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Radicalizzazione del femminismo verso il nichilismo

USA

Radicalizzazione del femminismo verso il nichilismo

Nel 2017, con l'insediamento di Donald Trump, si affermò il femminismo intersezionale alla Marcia delle Donne, inizialmente ideata come a sostegno di Hillary Clinton. L’organizzazione passò però nelle mani di figure come Linda Sarsour, Tamika Malory e Carmen Perez, che rielaborarono la marcia in una chiave

Alessandra Libutti17/11/2024Aggiornato 16/11/20243 min lettura560 parole

Nel 2017, con l’insediamento di Donald Trump, si affermò il femminismo intersezionale alla Marcia delle Donne, inizialmente ideata come a sostegno di Hillary Clinton. L’organizzazione passò però nelle mani di figure come Linda Sarsour, Tamika Malory e Carmen Perez, che rielaborarono la marcia in una chiave intersezionale e antisionista. La marcia si trasformò così in un manifesto politico che sostituiva il femminismo progressista tradizionale con una visione più radicale e anti-occidentalista.

Con la recente rielezione di Trump, il processo di radicalizzazione del femminismo sembrerebbe essersi spinto ancora più in là. Nei giorni successivi alle elezioni, TikTok e Instagram sono stati invasi da post virali di donne che dichiaravano di abbracciare il movimento femminista radicale sudcoreano “4B”. Una risposta alla vittoria di un candidato con un passato di abusi sessuali, che ha nominato giudici conservatori responsabili dell’annullamento della Roe v Wade, la sentenza che tutelava il diritto all’aborto a livello federale.

Il termine “4B” deriva dalle parole coreane per “no matrimonio, no figli, no appuntamenti, no sesso con uomini.” Emerso tra il 2015 e il 2016 sull’onda del movimento “MeToo”, il “4B” si è radicato nella società sudcoreana, caratterizzata da una profonda disuguaglianza di genere. Ju Hui Judy Han, professoressa di studi di genere all’Università della California, racconta che il movimento si è diffuso come reazione alla pressione sociale verso matrimonio e maternità.

Negli Stati Uniti, le sostenitrici del “4B” affermano di opporsi a chi sostiene candidati insensibili ai diritti delle donne, descrivendo il movimento come una sorta di “sciopero sessuale.” Non tutte però sono convinte che il “4B” possa radicarsi negli Stati Uniti. Judy Han è scettica e sostiene che il movimento si basi troppo sul binarismo di genere, trascurando che anche molte donne hanno votato per Trump. 

Pur rimanendo incerta l’affermazione in larga scala del movimento, le donne coinvolte continuano a fare rumore sui social media, nella speranza di indurre altre a riflettere sul proprio ruolo nella società. Ma lo scenario che presentano sembra in realtà più quello di una chiusura che di un’apertura.

Ancora una volta, infatti, l’elezione di Trump ha innescato una reazione estrema e polarizzata tra alcune donne progressiste, che ora si dicono pronte ad abbracciare un femminismo addirittura nichilista. Piuttosto che rispondere con strategie pragmatiche e obiettivi concreti, molte hanno scelto una linea di rottura radicale, abbracciando un distacco dagli uomini, dall’idea di famiglia e persino dalla possibilità di cooperare con altre donne che non condividono questa visione. 

Invece di fare un passo indietro, individuando negli estremi del Woke, le cause della sconfitta elettorale, stiamo assistendo ad una forza che spinge ancora più a fondo, verso il baratro di un implosione progressista, che persevera nella rinuncia a ogni proposta concreta, ritirandosi in una protesta puramente ideologica, incomprensibile e priva di prospettive.

Uscito su La Ragione il 15.11.2024


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Un pensiero su “Radicalizzazione del femminismo verso il nichilismo

  1. Gilda dice:

    Ciò che spaventa in tale regressione di certo femminismo è che si tratta di infantilismo puro e masochistico. Giusto denunciarlo!

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