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Brogli elettorali, basi Nato, oligarchi Russi e l’entourage di Trump – Il groviglio rumeno

Bandiera rumena accanto a quella della NATO: simbolo del groviglio rumeno

Nato

Brogli elettorali, basi Nato, oligarchi Russi e l’entourage di Trump – Il groviglio rumeno

Cosa c’entrano due influencer, diventati milionari insegnando ai giovani maschi come sottomettere le donne, con l'ombra di Putin su un’infrastruttura militare strategica dell’Alleanza Atlantica? Probabilmente niente ma il groviglio rumeno è così intricato che in questo articolo non posso che ripercorre i vari passaggi che mi

Bandiera rumena accanto a quella della NATO: simbolo del groviglio rumeno
Alessandra Libutti23/03/2025Aggiornato 20/05/202512 min lettura2.431 parole

Cosa c’entrano due influencer, diventati milionari insegnando ai giovani maschi come sottomettere le donne, con l’ombra di Putin su un’infrastruttura militare strategica dell’Alleanza Atlantica?

Probabilmente niente ma il groviglio rumeno è così intricato che in questo articolo non posso che ripercorre i vari passaggi che mi hanno condotta dai fratelli Andrew e Tristan Tate, fino… alla base NATO di Mihail Kog?lniceanu, destinata a diventare la più grande d’Europa.

In realtà, quando ho cominciato, stavo solo cercando di ripercorrere le tappe del duo, a partire dal loro trasferimento in Romania, e dare un senso al loro strano legame con la Casa Bianca. Tutto mi aspettavo fuorché imbattermi in un appalto per la ristrutturazione di una base Nato dato ad una compagnia austriaca, di cui uno dei maggiori azionisti è un oligarca della strettissima cerchia di Putin.

Ma andiamo per gradi.

Quando il 27 febbraio i fratelli Tate lasciano improvvisamente la Romania, con il tacito benestare della Casa Bianca, non posso fare a meno di domandarmi se la loro estrazione rapida abbia qualcosa a che vedere con l’arresto di C?lin Georgescu il giorno precedente, e che dunque avessero avuto un ruolo nei brogli elettorali in Romania. Il sospetto si rafforza quando, qualche giorno dopo, su X, mi imbatto in un tweet di Roger Stone, ritratto accanto ai Tate, nel quale afferma che i fratelli sono in sua compagnia a Las Vegas e che è stato l’ex ambasciatore Richard Grenell ad assicurare la loro liberazione.

Andrew Tate, Roger Stone e Tristan Tate

Perché trovo la cosa sospetta? Perché lo sport preferito di Roger Stone, da 50 anni a questa parte, sono gli intrallazzi.

Richard Nixon e Roger Stone

Intrallazzi che attua talvolta in modo poco etico ma legale, altre volte facendosi prendere parecchio la mano. È lui ad essersi assicurato l’elezione di Ronald Reagan inventandosi la demolizione sistematica degli avversari attraverso la diffusione di notizie false (per sua stessa ammissione), e ancora lui in Florida, nel 2000, dietro il Brooks Brothers Riot che assalta il seggio, costringendo a sospendere il conteggio nel momento in cui George W. Bush aveva 500 voti di vantaggio. Roger è l’uomo che ha creato e lanciato il Donald Trump politico. L’uomo che si auto definisce un “agent provocateur“; quello dietro al Russiagate nel 2016, l’ideatore della campagna “Stop the Steal” nel 2020 e l’aizzatore dell’assalto a Capitol Hill. Insomma, quello che diceva senza mezzi termini: “Dimentichiamo i voti, passiamo subito alla violenza”.

Roger Stone e gli Oath Keepers
6 gennaio 2021

Insomma, con un tipo così, dietro alle elezioni più torbide del XX e XXI secolo, trovarsi in un intreccio che mette insieme lui, brogli elettorali in Romania, e due influencer legati a doppio filo alla criminalità rumena, fa scattare l’urgenza di scavare più a fondo. Non è solo una strana coincidenza. Con Stone non esistono coincidenze: lui certi tipo li aggancia per uno scopo. Lo ha dimostrato in Florida nel 2000 con i Brooks Brothers e il 6 gennaio 2021, con gli Oath Keepers e i Proud Boys. Quando Stone entra in gioco, l’ombra della destabilizzazione non è mai lontana. E se questo schema si ripete, questa volta a Est, tra Romania, crimine organizzato e interessi incrociati tra Washington e il Cremlino, non sorprende più di tanto.

