\n\n\n\n\n\n

Dossier Trump. The Manchurian candidate

Donald Trump in piedi accanto a un elicottero nero con il suo nome scritto in grande in bianco e rosso, su una pista di atterraggio

Occidente

Dossier Trump. The Manchurian candidate

Liaisons Dangereuses Questo articolo vuole essere il primo di una serie dedicata alla figura di Donald Trump ed al suo equivoco mondo imprenditoriale e politico, alle sue innumerevoli ombre nascoste dietro pareti di lustrini e paillettes ed ai suoi contatti con figure senza alcuna morale ed

Donald Trump in piedi accanto a un elicottero nero con il suo nome scritto in grande in bianco e rosso, su una pista di atterraggio
JozeJechich_JJ05/03/2025Aggiornato 23/05/202515 min lettura3.199 parole

Liaisons Dangereuses

Questo articolo vuole essere il primo di una serie dedicata alla figura di Donald Trump ed al suo equivoco mondo imprenditoriale e politico, alle sue innumerevoli ombre nascoste dietro pareti di lustrini e paillettes ed ai suoi contatti con figure senza alcuna morale ed ancor più bassa reputazione.
L’idea è quindi quella di esplorare fatti e misfatti di colui che attualmente siede alla Casa Bianca e non invece, come sarebbe più appropriato, dietro alle sbarre di una cella di sicurezza.


1. Dalla gramigna non nascono rose
A volte tocca partire da lontano, da quello ieri che non passa ma che ci aiuta a capire l’oggi; anzi da quello ieri senza il quale probabilmente non vi sarebbe stato l’oggi.

Dunque iniziamo da un immigrato tedesco di nome Friedrich Trumpf (1869-1918), che nel 1885, appena sedicenne, volle fuggire in America per evitare il servizio militare in Germania: una attitudine, quella di sottrarsi alla leva, che poi riapparirà qualche decennio più tardi in suo nipote Donald.

Dopo alcuni anni trascorsi a New York presso la sorella maggiore, Frederich si trasferisce tra Seattle ed il Klondike (1891-1901) dove si impegna con successo in attività alberghiere e minerarie, commercio d’alcool, gioco d’azzardo e prostituzione per i minatori diretti alla corsa all’oro nello Yukon.
La piccola fortuna accumulata gli consente di stabilirsi definitivamente a New York (1905) con moglie e figli tra cui il secondogenito Fred Trump Sr (1905-1999), futuro padre di Donald.


Friedrich Trump, nonno di Donald

Nella New York, allora in piena espansione, erano tempi di facili guadagni nel business immobiliare legato all’urbanizzazione del Queens e South Bronx: che nonno Frederick mette a frutto con buoni risultati. Sarà suo figlio Fred, tuttavia, a goderne maggiormente i benefici.

Rimasto orfano di padre, ucciso dall’influenza spagnola (1918), Fred si mette infatti al lavoro rilevando l’attività paterna e facendo a sua volta suo il sogno americano.
Ma chi era esattamente Fred Trump Sr?
Secondo sua nipote Mary, figlia di Fred Jr fratello di Donald, il nonno era un uomo patriarcale e misogino, omofobo e razzista: ovvero una figura perfettamente sovrapponibile all’ideologia del Ku Klux Klan, di cui papà Fred pare sia stato simpatizzante se non addirittura aderente: nel 1927 infatti viene fermato assieme ad altri sei individui dalla polizia di NY durante una violenta manifestazione del Klan nel Queens, di cui ne diedero notizia i giornali dell’epoca.
Papà Fred venne rilasciato poco dopo senza accuse formali, ma anche senza che venissero diradate le ombre sul suo ruolo negli eventi di quel giorno.
Non solo KKK però. Il nome Fred Trump viene anche associato al German-American Bund (Amerikadeutscher Bund), vale a dire l’emanazione americana del partito nazista tedesco, fondata a NY nel maggio 1933 con la benedizione di Rudolf Hess e riservata agli americani di ascendenza tedesca.
Il Bund aveva tra i simpatizzanti anche il celebre aviatore Charles Lindbergh e tra i suoi membri sarebbero stati reclutati agenti SD e Gestapo in missione permanente negli USA, celati sotto le vesti di semplici immigrati.
L’apice delle sue fortune fu raggiunto dal Bund il 20/2/39, quando riuscì a radunare 20.000 persone ad un rally al Madison Square Garden, allestito con svastiche, emblemi nazisti e ritratti di George Washington. Nota interessante il fatto che, non avendo sufficienti risorse finanziarie proprie, il Bund avesse dovuto richiedere un contributo al KKK per pagare l’affitto del Garden.

Il raduno del del Bund al Madison Square Garden

Il Bund aveva sede a Manhattan, dove Fred aveva il suo core-businness immobiliare, con centinaia di appartamenti affittati esclusivamente ai bianchi: una specie di tradizione che si protrarrà nei decenni successivi, tanto da essere denunciata, nel 1954, dal celebre cantautore Woody Guthrie sotto forma di canzone titolata Old Man Trump, rimasta inedita fino a pochi anni or sono.
Sempre secondo la nipote Mary entro le quattro mura di casa Trump veniva regolarmente utilizzata la cosiddetta “N-word” (“nigger”).
Non vi sono conferme che Fred Sr. avesse fatto parte del Bund; tuttavia buona parte del suo businness era baricentrato nel territorio del Bund, abitato da immigrati tedeschi simpatizzanti del Bund e collegato a fornitori associati al Bund. Ne consegue che dovesse per forza avere buone relazioni con il Bund e quindi plausibilmente, vista la sua posizione, esserne uno dei finanziatori.
È certo comunque che nel dopoguerra Fred Trump avesse cercato di nascondere la sua origine tedesca, facendosi passare per svedese ed evitando così di dover rispondere su possibili imbarazzanti trascorsi.

La questione razziale, relativamente al divieto di affittare ai non-bianchi le proprietà del gruppo, avrebbe continuato ad inseguire Fred Trump Sr fino agli anni ’80, questa volta coinvolgendo il quartogenito Donald che il patriarca aveva scelto come suo erede al posto del secondogenito Fred Jr, considerato inadatto e cagionevole di salute (nato nel 1938, morirà nel 1981 lasciando due figli tra cui Mary, attivista Dem ed autrice del libro, dedicato allo zio Donald, Too Much and Never Enough: How My Family Created the World’s Most Dangerous Man).

Fred Trump con il figlio Donald, circa 1986

È del 15 ottobre 1973 infatti, la messa in stato d’accusa di Fred Sr. e Donald da parte del Dipartimento di giustizia dopo un’indagine FBI protrattasi per anni con la chiamata di centinaia di testimoni, in larga parte affittuari dei Trump: faldoni ora disponibili a questo indirizzo, sufficienti ad indurre i Trump, dopo due anni di querele e controquerele a transare un decreto consensuale con il quale, in cambio dell’assunto di mancata colpevolezza, veniva accettata l’applicazione di un regolamento aziendale antidiscriminatorio su tutte le proprietà in affitto della Trump Organization, comprese quelle di extra-lusso (1).
Un esauriente riassunto dell’indagine FBI 1973 la riporta il NYT del 28/8/16,
È probabilmente da questo episodio che nasce l’odio di Donald verso l’FBI, via via alimentato in tempi più recenti ed attualmente giunto al punto di rottura con la nomina da parte di POTUS Trump di due suoi fedelissimi MAGA, Kash Patel e Dan Bongino a direttore e vice-direttore FBI.

Al di là del razzismo, che comunque appare confermato, papà Fred Sr avrebbe avuto, nel corso della sua vita di tycoon immobiliare, contatti proibiti con società e soggetti collegati a famiglie di Cosa Nostra.

I rapporti sarebbero nati nel dopoguerra, grazie ai massicci contributi erogati dalla Federal Housing Administration ai costruttori edili nel contesto del GI Bill (legge di finanziamento ai reduci di guerra), che consentirono a Fred Sr di inserirsi nel piano di rinnovamento urbano dei quartieri esterni di NY.
La disponibilità di denaro induce quindi papà Fred a scendere a patti con le famiglie mafiose newyorkesi, monopoliste su piazza dell’industria edile e del mercato degli appalti oltre che pesantemente innervate nei sindacati delle costruzioni, primo fra tutti il Teamster Local 282 di John Cody su cui torneremo.

