USA
Dalla teoria alla realtà: la trasformazione del governo USA secondo Project 2025
In un solo mese, Donald Trump ha già implementato 81 dei 293 punti previsti dal Project 2025, senza passare per Congresso e Senato, mentre altri 31 sono in fase di attuazione o bloccati dai tribunali per incostituzionalità, come l’abolizione della cittadinanza per diritto di nascita ai



In un solo mese, Donald Trump ha già implementato 81 dei 293 punti previsti dal Project 2025, senza passare per Congresso e Senato, mentre altri 31 sono in fase di attuazione o bloccati dai tribunali per incostituzionalità, come l’abolizione della cittadinanza per diritto di nascita ai figli di immigrati.
Il piano della Heritage Foundation mira a trasformare il governo americano in chiave cristiano-conservatrice, rafforzando la famiglia tradizionale, smantellando lo Stato amministrativo, limitando i diritti individuali e ridefinendo il concetto di sovranità nazionale. Prevede la sostituzione di migliaia di funzionari pubblici con nomine politiche, il controllo presidenziale su istituzioni indipendenti come il Dipartimento di Giustizia e l’FBI, e l’eliminazione delle protezioni legali per le minoranze.
Sul piano economico e sociale, punta alla deregolamentazione ambientale, ai tagli all’assistenza sanitaria e alla chiusura del Dipartimento dell’Istruzione, mentre in tema di immigrazione propone arresti ed espulsioni di massa. Molti decreti esecutivi di Trump, oltre a colpire temi come LGBTQ+, woke, Diversity, Equity and Inclusion (DEI) e immigrazione, vanno ben oltre lo smantellamento delle politiche progressiste, sancendo una profonda revisione dell’assetto democratico statunitense.
Al momento sono state licenziate decine di migliaia di persone, compreso il personale addetto alle testate nucleari, è stato chiuso il Dipartimento dell’Educazione ed altri dipartimenti che consentono l’andamento del Paese. I fondi del tesoro sono stati trasferiti sotto la supervisione di Elon Musk e della Heritage Foundation. I rappresentanti repubblicani desertano il Congresso.
Tra i decreti più inquietanti già approvati e divenuti legge spiccano quelli che impongono di “terminare immediatamente qualsiasi politica, indagine o caso che sia in contrasto con le politiche dell’amministrazione”, di “proibire al governo federale di contrastare la diffusione di disinformazione”, di “adottare la posizione secondo cui Humphrey’s Executor viola la separazione dei poteri”, ovvero stabilendo che il Presidente ha il diritto di licenziare qualsiasi funzionario. Infine il decreto che sancisce che “solo il Presidente e il Procuratore Generale possono dichiarare cosa dice la legge”.
In un’intervista al canale Msnbc, l’avvocato George Conway sostiene che ora il problema è: cosa fare se Trump decide di ignorare una sentenza. Chi e come sarà in grado di impedire l’esecuzione dei decreti incostituzionali? I Marshals, spiega Conway, che dovrebbero assicurare l’esecuzione di un ordine del tribunale, dipendono da un direttore incaricato direttamente dal Presidente.
Quello a cui stiamo assistendo non è un semplice cambio di amministrazione, ma un vero e proprio riallineamento del potere che sta trasformando igli Stati Uniti in una democratura—una democrazia solo di facciata, con un esecutivo ipertrofico e istituzioni svuotate del loro ruolo di controllo e bilanciamento.
Se la tendenza attuale dell’implementazione di Project 2025 proseguirà senza ostacoli (attualmente effettiva al 40%), la Casa Bianca potrebbe ottenere un controllo diretto su organi giudiziari, militari e amministrativi, rimuovendo ogni forma di indipendenza e subordinando ogni aspetto del governo alla volontà del Presidente. La separazione dei poteri, pilastro della democrazia americana, verrebbe erosa a favore di una centralizzazione autoritaria, mentre i diritti civili e le libertà individuali verrebbero ridefiniti sulla base di un’ideologia ultraconservatrice.
A fronte di tutto questo, l’assenza di una reazione da parte dei Democratici appare sconcertante.
