Guerra ibrida e disinformazione
De Luca, Bettini e il cabaret filo-Cremlino
Ecco, dopo Vincenzo De Luca che ci spiega che l’Ucraina è un’invenzione collettiva, una proiezione psicotica della NATO — e che in realtà non è mai esistita se non come protuberanza naturale della Russia (come se non bastassero Lavrov, Peskov e tutta la claque del Cremlino



Ecco, dopo Vincenzo De Luca che ci spiega che l’Ucraina è un’invenzione collettiva, una proiezione psicotica della NATO — e che in realtà non è mai esistita se non come protuberanza naturale della Russia (come se non bastassero Lavrov, Peskov e tutta la claque del Cremlino a ripetercelo ossessivamente da anni, parafrasando il vecchio assioma goebbelsiano: se un’idiozia la ripeti cento volte, rendi tutti idioti), ecco che arriva pure Goffredo Bettini. Puntuale, con l’evergreen del Sessantotto: la NATO cattiva, l’imperialismo americano, la guerra provocata dall’Occidente guerrafondaio per riarmarsi.
Quasi lo si sente ancora quell’urlo, sbiadito ma tenace, che si arrampica fuori dalle barricate degli anni ‘70: “Fuori la NATO! ABBASSO L’IMPERIALISMO!” Anacronismi tossici riciclati in prima serata come pensiero critico. Una roba che, signori, farebbe anche ridere se non fosse che queste uscite si ritrovano stabilmente in TV, su tutti i palinsesti, offerte come “voci alternative”, quando sono semplicemente slogan d’archivio impolverati.
E come non menzionare l’altro mantra della propaganda, quello riemerso in fretta e furia in questi giorni con l’applauso sommesso di vari nuovi testimonial di Mosca ben distribuiti nel PD con il benestare di Elly Schlein: l’Occidente ha illuso l’Ucraina, la guerra è persa, vogliamo la pace, la Russia è nostra amica. Tutto ciò accade, va detto, proprio nei giorni in cui perfino Donald Trump, storico amico del Cremlino, pare essersi rotto le scatole delle balle russe, al punto da spedire finalmente i missili Patriot a Kiyv, e mentre perfino i più audaci putinisti (per quanto lo nascondano) abbiano in faccia la realtà che l’”imbattibile” esercito russo – che doveva schiacciare l’Ucraina in tre giorni – è praticamente fermo da tre anni mezzo e nell’ultimo anno è avanzato come un bradipo sotto anestesia, spostandosi probabilmente dal soggiorno al bagno di una qualche casa di un qualche villaggio distrutto del Donbas, al modico costo di un milione di morti, e lasciamo perdere i nordcoreani.
Nel frattempo, lo zar è sempre più solo. Il Medio Oriente gli sfugge, Teheran barcolla, la Siria è implosa e Assad scappato, il Caucaso scivola via. L’Armenia guarda all’Europa, l’Azerbaigian ha chiuso i rubinetti, Kadyrov è malato, e la Cina scava tranquilla in Siberia. L’economia russa vacilla, e il 9 maggio Putin ha celebrato la “Grande Guerra Patriottica” circondato da presidenti di stati immaginari e regimi che sembrano usciti da un fumetto di LancioStory. Ma tranquilli, il vero problema… è la NATO.
Eppure le fantastorie (un tempo esclusiva dei vari Orsini, Travaglio e tutto il cabaret del Fatto Quotidiano), continuano a riemergere — ora riproposte attraverso queste nuove figure non ancora interamente bruciate come pupazzetti della propaganda becera. Ripetono lo stesso script di Andrea Lucidi, ma invece che dal Donbas ce lo spiattellano dai loro uffici pagati dai contribuenti.
Perché in fondo, a certi ambienti, il mondo in bianco e nero dell’imperialismo e delle lotte di liberazione fa ancora comodo. Ma non si cada però nell’errore di scambiare la percezione per realtà. Queste posizioni non stanno vincendo né in Parlamento né tra le persone comuni — la maggior parte delle quali, a dirla tutta, se ne sbatte della geopolitica e dell’atlantismo, e tira avanti. Solo perché certi discorsi oggi sono massicciamente presenti nei media, amplificati da nomi altisonanti, non significa che abbiano sfondato. Al contrario: se gridano così forte, è perché hanno disperato bisogno di far credere di essere maggioranza. Ma i numeri raccontano altro: PD e M5S scendono, FdI sale. Questo è un dato di fatto e non una suggestione. Stiamo assistendo ad un suicidio politico collettivo però ehi! fa tanto rumore, e allora qualche poltrona almeno è assicurata, secondo il calcolo del candidato locale da piazzare.
E magari, chissà, forse a forza di insistere, di urlare, di ripetere le stesse tesi di Mosca fino all’esasperazione, sta succedendo l’esatto contrario. Nell’epoca dei social, dove tutto può diventare verità se condiviso abbastanza, forse anche le bugie, una volta spinte troppo oltre, tornano a essere percepite per quello che sono: semplicemente idiozie.
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Utili idioti al soldo di #luridoputin