Roger Stone

Non è neanche la prima volta, infatti. Stone nell’Est europeo si muove da anni: ha avuto un ruolo nelle dinamiche ucraine ed è stato al soldo di oligarchi russi ben prima dello scoppio del conflitto in Donbas. Le sue relazioni con figure come Paul Manafort e la cerchia di Yanukovich sono parte di una rete già collaudata.

Roger Stone e Paul Manafort si conoscevano dai primi anni ‘80. Da allora, fino a ridosso degli anni 2000 avevano condiviso uno studio legale, il Black, Manafort, Stone & Kelly. Insieme, avevano lavorato alle campagne di Gerald Ford, Ronald Reagan, George H. W. Bush e Bob Dole

Paul Manafort e Roger Stone

E allora, cominciamo proprio dall’Ucraina, dove sappiamo che lobbisti mercenari americani come Stone e Manafort, che operavano tirando acqua al mulino del GOP, intrecciavano rapporti con lobbisti russi che tiravano acqua al mulino del Cremlino e ci imbattiamo nel nome dell’oligarca, magnate dell’acciaio, Oleg Deripaska.

Nel 2003, Deripaska, aveva ottenuto attività di lobbying a suo favore negli Stati Uniti da parte dell’ex candidato presidenziale Bob Dole per questioni legate alle “politiche e procedure sui visti del Dipartimento di Stato”. È Dole a introdurre Manafort e Stone a Deripaska. 

Di lì a breve Deripaska ingaggiò Manafort per riportare Viktor Yanukovich al potere in Ucraina e gli affidò anche una campagna di influenza da 10 milioni di dollari per promuovere gli interessi di Putin negli Stati Uniti. Anni dopo, il Mueller Report sul Russiagate rivelò che Manafort, durante la campagna presidenziale di Trump del 2016, condivise dati riservati dei sondaggi interni con Konstantin Kilimnik, un ufficiale dell’intelligence russa legato a Deripaska.

Alex Navalny sulle connessioni tra Paul Manafort, Oleg Deripaska e l’elezione di Trump nel 2016

Mentre i legami di Deripaska erano principalmente con Manafort, le attività di Stone facevano parte di un ecosistema più ampio di personaggi della campagna di Trump che interagivano con attori allineati con la Russia. L’attenzione di Stone era rivolta principalmente allo sfruttamento di materiali hackerati, a lui passati da Guccifer 2.0, un hacker che aveva rivendicato la responsabilità per il furto di email dal Comitato Nazionale Democratico (DNC), tra cui quelle di Hillary Clinton. Le ricerche confermarono che gli indirizzi IP utilizzati da Guccifer 2.0 erano associati al GRU, i servizi segreti russi.

Ricostruendo la timeline dei fratelli Tate, scopro che il loro primo contatto con Donald Jr era avvenuto nello stesso periodo, ovvero nel 2016. Subito dopo, all’inizio del 2017, i Tate si trasferirono in Romania.

Secondo le loro dichiarazioni, la Romania offriva un ambiente normativo e giudiziario più permissivo, con una minore rigidità delle autorità nei confronti di reati legati a traffico di persone, sfruttamento sessuale o riciclaggio rispetto al Regno Unito e gli Stati Uniti. Inoltre, la Romania rappresentava un mercato in crescita per il tipo di attività che i Tate stavano strutturando: dalle truffe online, ai network di cam girl, fino al business dei corsi su mascolinità tossica e “dominio maschile”. La manodopera a basso costo e una rete criminale locale pronta a offrire protezione e servizi collaterali rendevano la Romania una base logistica e operativa ideale.

Non c’è modo di stabilire se la loro scelta fu spontanea oppure scaturì da qualche conversazione con Donald Jr, comunque, certo è che, subito dopo il loro trasferimento, nel maggio del 2017, Donald Jr si recò in Romania, per dedicarsi (a suo dire) alla caccia di cervi. Un mese dopo, nel giugno del 2017, è Roger Stone ad andare in Romania, per attività di lobbying politico con il Partito Socialdemocratico (PSD).

