Italia
Dovrebbe stupire che si riapra una “questione zingara”. Invece no, non stupisce
Non ha nessun senso dal punto di vista giornalistico, non ha nessun senso ai fini della completezza della cronaca, e soprattutto non ha nessun senso considerando come non risulti che in vicende tragiche simili si segnali “l’etnia” dei responsabili. Ma basta già questa osservazione per capire



Non ha nessun senso dal punto di vista giornalistico, non ha nessun senso ai fini della completezza della cronaca, e soprattutto non ha nessun senso considerando come non risulti che in vicende tragiche simili si segnali “l’etnia” dei responsabili.
Ma basta già questa osservazione per capire che, se non ha senso da nessuno di quei punti di vista, ha invece senso, ha senso eccome, se si tratta di dare sfogo al pregiudizio razzista che nel caso di quelli, “dei rom”, puntualmente è libero di trovare sfogo quando il fatto di cui si tratta riguarda loro.
Loro presi come categoria, come razza, come etnia appunto. Potrebbe servire tutt’al più in un mattinale, quella segnalazione; se tu devi cercare il responsabile di un illecito, è comprensibile che tu dia alle forze dell’ordine anche quelle indicazioni: pare che sia uno di colore, pare che sia di origine asiatica, eccetera.
Ma va bene in un mattinale, in una circolare alle forze dell’ordine, non sulla prima pagina di un giornale che allude alla “questione zingara”. Perché di questo si tratta.
E sulla base di queste segnalazioni di stampo razzista si sviluppa poi il “dibattito”, ovviamente; si susseguono le giudiziose osservazioni circa il fatto che non bisogna esagerare, d’accordo, però in effetti… In effetti il problema c’è, in effetti la questione zingara c’è.
Come vuoi negarlo? Per esempio una signora, credo che si chiami Giulia Crivelli, che a Radio 24 ha detto che bisogna andarci cauti con i campi rom da radere al suolo, per quanto anche lei – testuale – ripetutamente sia stata “rapinata dai rom”.
Capito? “Rapinata dai rom”. Rapinata dai neri. Rapinata dai calabresi.
Poi ovviamente si può ritenere che siano dettagli: “Ma sì, dai, ci siamo capiti… Ma che razzismo! E poi erano rom sì o no?”. E poi vogliamo negare che “i rom” – tutti eh, propria la razza, proprio l’”etnia” – vogliamo negare che non mandano i bambini a scuola e anzi gli insegnano a rubare?
E noi vogliamo bene a quei bambini eh, noi abbiamo a cuore la loro istruzione e ci dispiace che vivano nel degrado. Ma certo, una cristianissima attenzione per quei bambini, dei quali ci si occupa quando si tratta di denunciarne le propensioni criminali e quando si tratta di denunciare che i genitori li allevano per rubare macchine con cui investire e uccidere le anziane.
Dovrebbe stupire la naturalezza di questi riflessi, l’immediatezza incensurata di questi sbocchi razzisti. Ma davvero non stupisce.
Ah, attenzione. Le divagazioni sull’”etnia” di quei bambini sono fatte sulle pagine e dalle radio che indugiano sulle presunte responsabilità genocidiarie di Israele. E peggio per chi non capisce che è la stessa minestra.
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Siamo tutti un po’ razzisti?
Credo di sì, io lo sono diventata partendo da posizioni opposte e ampiamente dimostrate con l’accoglienza in casa mia di immigrati di ogni provenienza.
Il razzismo è una forma estrema di antipatia, la stessa che Lei (come me) prova per Hamas e i suoi sostenitori.
La mia intolleranza verso gli zingari nasce da bambina. Quando i grandi andavano al lavoro nei campi ci raccomandavano di non aprire a nessuno “perché gli zingari rapiscono i bambini”. Quel sentimento però è stato confermato in seguito dalla vicinanza di un campo Rom e dal constatare la cattiveria e l’odio che, soprattutto le donne, avevano nei confronti della società che li accoglieva e della quale non intendevano condividere nessun valore.
Perché non dovrei provare un sentimento razzista nei confronti di un popolo parassita che vive di furti e non contribuisce in niente al benessere sociale?
So che Lei, come Ebreo, si sente accomunato ai Rom da un destino apparentemente comune. Che gli stessi argomenti miei sono stati usati dai nazisti contro gli Ebrei. Ma la verità non cambia a seconda del punto di vista. Gli Ebrei sono la pietra su cui si basa la civiltà occidentale, fautori di progresso e giustizia. Gli zingari sono la sua negazione.
A me de rom non interesserebbe nulla, se rispettassero la nostra legge: io sono un signor nessuno come loro per lo Stato, cioè Sanità, assistenza, eccetera.
Ma le vorrei raccontare un aneddoto.
Anni fa,avevo come vicini di officina una famiglia rom: il figlio tredicenne era tutti i giorni a bottega da me, perchè gli piaceva il mio lavoro.
“Dai, fammi entrare come apprendista! Sono bravo, e poi ci sei tu!”
“Giacomino, guarda che qui guadagneresti in un mese quello che tiri su in un giorno coi tuoi amici..”
Orbene, il tredicenne “spacciava” banconote da 5 euro: la mattina, saltava coi suoi amici su un treno -che so, per Padova- alle 7: arrivati a destinazione, si davano appuntamento per un’ora attorno alle 12 per il treno che li avrebbe riportati a Faenza.
Mazzo di banconote di un valore di 1000 euro, pagato 200 (veri).
Con la scusa di cambiarne due, o quattro, entravano nei bar e si facevano dare 10 o 20 euro “buoni”.
Mica male, il ragazzino, sinceramente.
Non vedeva l’ora di compiere i 14, perchè dopo avrebbe fatto il salto alla droga: “Lì sì che si guadagna! Mio fratello fa i soldi veri!”.
“Ah, vero. Ma rischi di più.”
“Adesso infatti è in galera, ma esce presto”.
Morale: per che cosa stavo a lavorare?
Negare che i rom – sì, i rom come etnia – adottano stili di vita che mal si conciliano col rispetto della legalità, mi sembra veramente voler nascondere la testa sotto la sabbia.