Vista dal basso della Trump Tower


2. The Apprentice
Suo figlio Donald, che nel frattempo era riuscito a sfuggire al servizio militare in Vietnam (1968) grazie a certificati medici compiacenti ed aveva assunto le redini del businness paterno, ne avrebbe perpetuato la tradizione: a cominciare dall’edificazione della Trump Tower di NY nel 1983, per la quale verrà contattata la S&A Concrete, una società in mano alle famiglie mafiose Gambino e Genovese, che fornisce a Trump un calcestruzzo prefabbricato molto costoso, come ci spiega il reporter vincitore di Pulitzer, Robert Cay Johnston.
Le ragioni per cui sia stato scelto da Trump il cemento anziché il più leggero ed economico acciaio comunemente usato nell’edificazione dei grattacieli non sono mai state chiarite. Sta di fatto che a quei tempi imperava a NY una sorta di cartello tra le imprese cementizie controllato dalle cinque famiglie della Cupola, denominato The Concrete Club, in grado di imporre prezzi e tempi di costruzione garantendo ai cantieri i materiali senza interruzioni, oltre alla pace sindacale. Cosa appunto avvenuta nel caso della Trump Tower.

Lo sfarzoso appartamento di Trump nella Trump Tower

Per anni la Trump Tower rimarrà il cuore pulsante dell’impero di Trump, non solo sfarzosa e pacchiana scenografia di luci, cascate, marmi e stucchi dorati ma anche luogo di incontri più o meno leciti tra personaggi più o meno equivoci: tra questi David Bogatin, un russo immigrato negli USA ed affiliato ad un clan di connazionali a NY collegato alla famiglia Colombo del boss Michael Franzese. Nel 1984 Bogatin diviene proprietario di cinque suite della Trump Tower, chiudendo la trattativa direttamente con Donald ad un prezzo di 6m USD (>18m del 2025). Bogatin, su cui torneremo, vantava legami familiari che lo collegavano direttamente a Semën Mogilevich, capo dei capi della mafia russa, tutt’ora ricercato dall’FBI.
Bogatin non è l’unico mafioso russo a trovare casa nella Trump Tower, perché almeno altri due suoi connazionali lo seguiranno, dei quali però ci occuperemo in uno dei prossimi articoli.

La Trump Tower è solo la punta dell’iceberg, quella più sfavillante. Le radici marce sono invece nascoste sotto il pelo dell’acqua, o meglio sotto il fango dei cantieri che segnano i rapporti con le famiglie mafiose italoamericane: un rapporto voluto e ricercato da Donald attraverso i servigi prestati da Roy Cohn (1927-1986), potente avvocato di mafia collegato fin dagli anni ’70 al boss John Gotti ed alla famiglia Genovese, che il vecchio Fred Sr aveva assunto come legale personale fin dal 1973.
Sarebbe stato quindi Cohn, che verrà radiato dall’albo nel 1986, ad aprire a Donald le porte della Cupola.

Roy Cohn consigliori di Trump

Non solo NY ma anche e soprattutto Atlantic City dove era stato da poco legalizzato il gioco d’azzardo (2/11/76). Donald fiuta l’affare e vi si getta a capofitto rilevando, da una società chiamata SSG il terreno su cui farà sorgere il Trump Plaza Casino, il primo hotel-casinò del suo impero da dove il tycoon inizierà la sua vera scalata verso il cielo. Il progetto ha però fondamenta malate. La SSG infatti è la società di gestioni immobiliari di Kenny Shapiro formalmente commerciante di rottami metallici ma in realtà terminale affaristico di Nicky Scarfo, boss della mafia di Philadelphia, di cui riciclava fiumi di denaro prodotti dal malaffare nel redditizio businness immobiliare di Atlantic City.
Shapiro era collegato al sindaco di Atlantic City, Michael Matthews (1934-2014) poi condannato (1985) a 15 anni e che secondo Barrett sarebbe stato beneficiario di donazioni da parte dei Trump.
Non solo, ancora nel gennaio 2023 Trump viene fotografato assieme a Joey Merlino, considerato l’erede del business di Scarfo.b