Allora, quali scenari si prospettano con la trasformazione degli USA da democrazia in democratura? Non resta che valutare delle ipotesi:
Il modello dell’Impero Romano: una democratura stabile e longeva
Gli Stati Uniti completano la loro transizione verso una democratura, mantenendo una parvenza di istituzioni democratiche, ma con un potere sempre più centralizzato nella figura del presidente. Similmente a quanto accadde nel passaggio dalla Repubblica all’Impero romano, il Senato e gli altri organi legislativi restano formalmente in piedi, ma svuotati di potere effettivo. La Casa Bianca diventa il fulcro del comando, con il presidente che accumula sempre più prerogative esecutive. In questo scenario, il sistema si stabilizza nel tempo e prospera per decenni, sostenuto da un’economia ancora solida, da un apparato militare imponente e dalla manipolazione della comunicazione pubblica. Gli USA rimangono una superpotenza, ma con un sistema sempre più autoritario, basato su consenso forzato, repressione selettiva e propaganda.
Il modello Putin-Orbán: una democratura in bilico tra repressione e legittimazione internazionale
Gli Stati Uniti assumono una struttura simile a quella della Russia di Putin o dell’Ungheria di Orbán. Le elezioni esistono, ma il processo democratico è fortemente manipolato attraverso restrizioni al voto, intimidazioni politiche e controllo dei media. Il presidente e il suo entourage consolidano il potere eliminando progressivamente le opposizioni e riducendo al minimo la libertà di stampa.
Tuttavia, a differenza del primo scenario, questa democratura non gode della stessa stabilità: cresce il malcontento interno, le tensioni sociali si acuiscono e il rischio di derive violente aumenta. La credibilità internazionale degli USA si erode, subentra una crisi economica mentre l’Europa e altre democrazie occidentali cominciano ad attirare imprese e investimenti in un ambiente più liberale.
Il collasso del sistema federale e la guerra civile
In un Paese federale come gli Stati Uniti, l’intero sistema si regge sulla Costituzione e sul ruolo dello Stato federale come garante dell’unità nazionale. Se la Costituzione perdesse il suo valore e lo Stato federale venisse ridimensionato al punto da non poter più esercitare il suo ruolo di collante tra i vari Stati, il rischio di disgregazione diverrebbe concreto. In questo scenario, lo scontro tra una democratura sempre più repressiva e un’opposizione sempre più radicalizzata potrebbe sfociare in un conflitto interno. Proteste di massa, rivolte e repressioni violente diventerebbero la norma, mentre alcuni Stati, soprattutto quelli a guida democratica, inizierebbero a rifiutarsi di riconoscere l’autorità del governo federale, creando una frattura insanabile. La possibilità di una guerra civile, con Stati che dichiarano la loro indipendenza e fazioni armate in conflitto tra loro, diverrebbe un rischio concreto, mettendo in discussione l’esistenza stessa degli Stati Uniti come nazione unitaria.
La reazione democratica: un tentativo di ripristino della democrazia
Nonostante la trasformazione in democratura, una parte significativa della popolazione e delle istituzioni continua a resistere. La Corte Suprema, il Congresso, gli Stati federali e persino settori dell’esercito e dell’intelligence si oppongono alla deriva autoritaria, creando un contropotere che ostacola l’espansione del regime.
Questo scenario potrebbe portare a un tentativo di restaurazione democratica attraverso una forte mobilitazione popolare e, in casi estremi, un confronto diretto tra le istituzioni. Tuttavia, il rischio di conflitti interni e repressioni resta alto, e il successo di questa reazione dipenderebbe dall’esistenza di un fronte compatto.
Il procuratore generale Kris Mayes: “È in corso un colpo si stato”.
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Quello che sconcerta di più è la velocità con cui sta avvenendo questa involuzione democratica in un Paese che è stato un baluardo di libertà. Fino a quando il popolo resterà a guardare silenzioso?
Scenario apocalittico.
L’unica speranza è che gli Americani si sveglino prima delle elezioni di midterm.
Pensa che sia possibile, o in due anni la rivoluzione Trumpiana e Putiniana avrà già talmente corrotto le menti e le coscienze da non poter più tornare indietro?
per carità non parlategli di Cesare…. che altrimenti ci tocca poi evocare le Idi di Marzo
Sia come sia, assisteremo ad un’involuzione drammatica dell’ordinamento democratico americano con pesanti ripercussioni per gli ex-alleati!! Niente di cui gioire