Perché così tante personalità dell’entourage di Trump vanno in Romania in quel momento? I Tate incontrano Donald Jr e Roger Stone? Non lo sappiamo, ma di sicuro era un luogo politicamente “caldo”. A febbraio di quell’anno si erano svolte le manifestazioni più imponenti dai tempi della caduta del comunismo, a seguito di un decreto di emergenza (OUG 13) approvato dal governo PSD-ALDE recentemente eletto, una coalizione tra il Partito Socialdemocratico e l’Alleanza dei Liberali e dei Democratici. Tra le altre cose, questo mirava a indebolire la legislazione anticorruzione e offriva una potenziale amnistia per coloro che erano stati condannati per corruzione. A causa delle proteste, il governo aveva ritirato il decreto.

Due mesi dopo la visita di Roger Stone a giugno, nell’agosto del 2017, i fratelli Tate vengono invitati da Donald Trump Jr. alla Trump Tower. In quel momento, i Tate non erano solo imprenditori digitali in cerca di visibilità, ma parte di una rete che intrecciava politica, affari e comunicazione tossica, sempre più allineata alle strategie di chi, in quegli anni, cercava di spostare equilibri geopolitici e mediatici su scala globale. L’invito a New York suggella così una relazione che va oltre la narrazione dei “guru” della mascolinità e apre a dinamiche più complesse.

Andrew Tate e Donald Jr alla Trump Tower Agosto 2017

Passano solo pochi mesi infatti, e i fratelli Tate vengono introdotti a Miles Sonkin. È a quel punto che prende vita la “War Room“, la rete al centro di accuse per sfruttamento e manipolazione di donne avviate al sex work. Sonkin, noto anche con vari alias come “Iggy Semmelweiss” e “Shi Yan Hui”, è considerato la mente strategica del gruppo, agendo da mentore e ideologo, impartendo ai membri metodi di controllo psicologico e strategie manipolative.

Secondo materiali trapelati, Sonkin insegnava ai membri del gruppo tecniche mirate a isolare progressivamente le donne dalle loro reti di sostegno, per poi forzarle nel giro del sex work attraverso coercizione e ricatti emotivi. I messaggi a lui attribuiti descrivono un modus operandi fatto di manipolazione mentale, punizioni per “trasgressioni” e isolamento crescente.

Tra il 2019 e il 2022, la War Room si trasforma in una centrale di infowar: una macchina di propaganda digitale che opera su più fronti. Da un lato la rete interna, dall’altro la collaborazione con figure di riferimento dell’universo trumpiano come Alex Jones e l’utilizzo di piattaforme come Rumble, il canale privilegiato dell’estrema destra americana, che ospita anche Truth Social, il social network di Donald Trump.

Ma è nel 2024 che il salto di qualità diventa evidente: Andrew Tate insieme ad Elon Musk opera campagne mediatiche di destabilizzazione contro il Regno Unito, prima alimentando i disordini e le rivolte dell’estate, poi amplificando la disinformazione sulle grooming gangs

Naturalmente, malgrado i legami tra i Tate, Roger Stone, la famiglia Trump, la mafia rumena e figure vicine al Cremlino – impossibile stabilire se i Tate abbiano avuto un ruolo durante le elezioni rumene, quindi lasciamo la questione da parte. Né sappiamo perché i fratelli Tate siano stati estratti dalla Romania il giorno successivo all’arresto di Georgescu e poi accompagnati da Roger Stone in una tournée mediatica per partecipare ai principali podcast dell’estrema destra americana, salvo poi tornare in Romania in tempo per l’udienza in tribunale fissata per il 24 marzo.

Ma a ben vedere, le risposte che ci mancano diventano secondarie rispetto alla domanda più ampia: perché così tanti interessi internazionali, politici e criminali, si sono concentrati proprio sulla Romania? 

Certo, in quanto Paese UE e NATO, alla Russia farebbe gola avere al governo un’estrema destra simpatetica. Ma perché due figure così controverse sono tanto care alla Casa Bianca? Perché i Tate, insieme ai Trump padre e figlio, Elon Musk e Roger Stone sono tra i primi a gridare all’oltraggio quando le elezioni in Romania vengono annullate?

Poi mi cade l’occhio su di un nome: Oleg Deripaska. Lo stesso che aveva assunto Paul Manafort per riportare al potere Yanukovich, lo stesso implicato nel Russigate, che ha contribuito a portare Trump alla Casa Bianca nel 2016, lo stesso che in questi giorni ha lo yacht ancorato in Georgia proprio mentre Ivanishvili smonta pezzo per pezzo la democrazia georgiana. Sempre lui.

