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Cominciò con un “vaffa”. Cronache della débâcle russa in Mar Nero

Conflitto russo-ucraino

Cominciò con un “vaffa”. Cronache della débâcle russa in Mar Nero

1.SCENARIO GENERALE Ci sono stati tempi ad inizio invasione in cui la Flotta del Mar Nero, cenerentola della marina russa ma pur sempre complesso di un certo rilievo per il teatro in cui era chiamata ad operare, sembrava poter avere vita facile contro la piccola marina

JozeJechich_JJ02/08/2024Aggiornato 02/08/20246 min lettura1.194 parole

1.
SCENARIO GENERALE


Ci sono stati tempi ad inizio invasione in cui la Flotta del Mar Nero, cenerentola della marina russa ma pur sempre complesso di un certo rilievo per il teatro in cui era chiamata ad operare, sembrava poter avere vita facile contro la piccola marina ucraina, realtà meramente costiera formata da un pugno di navi ex-sovietiche, adatta tutt’al più a compiti di pattugliamento litoraneo: vale a dire una specie di  guardia costiera di basso tonnellaggio complessivo, equivalente a circa 40.000t di naviglio, ripartito 50/50 tra combattente ed ausiliario.

Nave ammiraglia della flotta ucraina, fino all’invasione è stata la fregata Hetman Sahaidachny, autoaffondata a Mykolaiv dall’equipaggio verso il 28 febbraio 2022 per evitare che cadesse in mano russa. Si trattava di una vecchia ex-sovietica classe Krivak III, varata nel 1990 come nave pattuglia del KGB, che da sola dislocava ben 3.100t, circa l’8% del totale, ma che per le sue caratteristiche ed armamento leggero non poteva avere alcuna chance contro le navi russe.

Ovvio che dinanzi a questa pochezza di forze la Flotta russa del Mar Nero pensasse di ritrovarsi ad una parata militare, ovvero ad una campagna priva di rischi in cui tutto aveva da guadagnare per dare lustro al proprio vessillo, per incrementare la propria fetta di bilancio federale e per arricchire la panoplia di decorazioni e prebende ai propri ammiragli.

In effetti non era cominciata malissimo.
Il 24 febbraio 2022 nelle prime ore dell’invasione i russi si presentavano in forze davanti la Snake Island, piccola isola al largo del delta del Danubio, ma strategica per la navigazione marittima nel Mar Nero occidentale ed in particolare per la rotta di Odesa.
In quell’occasione il comandante dell’incrociatore russo Moskva, che aveva intimato la resa al piccolo presidio della guardia costiera ucraina di stanza sull’isola, si era sentito rispondere con una frase divenuta oramai iconica e riportata su emissioni filateliche: “nave russa vai a farti fottere”.

Il folio di francobolli ucraini dedicati all’affondamento del Moskva


Il confronto era ovviamente impari e poche ore più tardi un gruppo di spetsnaz della marina russa, raggiungeva l’isola catturandone il presidio.
Pareva la porta aperta al facile successo.
Ed infatti pochi giorni dopo, il 27/2/22 i russi ottenevano la loro migliore (e di fatto finora unica) vittoria navale con l’occupazione a sorpresa via terra, della base navale ucraina di Berdyansk dove stazionavano diverse piccole moderne cannoniere da 54t classe Gurza-M, che finirono in mano russa: Akkerman, Kremenchuk, Lubny e Vysshorod.
Nel corso della stessa operazione i russi catturarono diverso altro naviglio, tra cui un vecchio rimorchiatore militare (P186 Korets) ed una nave idrografica (Dmitrij Chubar) ed affondarono la grossa nave comando/soccorso Donbas, una veterana (1969) ex-sovietica classe Amur da 5.500t.
Il 28/2, nel porto fluviale di Mykolaiv avveniva l’autoaffondamento dello Hetman Sahaidachny che sembrava mettere definitivamente fuori gioco i resti della Marina ucraina sparsi tra Odesa ed i piccoli approdi a sud-ovest verso il confine romeno, mentre il 3 marzo si perdeva con tutto l’equipaggio (16 uomini) la motovedetta Sloviansk, colpita da un missile antinave.

La fregata ucraina Hetman Sahaidachny. A confronto con le pariclasse russe, era praticamente disarmata

Pareva fosse arrivato anche il momento di Odesa, minacciata da est dalle truppe russe arrivate ad assediare Mykolaiv (26/2), da nord-est da una azzardata puntata nemica a Voznezensk (3/3), da ovest dal potenziale intervento della guarnigione della Transnistria e dal lato mare da quella che sembrava prefigurarsi come un’imminente azione di sbarco (15/3) da parte dei fucilieri di marina della Flotta del Mar Nero.