Il Trump Plaza Casino di Atlantic City

Numerosi ed articolati sarebbero stati i collegamenti proibiti tra Cosa Nostra e la Trump Organization.
Secondo Wayne Barrett, autore del libro Trump. “The deal and the downfall”, “i legami di Donald con la mafia erano straordinariamente estesi […]. La vita di Trump si intreccia con la malavita”.
Sempre secondo Barrett, la mafia aveva il monopolio sull’edilizia newyorkese in quel periodo e per un imprenditore era quasi impossibile evitarne i contatti; tuttavia Donald “si sarebbe fatto in quattro non per evitarli ma anzi per aumentarli”.
Le relazioni pericolose con le famiglie di Cosa Nostra pongono Donald al centro di due indagini federali: nel 1979 per corruzione e nel 1981 per associazione a delinquere, in entrambi i casi risoltisi senza imputazioni a suo carico.
Tali relazioni sono così sintetizzabili:

?Willie Tomasello. È uno dei primi malavitosi ad entrare nel giro dei Trump fin dai tempi di Fred Sr con cui si mette in società al 25% per lo sviluppo edile di Beach Heaven, il centro residenziale “N-free” a South Brooklyn denunciato da Woody Guthrie. Considerato affiliato ai Gambino dalla New York State Organized Crime Task Force, secondo Cay Johnston garantiva a Trump Sr sia un flusso di capitali in caso di  necessità sia la collaborazione dei sindacati edili e quindi la pace sindacale nei cantieri. Nei suoi numerosi affari, Tommasello aveva avuto rapporti con la famiglia DiBono e con Frank Scalise, già uomo di fiducia di Lucky Luciano.

?Costantino “Big Paul” Castellano (1915-1985), capo della famiglia Gambino, cugino e successore dello storico boss Carlo Gambino e proprietario occulto della S&A Concrete Inc., la defunta azienda di calcestruzzI e affini gestita nominalmente da Nick Auletta e fornitrice del cemento speciale usato nella costruzione del Trump Plaza di Atlantic City e della Trump Tower di NY.

Costantino “Big Paul” Castellano

?Anthony “Fat Tony” Salerno (1911-1992), capo della famiglia Genovese, controllore occulto e socio di Castellano nella Julius Nasso-S&A Concrete Inc., vale a dire una delle due joint ventures a controllo mafioso (l’altra è la Dic-Underhill ) che nei ’70-80 si spartiscono a NY il businness del cemento (The Club).

Anthony Fat Tony Salerno

?Joe DePaolo presidente della joint venture Dic-Underhill Co, consorzio cementifero già in rapporti con Fred Trump, che aveva preso parte all’edificazione del Trump Village a Coney Island. In seguito sarà tra le imprese appaltatrici della Trump Tower.
DePaolo, che intratteneva rapporti con la Cupola avrebbe poi venduto il contratto d’appalto a Carmine Persico, boss della famiglia Colombo.

?Nick Auletta (1933-2013), presidente della S&A Concrete, azienda produttrice di cemento in realtà controllata dalle famiglie Genovese e Gambino, che nel 1981 rilevano da Auletta metà delle azioni. Auletta finirà imputato e quindi condannato in un processo al racket assieme ad Anthony Salerno e Edward “Biff” Halloran.

?Edward “Biff” Halloran (1941- ?), considerato il “re del cemento” di NY tra gli anni ’70 ed ’80, probabilmente affiliato ai Genovese. Proprietario della Transit Mix Company, della Certified Concrete Company e di altre compagnie che rileva per azzerare la concorrenza. È uno dei clienti “eccellenti” dello studio legale di Roy Cohn nonché sodale di John Cody, leader del sindacato edile Teamsters Local 282, i cui autisti di betoniere trasportano alla Trump Tower il cemento per conto di Halloran.
Nel giugno 1988 viene condannato dalla Corte Suprema a 10 mesi di carcere oltre ad una multa di 25m USD per frode. Scompare nel nulla nel 1998.

