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Cos’è lo stile? Divagazioni agostane sul titolo di questa rubrica

Stile, moda e costume

Cos’è lo stile? Divagazioni agostane sul titolo di questa rubrica

A metà agosto un po’ di vacanza anche nell’argomento della settimana, trattando con attenzione, ma con  leggerezza il titolo della nostra rubrica: lo stile. Quando si dibatte di concetti astratti, capita di ascoltare pareri contrastanti se non opposti, perché l’astrazione per sua natura è un parto

Stefano Piperno09/08/2025Aggiornato 09/08/20255 min lettura899 parole

A metà agosto un po’ di vacanza anche nell’argomento della settimana, trattando con attenzione, ma con  leggerezza il titolo della nostra rubrica: lo stile.

Quando si dibatte di concetti astratti, capita di ascoltare pareri contrastanti se non opposti, perché l’astrazione per sua natura è un parto dell’immaginazione e delle proprie inclinazioni, difficile quindi raggiungere un punto d’incontro o un giudizio unanime, è come la percezione dei colori, legato agli occhi e al cervello di ogni singolo individuo.

Per tale motivo, finora in questa sede si è parlato di stile non astrattamente, ma definendolo sempre in rapporto alla sua concreta manifestazione riferita a persone o cose, come il concetto di tempo che è relativo rispetto a un osservatore, tanto che le più avanzate teorie della fisica provano a farne a meno, Einstein e la meccanica quantistica ne hanno infatti minato la percezione intuitiva di prima, dopo e durante, dimostrando che é una dimensione che si espande o si contrae per effetto della curvatura dello spazio.

Dunque avventuriamoci a dare una definizione di stile, ma soprattutto separiamolo una volta per tutte da un suo corollario, l’eleganza, con la quale non è sempre sovrapponibile.

Lo stile é un modo di essere che prescinde dal comportarsi, fare arte e abbigliarsi, è un tratto distintivo strettamente personale, che rende inequivocabilmente riconoscibili, non sempre positivamente.

L’eleganza, se riferita al vestire, è l’armonia dei componenti di abbigliamento, in simbiosi con la persona che li indossa.

In senso astratto l’eleganza può essere un gesto, un comportamento, che gratifica la persona che ne è oggetto al momento, in questo senso ha solo valore positivo.

Per spiegare in modo un po’ corrivo: un ufficiale delle SS in alta uniforme aveva una sua eleganza, mentre fra Cristoforo, che assiste don Rodrigo morente al lazzaretto, con indosso il suo misero saio, compie un gesto pietoso di una eleganza che rasenta la santità.

Due esempi per confutare che stile ed eleganza siano sovrapponibili, perché lo stile è un modo di essere insito in una persona, qualcosa che anche suo malgrado non riesce a dissimulare, mentre l’eleganza può essere un gesto momentaneo, ma può essere riccamente vestita anche una persona con uno stile di comportamento spregevole, come l’ufficiale di cui sopra.

Imbroglioni e truffatori si presentano quasi sempre in abiti eleganti e modi cortesi, l’affabilità è il veicolo che consente di conquistare la fiducia del credulone raggirato.

Diverso il caso dello stile nelle arti, anche se la riconoscibilità di una “voce” può essere ingannevole, si pensi agli esordi di Picasso e Kandinsky e al loro punto d’arrivo, difficile trovare una coerenza, ignorando il loro eclettico percorso iniziato con il figurativo.

Certo alcuni sono rimasti fedeli a loro stessi, per cui Bernini e Borromini o Beethoven e Mozart hanno un’impronta così precisa da non far nutrire dubbi, per questo l’esempio concerne due coppie di opposti.

La situazione peggiore riguarda l’abbigliamento, dove spesso il seguire la moda induce degli sprovveduti a combinarsi in modi assolutamente stridenti con il loro fisico e le loro movenze, cosa che riguarda in egual misura ambo i sessi, tanto per dire: gli uomini bassi e tarchiati in doppiopetto e le signore taglia 46 in jeans a vita bassa.

In tutti i casi, stile ed eleganza, che a volte troviamo raccolti in un unico soggetto, sono ineffabili combinazioni dello spirito, qualcosa che ci fa riconoscerli senza poterli descrivere, anche perché spesso uno o più elementi separatamente descritti sono obiettivamente stridenti con il risultato d’assieme, e questo è valido per un’opera d’arte, una “mise” o un comportamento nella sua complessità.

Si può esprimere il proprio stile in vari modi e in occasioni diverse: Alberto Sordi ha impersonato moltissimi personaggi che hanno in comune l’italianità dal dopoguerra al boom economico, re Carlo è sempre sé stesso con lo smoking, in kilt o weekend dressed.

La stessa cosa si può dire pensando a una giovane donna che ha tutti gli elementi per attrarre, ma risulta complessivamente scialba, mentre un’altra, priva di certi canoni di bellezza, emana fascino; il caso in esame contraddice la proprietà commutativa del prodotto, cambiando l’ordine dei fattori il prodotto…cambia.

Tutto sommato è intrigante inseguire la complessità di concetti apparentemente semplici, non riconducibili ai banali: mi piace, non mi piace, è bello è brutto ecc. tenendo conto del tempo di cui si parlava all’inizio, non come entità fisica, ma come misura dell’evoluzione umana, il cui trascorrere fa cambiare i parametri di riferimento morali e fisici.

Non si può esaurire l’argomento senza evidenziare un ultimo aspetto sin qui sottaciuto, ma che attiene al fondamento dell’essere umano: la creatività, il quid che ci fa decidere di accoppiare quella cravatta a quel certo vestito e ispirò Borromini nel disegnare il campanile a spirale di Sant’Ivo alla Sapienza.



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Un pensiero su “Cos’è lo stile? Divagazioni agostane sul titolo di questa rubrica

  1. Maria Nadia dice:

    Sempre interessanti le riflessioni di Stefano Piperno.
    Vorrei sottolineare il fatto che l’eleganza è soprattutto una qualità dello spirito anche quando si esprime nelle forme esteriori del vestire, arredare, costruire ecc.
    I canoni dell’eleganza cambiano a seconda delle epoche storiche e delle mode contingenti, ma una persona di buon gusto si distingue per lo stile proprio che la rende elegante e a suo agio in qualsiasi epoca e circostanza.

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