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Esposti agli ordini dei giornalisti? Non importa che siano fondati o no, importa chi li fa

Media italiani

Esposti agli ordini dei giornalisti? Non importa che siano fondati o no, importa chi li fa

Nei giorni scorsi ho presentato un certo numero di esposti ai competenti Ordini dei giornalisti, esposti con i quali chiedevo agli Ordini di valutare se il comportamento tenuto da questo o quel giornalista fosse o no in violazione di obblighi di carattere deontologico. In particolare si

Iuri Maria Prado05/08/2025Aggiornato 04/08/20254 min lettura777 parole
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Nei giorni scorsi ho presentato un certo numero di esposti ai competenti Ordini dei giornalisti, esposti con i quali chiedevo agli Ordini di valutare se il comportamento tenuto da questo o quel giornalista fosse o no in violazione di obblighi di carattere deontologico.

In particolare si trattava della pubblicazione, da parte del giornalista interessato, di notizie di cui si assumeva la falsità o quanto meno il carattere non verificato; oppure, in altri casi, si trattava della pubblicazione di frasi o affermazioni di stampo discriminatorio, eventualmente con profili di assunto pregiudizio antisemita.

Infine, in altri casi ancora, si trattava di esposti contro i direttori responsabili di questo o qual quotidiano, in relazione ai quali gli esposti chiedevano agli Ordini interessati di valutare se si fossero o no resi responsabili di violazioni di regole deontologiche nell’aver consentito la pubblicazione, o nell’aver mancato di intervenire sull’avvenuta pubblicazione, di notizie false o appunto di propalazioni a contenuto possibilmente antisemita.


Che dire? Beh, è inutile dire che questi esposti possono essere fondati o no. E questo sono chiamati a fare gli Ordini dei giornalisti interessati: valutare la fondatezza o no di quegli esposti, per poi procedere conseguentemente accantonandoli – motivatamente, si confida — o invece attivando i procedimenti di ragione.


Bene, oggi, con una concomitanza del tutto casuale, connessa solo appunto per ragioni di tempo alla proposizione di quel certo numero di esposti, oggi rilevo una nota datata 4 agosto del Presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti, certo Carlo Bartoli; una nota che in modo – ripeto – palesemente sconnesso rispetto alla proposizione di quegli esposti, interviene “sull’abuso dello strumento dell’esposto ai Consigli di disciplina nei confronti di giornalisti, rei di fare il loro mestiere”.

La nota è intitolata: “Bartoli: l’esposto disciplinare deve essere utilizzato per segnalare comportamenti scorretti e non per mettere a tacere voci sgradite”. Il sito dell’Ordine dei giornalisti spiega che la nota del presidente Bartoli si rivolge “all’attivismo di certi ‘presentatori seriali di esposti’”, il quale “ha lo scopo di intimidire e intimorire i colleghi e, come effetto secondario ma non meno importante, quello di svilire lo strumento dell’esposto disciplinare che deve essere utilizzato per segnalare comportamenti scorretti e non per cercare di mettere a tacere voci sgradite”.


Bene, sono sicuro – è evidentissimo, è chiaro a tutti – sono sicuro, dicevo, che la nota del presidente dell’Ordine dei giornalisti non ha nulla, nulla, nulla a che fare con gli esposti che ho recentemente presentato. Sono sicuro cioè che si tratti di considerazioni generali, di principio, non rivolte a nessuno in particolare.

Anche se, quando il presidente Bartoli dice che “si sta intensificando l’abuso dello strumento dell’esposto presentato ai Consigli di disciplina”, ebbene a qualcuno si riferirà pure. Si riferirà pure a qualcuno quando dice che questo presunto abuso sarebbe perpetrato nei confronti di colleghi colpevoli “solo di avere svolto il proprio dovere”.


Ma appunto, è certo che non si rivolga a me. Anche perché se si fosse rivolto a me, ma è escluso che intendesse farlo, il presidente Bortoli finirebbe dritto in tribunale. Perché io ho segnalato fatti precisi in base a esposti che, si ripete, possono essere fondati o no, ma certamente non ho accusato nessuno della responsabilità di “aver svolto solo il proprio lavoro”, né tanto meno ho fatto esposti “per cercare di mettere a tacere voci sgradite”.


Due considerazioni finali. La prima: non si immaginava che la fondatezza o no di un esposto fosse valutata in base a protocolli vagheggiati da chi presiede quella corporazione, che decide a priori quando e come lo strumento dell’esposto sia “svilito” a presunto strumento di intimidazione. Sì immaginava, cioè, che esistesse nella valutazione di questi esposti un criterio diverso rispetto ai capricci agostani del presidente.


La seconda considerazione: fermo restando che, come ho detto e come ripeto, le divagazioni del presidente dell’Ordine dei giornalisti non erano riferite a me, cosa che ovviamente non pensa nessuno, apra bene le orecchie il signor presidente. Ne arriveranno tanti altri, di questi esposti. Ma tanti.


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Un pensiero su “Esposti agli ordini dei giornalisti? Non importa che siano fondati o no, importa chi li fa

  1. Samuele Marinozzi dice:

    Interessante scoprire che, per il Presidente dell’Ordine dei Giornalisti, i giornalisti sono tutti buoni, bravi e belli e che fanno solo il loro duro (ma anche sporco) lavoro. Ancor più interessante è la velata minaccia a coloro che, usando il legittimo strumento (esposto per chiedere la verifica del rispetto del codice deontologico), si vedano tacciati di intimidazione o peggio di essere censori delle voci dissenzienti!!!

    Tutto ciò ricorda un tipico atteggiamento di stampo sovietico: accusare agli altri (i suoi competitors politico-ideologici) delle nefandezze di cui la propaganda sovietica si macchiava sistematicamente!!!

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