\n\n\n\n\n\n

Che parlino di dazi o di Ucraina, i pacifisti sono sempre dalla parte del lupo

Giuseppe Conte tra la folla durante una manifestazione pubblica in Italia, con cartelli e slogan politici sullo sfondo

Conflitto russo-ucraino

Che parlino di dazi o di Ucraina, i pacifisti sono sempre dalla parte del lupo

C’è un’impressionante somiglianza morale tra la retorica pacifista sulla guerra russa all’Ucraina e sulla guerra commerciale americana all’ordine economico globale.  Le parole di Giorgetti a Cernobbio sabato sulla necessaria “de-escalation con gli Usa” e sulla neutralizzazione dell’effetto panico, come se quella di Trump fosse una reazione

Giuseppe Conte tra la folla durante una manifestazione pubblica in Italia, con cartelli e slogan politici sullo sfondo
Carmelo Palma07/04/2025Aggiornato 15/05/20254 min lettura838 parole

C’è un’impressionante somiglianza morale tra la retorica pacifista sulla guerra russa all’Ucraina e sulla guerra commerciale americana all’ordine economico globale. 

Le parole di Giorgetti a Cernobbio sabato sulla necessaria “de-escalation con gli Usa” e sulla neutralizzazione dell’effetto panico, come se quella di Trump fosse una reazione a una provocazione subita e i miliardi bruciati in pochi giorni dai risparmiatori di tutto il mondo un problema puramente percepito, sono perfettamente sovrapponibili a quelle di Conte nella manifestazione di Roma sull’obbligato disarmo dell’Ucraina e dell’Europa come prova d’amore e di pace verso la Russia, quasi che questa, da più di tre anni, stesse patendo e non infliggendo agli ucraini una guerra criminale e terrorista.

Le due categorie di pacifisti, spesso coincidenti, non dicono affatto quella cosa scontata, su cui si potrebbe tutti convenire, cioè che di fronte a un’aggressione non è sempre prudente un riflesso pavloviano di contrattacco a testa bassa e che tutte le forme di reazione non vanno valutate in termini di principio, ma ponderate guardando alle conseguenze. Ponderazione che sui dazi potrebbe anche consigliare di scegliere una strada diversa dalla mera ritorsione tariffaria, quale ad esempio quella della regolazione e tassazione dei giganti digitali americani sui mercati europei.

Però i pacifisti non dicono questo, non dicono di ragionare, ma di riconoscere che la guerra di Putin e quella di Trump “non vengono dal nulla” – come disse il segretario dell’Onu Guteress della guerra antisemita di Hamas, che ha portato al pogrom del 7 ottobre – edevono essere in quota parte addebitate alle loro vittime, che sono colpevoli proprio per avere sfidato il prestigio di una potenza soverchiante, cui, per questo solo fatto, va riconosciuto un diritto al sopruso, pena il disordine del mondo. 

Poco importa che le sfide così censurate fossero tutt’altro che aggressive e coincidessero con la rivendicazione di libertà di un popolo che la dominazione russa ha rinchiuso in una trappola genocidaria, o con la semplice competizione economica globale dei Paesi esportatori secondo le regole dagli Usa sempre accettate e difese, a garanzia dei propri stessi interessi. 

Importa solo, ai nostri cari pacifisti, che – ricordate l’apologo di Fedro – un inferior agnus abbia suscitato l’ira di un superior lupus proprio per la sua pretesa di reclamare le ragioni della legalità internazionale contro le superiori ragioni della forza eslege, come fonte di diritto più “naturale” e garante di un ordine più “realistico”. Il pacifismo che nell’ultimo secolo è sempre stato la mosca cocchiera di un Leviatano globale si conferma per quello che è e non può che essere: l’apparato di servizio di un potere totalitario, la disciplinata intendenza del più forte.

Ovviamente, il ribaltamento dell’ordine delle responsabilità e la relativizzazione della violenza dell’aggressore servono anche a occultarne i disegni e a relativizzarne la mostruosità. Nel caso della guerra all’Ucraina questa relativizzazione è eclatante ed è possibile non vederla solo con un esercizio ignobile di malafede o autocensura. 

Apparentemente meno evidente è la mostruosità della guerra dichiarata da Trump, che però non è una guerra solo commerciale, per lucrare qualche vantaggio nel sistema degli scambi internazionali, ma è una guerra tout court al sistema delle relazioni multilaterali, che hanno tenuto per ottant’anni la comunità dei paesi democratici al riparo dagli attacchi e dalle seduzioni di potenze totalitarie e hanno consentito uno sviluppo economico globale, con alti tassi di diffusione di benessere e riduzione della miseria, senza uguali nella storia dell’umanità. 

Trump ha dichiarato guerra a tutto questo, nella speranza di trionfare sulle macerie di un Occidente disarmato e diviso, in un disegno di depredazione, che le trattative sulla spartizione delle risorse ucraine con Putin semplicemente anticipano e che la cerchia degli oligarchi Maga fomenta, vedendovi incredibili possibilità di guadagno. 

È del tutto irrilevante, ai fini del giudizio, prevedere se questo disegno possa riuscire o sia in ogni caso destinato a fallire, perché mina le fondamenta stesse della stabilità americana. È rilevante ammettere e accettare che il disegno di Trump, peraltro ampiamente dichiarato e motivato, è esattamente questo e non quello, ridimensionato nei fini e negli effetti, che i “relativizzatori” vogliono accreditare.

Le menzogne di Trump sugli Usa depredati dai saldi commerciali positivi di alleati irriconoscenti non hanno alcuna sostanza economica, ma ne hanno una morale e politica chiarissima ed è esattamente quella della favola di Fedro “scritta per quegli uomini che opprimono gli innocenti con falsi pretesti”.



Se ti è piaciuto o se non ti è piaciuto questo articolo, scrivilo nei commenti.


InOltre è completamente gratuito ed è il frutto della competenza e della passione di molte persone che lavorano senza fini di lucro. Se desideri contribuire con un piccolo supporto, puoi farlo effettuando un bonifico come di seguito specificato oppure cliccando sui pulsanti che vedi, scegliendo l’opzione che più preferisci. Le donazioni verranno utilizzate per i costi di mantenimento del sito e per altre attività editoriali.

Grazie per il vostro supporto!

Bonifico bancario intestato a Inoltre Ente del Terzo Settore con Causale: donazione/erogazione liberale a favore di Inoltre ETS.

Codice Iban: IT55A0306909606100000404908

Tag editoriali

Supporto editoriale

Sostieni questo progetto editoriale

Se ti è piaciuto o se non ti è piaciuto questo articolo, scrivilo nei commenti.

InOltre è completamente gratuito ed è il frutto della competenza e della passione di molte persone che lavorano senza fini di lucro. Se desideri contribuire con un piccolo supporto, puoi farlo effettuando un bonifico oppure scegliendo una delle opzioni di donazione disponibili. Le donazioni verranno utilizzate per i costi di mantenimento del sito e per altre attività editoriali.

Grazie per il vostro supporto!

Bonifico bancario intestato a Inoltre Ente del Terzo Settore con causale: donazione/erogazione liberale a favore di Inoltre ETS.

Codice IBAN: IT55A0306909606100000404908

PayPalOffrici un caffèDona con Satispay

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *