Politica italiana
Discorso finto (ma non falso) di uno sconosciuto alla manifestazione per l’Europa
Dopo la liberazione dell'Italia dal nazifascismo, nel giugno 1945 il segretario del Pci Palmiro Togliatti si reca a Napoli per un comizio. Alla folla oceanica raccolta a Piazza del Plebiscito promette più volte pane e lavoro. Finché si ode una voce maschile sotto il palco che


Dopo la liberazione dell’Italia dal nazifascismo, nel giugno 1945 il segretario del Pci Palmiro Togliatti si reca a Napoli per un comizio. Alla folla oceanica raccolta a Piazza del Plebiscito promette più volte pane e lavoro. Finché si ode una voce maschile sotto il palco che esclama: “Basta ‘o pane!”. Mi dicono che l’aneddoto sia vero. Allora ho provato a immaginarne uno simile nella manifestazione per l’Europa convocata oggi pomeriggio a Roma.
In una gremitissima Piazza del Popolo, Michele Serra, per cercare di tenere unite le due anime principali dei partecipanti, spiega e rispiega che pace e libertà non possono che stare assieme, perché l’una senza l’altra non può esistere. A un certo punto, viene interrotto da un tizio che gli urla sotto il palco: “No, viene prima la pace!”.
Sconcerto, imbarazzo, turbamento tra gli astanti. È stato un fan di Maurizio Landini, di Elly Schlein, Giuseppe Conte, Matteo Salvini? Oppure un volontario della Comunità di Sant’Egidio? Non importa. Importa che un altro tizio con un balzo felino sale sul palco e chiede allo speaker di prendere la parola. Con magnanimità gli viene concessa. Quindi il tizio, che si presenta come liberaldemocratico in politica e kantiano in filosofia, pronuncia questo breve discorso:
“Care amiche e cari amici, è la Libertà (con la maiuscola) che deve essere considerata il valore più alto e irrinunciabile. Essa, infatti, è la condizione perché questa o quella libertà (con la minuscola) si dia. Può quindi decidersi per il bene come per il male, con sovrana indifferenza. Addirittura può rovesciarsi nell’atto che la nega o l’annulla. Insomma, la libertà -come ben sapeva il Dostoevskij lettore di Pascal- viene prima del bene e del male.
Attenzione, però. Perché, come ha scritto in un saggio pubblicato nel 1923 il filosofo russo Nikolaj Berdjaev, lo stesso Dostoevskij “più profondamente di ogni altro ha compreso che il male è figlio della libertà. Ma ha compreso pure che senza libertà non c’è il bene. Anche il bene è figlio della libertà. A ciò si ricollega il mistero della vita, il mistero del destino umano. La libertà è irrazionale e perciò può creare sia il bene sia il male. Ma ricusare la libertà per il fatto che può produrre il male, significa produrre un male ancora più grande” (“La concezione di Dostoevskij”, Einaudi, 2002).
Da ciò si deduce che, per l’autore di “Delitto e castigo”, la libertà rappresenta le fondamenta dell’edificio umano, e che i suoi inquilini sono disposti a patire ogni sofferenza che il mondo può infliggere pur di sentirsi liberi. Ciò vale non sempre, ovviamente, e per molti di voi sicuramente non vale. Tuttavia, ottantant’anni fa non fu forse proprio la ribellione di pochi a determinare la libertà di tutti? Fateci un pensierino, voi che celebrate la Resistenza (che fu armata) un giorno sì e l’altro pure. (Timidissimi applausi…).
Benvenuti a teatro, dove tutto è finto ma niente è falso (Gigi Proietti).
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Il pacifismo che chiede la resa dell’aggredito è ipocrisia allo stato puro .