?Peter Savino (1942-1997), affiliato alla famiglia mafiosa Genovese, coinvolto in sei omicidi di mafia tra il 1980 ed il 1987, divenuto poi informatore dell’FBI; entra nel giro delle costruzioni e degli appalti pubblici per la ristrutturazione degli alloggi popolari.

?Salvatore Testa (1956-1984), malavitoso di Philadelphia, proprietario assieme al suo socio Frank Narducci jr. del night club Le Bistrot, che viene poi rivenduto nel 1982 ad un prestanome di Trump (2). Il locale è destinato ad essere demolito ed adibito ad area parcheggio per il casino hotel Trump Plaza. Testa verrà poi assassinato nel 1984, poco dopo una rissa con il boss mafioso Nicky Scarfo.
Salvatore era figlio di Philip “Chicken Man” Testa (1924-1981), ex-boss della mafia di Philadelphia a sua volta ucciso da una bomba piazzata nel portico di casa sua.

?Nicodemo “Little Nicky” Scarfo (1919-2017), boss della mafia di Philadelphia impossessatosi del potere dopo la morte di Philip Testa e la successiva faida interna alla famiglia. Entra in affari con Trump attraverso la Cleveland Wrecking Company società appaltatrice dei lavori di demolizione de Le Bistrot, di proprietà dello stesso Scarfo e di suo nipote Phillip Leonetti.

“Little Nicky” Scarfo, tra i suoi guardaspalle

?Kenneth “Kenny” Shapiro, commerciante di rottami metallici ed amministratore della SSG (Sullivan, Shapiro, Goldberg), la società di gestione che curava gli affari immobiliari della famiglia mafiosa Scarfo di Philadelphia. Shapiro è il curatore della vendita a Trump del terreno su cui sorgerà l’imponente Trump Plaza Casino.

?Theodore “Teddy” Maritas (1934-?1982), capo del New York City District Council of Carpenters, ovvero il sindacato dei carpentieri, forte di circa 25.000 lavoratori. Ha rapporti col problem-solver di Trump nei cantieri, Danny Sullivan. Maritas è in affari (illeciti), nella Drywall Co., con il capo regime della famiglia Genovese Vincent DiNapoli (1937-2005), con il quale organizza appalti truccati   per milioni di USD.
Maritas verrà in seguito incriminato per associazione a delinquere assieme ad un membro della famiglia Genovese, ma poco dopo (marzo 1982) scompare probabilmente assassinato. Il suo corpo viene cercato inutilmente nell’East River.

?John Cody (1921-2001), presidente del Teamsters Local 282, principale sindacato edile di NY da cui Trump dipendeva per il trasporto del cemento speciale usato nella Trump Tower. Strettamente collegato alla cupola al punto da avere avuto tra gli invitati, al matrimonio del figlio, il boss Carlo Gambino (1902-1976). Perennemente sotto indagine dal parte di FBI e polizia, nel 1982 viene infine accusato di associazione a delinquere e condannato a 5 anni per racket. Si vantava con i suoi di quanto “a Donald piacesse trattare con me tramite Roy Cohn”. Tra i favori ottenuti da Trump, una suite nella Trump Tower riservata a Verina Hixon, amante di Cody. Il figlio di Cody, Michael, ricorda come suo padre tenesse Donald al guinzaglio: “Ogni volta che Trump non faceva quello che gli veniva chiesto, mio padre fermava il lavoro per la giornata. Nessuna consegna e 400 ragazzi fermi”.
Secondo l’FBI, la consegna a Cody dell’appartamento nella Trump Tower, poi riservato alla Hixon, avrebbe garantito a Trump la pace sindacale durante l’edificazione della torre: accusa respinta dallo stesso Trump durante la sua deposizione nel 1982.

?Daniel “Danny” Sullivan (1939-1993) attivista sindacale dei Teamster Local 282 e socio della SSG Inc. società della famiglia Scarfo con sede nel New Jersey. Assunto da Trump per risolvere le questioni lavorative nei cantieri, Sullivan ne diviene socio acquisendo un’azienda produttrice di cartongesso inserita nel racket della famiglia Genovese in collusione col sindacato carpentieri. Nel suo ruolo di problem-solver di Trump, Sullivan ha contatti con Theodore Maritas, boss del Consiglio distrettuale dei carpentieri.
Sullivan svolge poi il ruolo di mediatore nell’acquisizione da parte di Trump dei terreni ad Atlantic City di proprietà di Kenneth Shapiro, affiliato al boss Nicky Scarfo, sui quali poi farà sorgere il Trump Plaza Casino. In realtà Sullivan era stato un informatore FBI negli anni ’60-70 e ritorna nuovamente sotto l’interesse del Bureau negli ’80 quando iniziano ad emergere connessioni tra Trump e i “bravi ragazzi” di Philadelphia-Atlantic City.