Scopro infatti che nel 2022, il Ministero della Difesa rumeno ha assegnato un contratto da 288 milioni di euro per l’ampliamento della base NATO di Mihail Kog?lniceanu a un consorzio che include Strabag SRL, sussidiaria della Strabag AG austriaca. (Il progetto complessivo prevede investimenti totali di circa EUR 2,5 miliardi, finanziati dal bilancio statale, distribuiti su un periodo di 20 anni). E qui viene il bello. Oleg Deripaska, sottoposto a sanzioni da parte di UE e USA dal 2018, detiene il 24,1% di Strabag AG attraverso Rasperia Trading Limited.

Alcune settimane fa, il Partito Unione per la Salvaguardia della Romania (USR) ha chiesto l’apertura di un’inchiesta parlamentare, sollevando dubbi su rischi per la sicurezza nazionale e presunte tangenti all’interno dell’apparato militare.

Il contratto era stato firmato nell’aprile del 2022, due mesi dopo l’invasione russa dell’Ucraina, ignorando gli allarmi lanciati da funzionari statunitensi e dell’Unione Europea. Di recente, il governo rumeno ha confermato l’autorizzazione al progetto, ignorando un avvertimento diretto al primo ministro Marcel Ciolacu durante la sua visita negli Stati Uniti nel 2024. Nei registri rumeni, la partecipazione di Deripaska risultava oscurata. Poco dopo la firma del contratto, il suo nome era infatti scomparso. Eppure, la sua compagnia, Rasperia, continuava a detenere il 24,1% delle azioni di Strabag.

A marzo 2024, Deripaska ha trasferito la quota di Rasperia a Iliadis JSC, una società russa, anch’essa sotto sanzioni, controllata da Dmitry Beloglazov.  Raschiando la superficie è cambiato poco: siamo solo davanti ad un gioco di scatole cinesi.

E ora eccoci alle elezioni rumene del 24 novembre 2024, annullate il 6 dicembre dalla Corte Costituzionale a seguito di accuse di interferenza russa.

Pochi giorni dopo, Strabag AG annuncia che la quota di Rasperia Trading Limited di Oleg Deripaska sta per essere trasferita da Iliadis JSC alla società Valtoura Holdings Limited con sede a Kaliningrad (documento datato 19 dicembre).

Ancora una volta siamo davanti ad un passaggio mirato ad occultare il nome di Deripaska, il quale, nel frattempo a fatto causa per due miliardi di dollari alla Raiffeisen Bank International (RBI), una delle principali banche austriache, che ha circa 6 miliardi di dollari bloccati in Russia. Alcuni mesi fa RBI aveva cercato di sbloccare parte dei fondi acquistando una quota da 1,6 miliardi di dollari in Strabag (la quota di Deripaska). Ma gli Stati Uniti sono intervenuti bloccando la transazione. L’acquisto sarebbe stato un escamotage per liberare capitali congelati e ridare liquidità a un soggetto collegato direttamente al Cremlino, eludendo le sanzioni.

Deripaska, attraverso Valtoura e Rasperia, continua così a detenere circa un quarto della compagnia che ha un contratto per la ristrutturazione di una base NATO. 

E certo, ora viene da chiedersi se i Tate siano rientrati in Romania per solerzia nel presentarsi ad un processo in cui sono imputati, oppure per essere lì alla prossima tornata elettorale.

https://bne.eu/romanian-opposition-demands-probe-into-russia-linked-contractor-for-nato-base-368865

https://understandingwar.org/backgrounder/likely-kremlin-backed-election-interference-against-romania-threatens-bucharests

https://www.thenewfederalist.eu/romania-s-postponed-presidential-elections-a-national-security-risk-and

https://media.defense.gov/2025/Mar/10/2003663371/-1/-1/1/OAR_Q1_DEC2024_FINAL_508.PDF

https://www.jstor.org/stable/10.3998/mpub.10202357.10

https://ecfr.eu/article/romanias-election-crisis-a-stark-warning-for-nato-nations-on-russian-meddling

https://www.marketscreener.com/quote/stock/STRABAG-SE-6499406/news/Raiffeisen-Russia-court-case-to-continue-on-Jan-20-48653413



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