Secondo le analisi OSINT al largo di Odesa si erano radunati in quei giorni di metà marzo ben tre gruppi da combattimento navali russi, di cui uno da sbarco con tre grosse LST classe Ropucha da 4.000t e due più anziane Alligator da 4.500t.; i gruppi erano preceduti da dragamine, pronti ad aprire corridoi d’accesso nei campi minati stesi dagli ucraini.
Tutto quindi faceva presagire una operazione anfibia che però non avvenne. Le ragioni rimangono incerte, legate da un lato al massiccio dispiegamento di mine navali da parte ucraina ma anche al mancato sfondamento delle forze terrestri russe dal lato di Mykolaiv, con conseguente venir meno del fondamentale braccio della tenaglia che avrebbe dovuto circondare Odesa dal lato di terra.

Una ulteriore ipotesi, ma con tempi più dilatati e non del tutto sovrapponibili, vede invece il mancato sbarco ad Odesa collegato all’affondamento del Moskva (13/4) ed alla conseguente perdita del suo ombrello antiaereo, che avrebbe consentito una certa impunità operativa alla task-force anfibia impegnata nelle operazioni di sbarco.

Sia come sia, il momento era passato e non si sarebbe più ripresentato.
Anzi, a partire da aprile 2022 le operazioni navali in Mar Nero videro una Russia perdere slancio ed una Ucraina guadagnarne, una tartassata Flotta del Mar Nero arretrare via via il proprio baricentro ed una residuale Marina ucraina estenderlo grazie a nuovi vettori, ed infine una situazione strategica navale capovolgersi da offensiva a difensiva per la Russia e viceversa per l’Ucraina.

Ci sarà tempo, per gli strateghi ed i teorici del pensiero navale analizzare nei dettagli questo clamoroso capovolgimento, che attualmente vede una paradossale imposizione del sea denial, che è il più classico degli insegnamenti di Mahan, da parte di uno stato senza Marina ad un avversario munito di quattro flotte.
Qualcuno potrà chiamare in causa la Convenzione di Montreux, che ha impedito alla Russia di fare affluire naviglio di rinforzo dalle altre tre flotte: ma sarebbe comunque una spiegazione riduttiva e distorta, in quanto la superiorità iniziale della Flotta del Mar nero su quella ucraina era tale da consentirle l’acquisizione pressoché immediata della supremazia navale sull’intero Ponto Eusino.
Questo non è avvenuto e un domani gli analisti navali ne spiegheranno i motivi. Fatto sta che la débâcle di Mosca in Mar Nero si accoda (in)degnamente ai precedenti disastri navali russi, come quello di Tsushima (1905) e del Golfo di Finlandia (1941).


Pochi giorni fa, il 27 luglio, in occasione del consueto Navy Day, ovvero il giorno scelto dal Cremlino per celebrare le glorie della Grande Armada russa, Nikolai Patrushev, consiliori di Putin ha parlato della Russia come di “una grande potenza marittima”.

No, in tutta onestà non lo è, né lo è mai stata. Forse, una volta, si sarebbe potuto parlare di “grande potenza terrestre”: ma mai e poi mai la Russia è stata anche una potenza navale, né come mentalità né come capacità. Non lo fu neanche ai tempi dell’ammiraglio Gorshkov, che spese tutta la propria carriera nel rincorrere la US Navy, avvicinandosi di molto ma rimanendo pur sempre a qualche incollatura di distanza.

Non lo era allora, nonostante gli sforzi. Men che meno oggi, nonostante i proclami. Ed il fatto che non lo sia aiuta a spiegare la disastrosa performance della marina russa in questi due anni e mezzo di guerra.

Questo, in estrema sintesi, il quadro generale introduttivo alla seconda parte, nella quale andremo a ricapitolare i principali eventi navali della guerra russo-ucraina, dal 2022 ad oggi, con particolare attenzione alle perdite subite dalla Voenno-morskoj Flot.

L’Ammiraglio Sergej Georgevich Gorshkov, per 30 anni capo indiscusso della marina sovietica. Per quasi un ventennio rincorse la US Navy in una sfiancante disfida al gigantismo navale che contribuì a mettere l’URSS in ginocchio

Fine parte uno. Segue parte due: repertorio degli eventi


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2 pensieri su “Cominciò con un “vaffa”. Cronache della débâcle russa in Mar Nero

  1. Samuele Marinozzi dice:

    Il mio commento è un pochino off-thread ma guardando la foto della mummia Gorshkov mi chiedo: ai capoccioni russi/soviet danno forse una medaglia per ogni nave costruita sotto il loro comando?? Che buffoni. Anzi no, sono ruzzi!!!

  2. Pingback: Cominciò con un “vaffa”. Repertorio della guerra navale russo-ucraina, 2022-2024 – InOltre

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