Da quanto esposto si comprende come l’ascesa di Trump da apprendista a tycoon sia stata determinata in larga misura dalle sue connessioni improprie con la mafia italoamericana, la quale ne ha sfruttate le ambizioni senza esserne mai respinta ma piuttosto ricercata ed adulata.
Nello stesso periodo vi furono a NY importanti sviluppatori immobiliari concorrenti di Trump, come i Resnick e i LeFrak, che accettarono di collaborare con l’FBI per smantellare la morsa soffocante della mafia sul settore edile. Trump invece no. Lui scelse la collusione e la convivenza con le regole della Cupola.
Secondo Steve Villano, che fu per lungo stretto collaboratore e speech-writer di Mario Cuomo, governatore di NY, loro [i Trump nda] erano negli affari con questi ragazzi. Avevano edifici da completare e fortune da realizzare. Cooperare con l’FBI o con le forze dell’ordine federali e statali per ripulire il settore edile non era nell’interesse personale di Donald Trump. Fare soldi lo era.




(1) La difesa dei Trump sostenne che la politica del gruppo era quella di mantenere elevati gli standard abitativi e quindi di non accettare affittuari a sussidio statale i quali, incidentalmente, erano perlopiù non-bianchi.
(2) Come prestanome fu scelta la segretaria di Paddy McGahn, avvocato di Trump ad Atlantic City specializzato nella legislazione sui casinò.


Se ti è piaciuto o se non ti è piaciuto questo articolo, scrivilo nei commenti.


InOltre è completamente gratuito ed è il frutto della competenza e della passione di molte persone che lavorano senza fini di lucro. Se desideri contribuire con un piccolo supporto, puoi farlo effettuando un bonifico come di seguito specificato oppure cliccando sui pulsanti che vedi, scegliendo l’opzione che più preferisci. Le donazioni verranno utilizzate per i costi di mantenimento del sito e per altre attività editoriali.

Grazie per il vostro supporto!

Bonifico bancario intestato a Inoltre Ente del Terzo Settore con Causale: donazione/erogazione liberale a favore di Inoltre ETS.

Codice Iban: IT55A0306909606100000404908

Tag editoriali

Supporto editoriale

Sostieni questo progetto editoriale

Se ti è piaciuto o se non ti è piaciuto questo articolo, scrivilo nei commenti.

InOltre è completamente gratuito ed è il frutto della competenza e della passione di molte persone che lavorano senza fini di lucro. Se desideri contribuire con un piccolo supporto, puoi farlo effettuando un bonifico oppure scegliendo una delle opzioni di donazione disponibili. Le donazioni verranno utilizzate per i costi di mantenimento del sito e per altre attività editoriali.

Grazie per il vostro supporto!

Bonifico bancario intestato a Inoltre Ente del Terzo Settore con causale: donazione/erogazione liberale a favore di Inoltre ETS.

Codice IBAN: IT55A0306909606100000404908

PayPalOffrici un caffèDona con Satispay

3 pensieri su “Dossier Trump. The Manchurian candidate

  1. Pingback: Dossier Trump: The Manchurian candidate. Parte Terza | InOltre

  2. Pingback: Dossier Trump. The Manchurian candidate parte seconda | InOltre

  3. Davide Baldoni dice:

    Cosa Nostra è sempre stata profondamente anticomunista e russofobica. Gotti e Gambino o Fat Boy Albanese, fossero ancora vivi, avrebbero trasformato Donaldone in un pilastro di calcestruzzo. Erano cattivi mafiosi, ma con dei valori, Donald è solo un putrido sacco di adipe e ketchup con una naturale tendenza a delinquere.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *