo di pace ha invece bisogno di una premessa: che l’opposizione interna, sia in Israele che fuori, attraverso l’opinione pubblica ebraica, si mobiliti apertamente contro Netanyahu.

“Dobbiamo fermare Israele, Netanyahu e il suo governo, appoggiato da razzisti ed estremisti religiosi che puntano a ricostruire la Grande Israele biblica”, ha detto Anna Foa alla Fondazione La Malfa.

“Anche chi, come me, ha difeso da sempre il diritto all’esistenza di Israele, oggi si troverebbe in difficoltà ad affermare che dopo il 7 ottobre Israele ha fatto la cosa giusta”. ha spiegato Giorgio La Malfa      

Ci ha pensato l’ex governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, a riportare tutti con i piedi per terra: “Secondo quanto abbiamo edotto dai nostri contatti- ha concluso Visco- è pura illusioni immaginare che la soluzione alla crisi possa venire da un capovolgimento dei poteri in Israele o in Iran: la soluzione può venire solo dall’esterno. Quindi è indispensabile il dialogo. Ed è ’ indispensabile soprattutto il dialogo con la Cina. D’accordo che il nemico è l’Iran, ma non si esce da questo tunnel senza un dialogo pragmatico con la Cina”- .     

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